lebensverhältnis – condizioni di vita

Maria Grazia Galatà

Come si arriva dall’altra parte – dietro le spine tra l’acqua e questa morte lenta? Chiedo.
Dunque il vuoto? Risponde un uomo al di là di uno sterrato tra un viottolo in una strana casa diroccata ai lati – il vento. Mentre chino poggia la mano sulla fronte febbricitante.
Signora mia – dice – il tempo non è a mio favore, purtroppo, è lento e poi va su velocissimo – sa è una questione di equilibri.
Ah – gli equilibri. Lo vede quel raggio di luce che arriva dallo spiraglio in alto? Ha un suo equilibrio solo per qualche istante – è tutto così breve.
Mi rifugio dalle vette del tempo tra questi libri – in immagini clandestine – ombre? Forse, come la faccia allo specchio una  dentro l’altra attratte da un io che non so.

 

La verità riposa su un rapporto vitale – lebensverhältnis – condizioni di vita, scriveva Goethe.

 

E la memoria – dove includere la memoria tra gli equilibri? In questo oceano di niente – essere devoti a se stessi è un atto di coraggio – mi creda –, rimembranza del passato.

Siamo smarriti – smarriti e sospesi come le stazioni abbandonate e mi fa male. Non sa quanto questo dolore che resuscita ogni volta, tutte le volte che torna a galla. Le leggo cosa diceva Tarkovskij

a proposito: “per tutta la vita sono rimasto in attesa di qualcosa, come se aspettassi un treno in una stazione ferroviaria. Ho sempre avuto l’impressione che la mia vita non fosse quella vera, ma una lunga attesa di qualcosa di reale”.

Venga qui – non si allontani! Siamo in una reale sconfinata irrealtà. Quanti spazi ci sono nello  spazio? In questo spazio non ci siamo solo io e lei. Una memoria collettiva? – aggiungo.

Un gancio che ci prende su e giù veloci nella paralisi del vuoto – siamo quelli che parlano con i morti nella voragine  dell’isolamento – sperando in una redenzione quando gli ultimi restano sempre ultimi – stanno sempre dalla parte sbagliata, in un incomunicabilità esistenziale

La morte ormai regna sui prelati che non vogliono amministrare i sacramenti senza ottenere ricompense […]
sono ladri e non apostoli
e distruggono la legge del Signore

Il mondo è questa rappresentazione teatrale!
È d’accordo?
Mah, non saprei  dovrei immergermi – rispondo.
Ecco – brava. Un’ immersione tout court.
Sa cosa diceva Schopenhauer? Diceva: “Il mondo è la mia rappresentazione”.
Adesso la saluto – mia cara amica di passaggi – da questa poltrona in mezzo a tutto ciò che ho detto e nel nulla che mi perseguita.

Ah – arrivi dall’altra parte – dopo lo sterrato dove si nascondono le foglie, tra la bruma dell’inverno e il vuoto in questa morte lenta, lungo i figli negati, le fragilità nell’immensa campagna dietro la cascata di  solitudine. Davanti alle grida degli innocenti, in fondo, trova un lago colmo di paura – la strada degli incolti.

Maria Grazia Galatà

tratto da La bruma
di prossima pubblicazione

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