Maria Rosa Cutrufelli: Il giudice delle donne

Maria Rosa Cutrufelli il giudice copertina
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La storia di un gruppo di maestre delle Marche che, nei primi anni del Novecento, è protagonista di una lunga battaglia legale per conquistare il diritto al voto. Un racconto che alterna la durezza della vita quotidiana alle speranze del futuro. Emigrazione, miseria, politica, stampa e il duro lavoro quotidiano in un paese che conosce una povertà diffusa.

Maria Rosa Cutrufelli il giudice copertinaLa vicenda che Maria Rosa Cutrufelli ci narra si colloca in un momento storico che per certi versi ci sorprende e, quasi, ci stupisce.
Nella storia italiana, quasi a rimarcare un insuperabile ritardo storico, gli ultimi anni del diciannovesimo secolo sono conosciuti come crisi di fine secolo: la sconfitta di Adua (1896); la repressione nel sangue delle proteste popolari (1898); il regicidio con la morte di Umberto I (1990).
Tre date che ci portano nel nuovo secolo con un’ansia senza limiti e con l’impressione che la situazione italiana non abbia grandi speranze.
Le vicende che Maria Rosa Cutrufelli ci narra si collocano pochi anni dopo l’ingresso nel nuovo secolo, precisamente tra il 1906 e il 1907, quando la Grande Esposizione di Milano porta una ventata di novità e di ottimismo in un paese che conosce un altissimo tasso di emigrazione. Alcune aree del paese sono davvero povere e anche i diritti basilari stentano a essere riconosciuti.

Citazione 1
Pazienza.
A ogni avventura le sue spine.
Sia come sia, sono pronta ad affrontare il mio lavoro con quello spirito e quella dedizione che ci raccomandava (in una maniera un tantino enfatica, se vogliamo) la nostra carissima direttrice. “Non scordatevi mai”, diceva, “che voi siete le missionarie dell’alfabeto”. E io, cascasse il mondo, non me ne scorderò”.
Un gruppo di donne – di maestre e maestrine – combatte la sua battaglia per vedersi riconosciuto il diritto al voto nelle larghe (o strette) maglie dello Statuto Albertino. Tra divieti non esplicitamente espressi e concessioni che dipendono dalla disposizione dell’interprete, dieci maestre elementari delle Marche diventano un caso nazionale e, per un breve periodo, si vedono riconosciute come elettrici.
Una battaglia lunga e snervante che vede il susseguirsi di sentenze nei vari gradi di giudizio e l’incontro con Lodovico Mortara, il cosiddetto giudice delle donne.
Una battaglia che sta sullo sfondo del duro lavoro d’istruzione che queste maestre affrontano in un paese in cui spesso le scuole sono quasi palazzine diroccate.
Nelle aree depresse, come quella in cui si svolge la vicenda narrata, il vero nemico dell’alfabetizzazione è il diffuso e quasi necessario lavoro infantile che fa svuotare le aule di scuole fatiscenti e poco accoglienti.
Un’altra parte della popolazione, dopo aver accumulato con enormi sacrifici il denaro per il biglietto, affronta il lungo viaggio verso l’America: un luogo lontano, quasi leggendario da amare e odiare a un tempo.

Citazione 2
Ma un giudice, ha detto, si deve spogliare di ogni prevenzione personale per porsi serenamente di fronte al testo della legge. Deve sgombrare l’animo per quanto può, per poi interpretare la norma nella maniera più adeguata ai tempi: la legge è statica, ma la giurisprudenza è dinamica. I costumi cambiano e sono l’opera e la sentenza del giudice a rendere viva la legge.

Una narrazione corale che si svolge secondo punti di vista diversi esplorando il reale nella sua complessità.
Teresa una bambina che nasconde un terribile segreto e che ha scelto di chiudersi in un mutismo dentro il quale scruta il mondo.
Alessandra, una giovane maestra esuberante, che fa parte di quella schiera di donne che, all’inizio del Novecento, si dedicò all’insegnamento: un lavoro innovativo e svolto con amore nonostante le mille diffidenze.
Adelmo, invece, intraprende la carriera nel neonato giornalismo moderno e si misura con le mille ingiustizie della vita.
Tanti altri personaggi ruotano intorno a questo trio portante: osservazioni, notizie, detti e parole piena di amarezza ci parlano di un paese in trasformazione che deve ancora trovare un equilibrio tra la tradizione e una modernità agognata e temuta a un tempo.

Citazione 3
Grazie al comitato, ho conosciuto un buon numero di signore e signorine della mia età o addirittura più giovani e ormai mi sono affiatata e lavoro con loro e le aiuto in tutte le iniziative. Fra l’altro, ho cominciato a studiare l’inglese. Abbiamo un intenso carteggio con le amiche dell’Alleanza internazionale per il suffragio e vorrei essere io a tenere la corrispondenza.

Maria Rosa Cutrufelli, raccontando l’origine del suo interesse per questa vicenda, ci guida, con forte intensità, a comprendere la faticosa arte dello scrivere.
Una storia che indaga nella e sulla vita di tante donne richiede un lungo lavoro di preparazione affinché l’autrice, parola dopo parola, alternando leggerezza e profondità, possa trovare la chiave giusta per introdurci nella vita dei suoi personaggi.
Una targa con una scritta, una traccia di memoria storica collocata in uno spazio urbano, dunque, spinge l’autrice a fare luce su di una vicenda storica singolare, esemplare e paradigmatica: l’autrice ha conservato dentro di sé le parole di quella targa e ha iniziato a elaborare una possibile storia che potesse restituire la vita, e l’impegno, i sogni e le delusioni di un gruppo di donne che si battono per i propri diritti.
Da un punto di vista storico, le ricostruzioni degli ultimi anni ci hanno consentito una riflessione e una condivisione sulle vicende che hanno portato le donne ad esercitare il diritto di voto.
Dopo la stagione fascista, all’alba della nostra democrazia, l’estensione del diritto di voto alle donne ha rappresentato di sicuro una speranza, una certezza, un monito affinché il nostro paese potesse dirsi una democrazia parlamentare compiuta.
Antonio Fresa

Maria Rosa Cutrufelli
Il giudice delle donne
Frassinelli, 2016
€ 18,00, pagine 262

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