Maria Grazia Galatà lo sguardo interiore della fotografia

donna uomo fotografia Maria Grazia Galatà
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Lo sguardo che Maria Grazia Galatà, palermitana di nascita e veneziana d’adozione, getta sul mondo è uno sguardo che coglie vibrazioni interiori e il divenire del mondo, e lo fa con la capacità di cogliere sfumature e sottigliezze dell’essere. Come nel progetto Chinarsi sull’ombra [scatto 01], che svela una nudità femminile e morbidezza di linee, contorni, ombre, che non parlano soltanto di corpo. Raccontano la ricerca di una cifra fortemente emozionale.

Maria Grazia Galatà nel suo lavoro non individua soltanto i minimi movimenti della coscienza. Pensiamo ad esempio alla fotografia Non dobbiamo chiedere il permesso per essere liberi [scatto 02] in cui apre uno squarcio su quella che è la condizione femminile. Stesso squarcio che poi viene gettato con il progetto Violence [scatto 03], accompagnato dalla riflessione di Kofi Hannam
I diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano, lottare contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne È un obbligo dell’umanità; il rafforzamento del potere d’azione delle donne significa il progresso di tutta l’umanità.
Questo senso di responsabilità l’abbiamo colto anche nella risposta alla nostra osservazione.
Ho visto uno sguardo di apprensione, di preoccupazione, nei confronti delle donne.
Sul mondo delle donne pongo molta attenzione perché è come se fossi io. Non è facile parlare di questo tema, perché in tanti scatti che ho fatto ci sono io di mezzo. Le donne devono cercare di superarsi in certi momenti, e tanto. Ma non è ancora facile.

Nello scatto [scatto 03] intuiamo lo sguardo di sofferenza, di umanità oltraggiata che si ribella. Ma ciò che ci cattura è quella mano, aperta, che blocca la nostra attenzione, la nostra coscienza.
Nelle fotografie di Maria Grazia Galatà ritroviamo un interrotto flusso di coscienza, capace di cogliere particolari minimi, ma proprio per questo rivelatori. Per capire che c’è questa intenzione e attenzione basta guardare Le mani [scatto 04], immagine in cui un viso dalle linee eleganti e classiche, la mano elegante appena appoggiata sul petto, ricordano la pittura di Leonardo nella Dama con l’ermellino, la pittura di Johannes Vermeer nel dipinto La ragazza con l’orecchino di perla.

Attenzione al sociale, sguardo interiore e morbidezza, ma anche attenzioni alle inquietudini che accompagnano il fluire dell’esistenza. È nel progetto L’inquietudine non ha confini che si rivela questa attitudine, con personaggi celati da maschere che svelano senza rivelarsi, nascondono incubi, ansie, all’altro ma anche a se stessi. Qui leggiamo un sottrarsi che è anche svelamento, tremore dell’anima, un porsi su quell’esile linea di confine che separa realtà e inconscio.
Ammirevole in questo progetto la fotografia numero 05. Quella in cui un volto si nasconde dietro un vetro. E non è dato di sapere se veramente la figura si nasconda o si ripari. Così come non si sa a che cosa tenda, che cosa cerchi, quel viso intriso di mesta malinconia. Non è da meno la foto numero 06, davanti a cui sembra di essere in presenza di una madonna, che potrebbe appartenere a qualunque religione. Tanto gli elementi iconografici sono rarefatti. Sì, forse è una madonna che non appartiene ad alcuna religione specifica, ma piuttosto al nostro essere individui, al nostro essere uomini.

erano cime scosse a metà ma rimasi
ferma nella luce di un ricordo trascinato
a piè di pagina quando la pelle segnava
il sole dentro l’eccesso – urlami tra le labbra
urla tutta la sete che mi resta e comprime
sino alle ginocchia nella settima ragione
quella ormai stanca della caduta sino a che
resti l’ultima cima

lì nascosta – senti la tempesta

Maria Grazia Galatà non è soltanto poetessa dello scatto fotografico, dello scrivere con la luce. È anche poetessa della parola in versi, come quella che avete appena letto. Tutta questa poesia l’autrice la riversa nel suo procedere in un bianco e nero elegante. A testimonianza di questo basta fare riferimento alla dimensione onirica presente in Come i veli destate, di cui presentiamo un unico scatto [scatto 09].
La nostra è una breve selezione, ben altro possiamo trovare nell’opera complessiva

Dove accanto a una scrittura fotografica fatta di paesaggi interiori troviamo anche una scrittura che non è estranea ad incursioni nel mondo naturale, paesaggistico. Vedasi su questo il progetto poléxine – il Po. Qui l’artista cattura l’anima antica del Po, che scorre sempre uguale se stesso, con le sue barche [scatto 10] con i suoi bracci nascosti [scatto 11], con i suoi ampi paesaggi colmi di nuvole [scatto 12].
Quanta tenerezza, quanta attenzione, troviamo nella descrizione del mondo giovanile in Ricordando Fellini. Lì avviene una perfetta sintesi di diverse anime, dove l’amore del maestro Fellini per il circo si sposa con l’allegria giocosa dei giovani di cui Maria Grazia Galatà parla con un approccio gioioso, solare, sia negli scatti fotografici ma anche nelle brevi dichiarazioni che ci ha rilasciato quando le abbiamo rivolto alcune domande.

Che cosa ti sentiresti di dire a i giovani?
Nel fotografarli ho lasciato loro la possibilità, come faccio sempre con i miei soggetti, di muoversi in libertà. Ogni scatto è un movimento liberatorio. Mi sono divertita veramente molto con loro. Inviterei i giovani a guardare il bello senza lasciarsi trasportare dalla negatività. Io ammiro i giovani, la loro serietà, specialmente nello studio, nell’essere fermi nelle cose. Sanno veramente come andare avanti. È una gioventù incredibile. Non c’è bisogno di insegnare loro tanto, perché basta un nulla per metterli a loro agio e hanno un’apertura mentale che non c’era in altri tempi. Nei giovani che ho incontrato ho notato questo. Continuo a dir loro di andare avanti, di studiare, di approfondire.
Per questo mondo scegliamo un luminoso scatto a colori [scatto 13] e una posa piena di vitalità [scatto 14]

È una capacità quella del sogno di cui la nostra società ha una necessità vitale. Quello che Maria Grazia Galatà ci presenta è un sogno di libertà, ma è un sogno che contemporaneamente svela ombre e orizzonti da indagare, da perlustrare. Orizzonti differenti ma complementari che intravediamo in Tempo di digiuno, con visi e corpi femminili che sembrano tratti dalla tragedia greca, che mostrano tutto la loro magica presenza in riva a un quieto mare [scatto 15]. Sembra di udire il lieve sciabordio delle onde, il vento che gioca con veli privi di gravità che fluttuano nell’aria [scatto 16], e parlano delle nostre più intima paure, della nostra più intima meraviglia [scatto 17]. Meraviglia nei confronti della vita, delle sue sfaccettature. Meraviglia che è la dimensione più autentica di Maria Grazia Galatà.
Gianfranco Falcone

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