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Angoscia antica quella di una terra senza madri. Ne ha scritto Margaret Atwood nel suo Racconto dell’Ancella” e prima di lei P.D. James ne “I figli degli uomini”, senza dimenticare “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley. Varie “fantasie”, diverse motivazioni eppure altrettanto adeguate alla realtà di questo nostro XXI secolo.

Su questa scia, la giornalista e scrittrice Maria Rosa Cutrufelli immagina, ma non troppo, un mondo avvolto dalla plastica “molto igienico e molto insapore”, in cui la terra è devastata dalla siccità, i territori del nord più freddo e i ghiacciai sono avvolti in una calda e perenne primavera e il sole è “un disco pallido dietro un sipario di smog”. Una terra in cui, nonostante tutto, gli uomini continuano ad ingannare, falsificare, speculare in nome di guadagni e benefici economici perlopiù personali; dove le tempeste di vento trasportano il veleno delle coltivazioni su cui dominano mosche grandi il doppio e aggressive. Una terra in cui le donne, ma anche gli uomini, non riescono più a procreare naturalmente, in cui non si chiede più quanti figli si hanno ma se se ne hanno. Bambini che nelle città sono piante rare e nei villaggi poveri sono gracili e malnutriti. Un risultato dai contorni apocalittici compiuto in poco più di vent’anni.

Un “mondo vuoto” in cui per contrastare il “vento globale della sterilità” e affermare il proprio desiderio o diritto di maternità, bisogna sempre più spesso fare ricorso ai Centri per la Procreazione, che però non trovano il beneplacito di tutti; e mentre gli uomini combattono “sterili” battaglie, le donne prendono la direzione di una antica isola del Mediterraneo in cui un grande centro di ricerca manda avanti la battaglia contro questa “malattia del vuoto” per la quale si deve suddividere in ruoli diversi quello tradizionale e unico della maternità.

Protagoniste del romanzo sono tre donne molto diverse tra loro, per origine e per storia personale. Si incontrano nell’Isola delle Madri, ognuna ad assumere un ruolo specifico, che non è quello che le ha spinte all’approdo. Kataryna, infermiera in una clinica della procreazione dell’est europeo, madre separata e vittima di un attentato organizzato da una falange contraria alla natalità non-naturale, che trova rifugio e lavoro sull’isola; Mariama, partita dal suo villaggio per trovare lavoro e aiutare la famiglia e di nuovo in fuga per mare nella speranza di una vita meno affamata che sbarca sull’isola, perché unica terraferma cui aggrapparsi per non affogare. E infine Livia, professore universitario la cui sterilità è causa di dolore e sensi di colpa, che invitata ad una conferenza sui ritrovamenti archeologici e le antiche origini dell’isola vi trova una nuova possibilità.

Su questa piccola terra circondata da un mare vietato agli uomini e in cui “solo microbi e meduse fanno la bella vita”, dove il verde è un colore che non esiste più sostituito dall’arsura dell’ocra, le tre protagoniste si incontrano, si conoscono e si legano indissolubilmente in nome di una figlia a venire, narratrice di questa storia dal finale inaspettato e foriero di speranza.

L’autrice messinese racconta dello smarrimento collettivo davanti alla perdita dell’ordine naturale del mondo, delle cose, del tutto, ancora più doloroso perché i colori di quella perdita sono ancora parte viva della memoria dei più. È un romanzo contemporaneo che, con la morte nel cuore, non possiamo neppure categorizzare come di Anticipazione. Perché nella storia dell’autrice ci siamo già tutti dentro e il suo stile asciutto, essenziale e misurato la rende inequivocabile e amara quanto uno schiaffo in viso. Ma nel finale c’è una luce in cui si ritrovano accenti di una speranza rischiarata dalla possibilità di ricostruire un nuovo futuro, attraverso il dialogo e l’unione.

V.Ch.

Maria Rosa Cutrufelli
L’ isola delle madri
Mondadori, 2020
Pagine 234
€ 17,50

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