Mario Campanella: Syd Diamond, un genio chiamato Barrett.

Mario Campanella Syd Diamond Barrett Pink Floyd
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Non tutti gli Asperger sono diamanti, non tutti gli Asperger sono pazzi. Non tutti gli Asperger sono geni o musicisti. Però Syd Barrett, stando a quanto si legge nel nuovo libro di Mario Campanella, sì.
Libro uscito lo scorso mese, sembra voler celebrare il primo decennio dalla morte del chitarrista dei Pink Floyd attraverso la liberazione dall’etichetta di schizofrenico. Liberare da un’etichetta non vuol di certo dire applicarne un’altra, chiaramente. Però, concedere una nuova possibilità di lettura sull’uomo e sul mito che ha incarnato, è già positivo. Il testo non contiene solo l’argomentazione atta a smentire la diagnosi di psicosi schizofrenica, peraltro mai fatta né scritta da parte di nessun medico. Contiene – e a nostro parere questo è davvero utile ed interessante – buona parte della biografia di Syd Barrett, delle relazioni che ha intessuto durante gli anni creativi in ambito musicale, alcune testimonianze riportate con interviste, descrizione e interpretazione di suoi pezzi, tentativi di empatia. Nel ritratto che ne esce, vediamo il ragazzo che, avendo una buona attitudine alla pittura, decide di imparare a suonare la chitarra e a iniziare a dipingere attraverso il suono, ciò che dava piacere alla sua mente: immaginazione, sogno, intuizione, suggestioni da letture. Quel che il mondo fuori da sé stimolava nel mondo interno a sé, aveva, attraverso la composizione e poi l’esecuzione, la possibilità di esser reso fruibile a tutti. Qualcuno potrebbe definirlo un gesto di generosità artistica, qualcun altro un bisogno di mettere in forma il pensiero, la sinestesia. Un tentativo di creare intersezione tra sé e altro da sé, in cui comprendersi, quasi capirsi. Un luogo in cui non sono solo le parole a descrivere, ma anche un suono che a tratti si fa colore, e a tratti si fa tatto. In cui, anche chi ha poca fantasia, nell’ascolto, può provare a vedere. Una sorta di dono fatto, dunque.
Mario Campanella Syd Diamond Barrett Pink FloydIl termine psichedelia, genere di cui sono padri anche i Pink Floyd appunto, vorrebbe riassumere tutto questo se non fosse che è associato fondamentalmente al termine droga. Allora, dare importanza al lavoro di Barrett, può significare anche leggere il libro di Campanella e riflettere almeno su quanto scrive, seppure attraversando un terreno scomodo, ridondante e pieno di contraddizioni come quello della psichiatria. È per questo dunque che può esser convincente, utile, affidarsi all’ipotesi aspergeriana. Semmai per scardinare il genio di Syd Barrett dalla stretta unione all’uso di LSD e altre droghe. Il valore del libro sta probabilmente molto più in ciò: nel dare giustizia a un’idea ed al suo sviluppo, alla capacità d’esser ispirazione e rivoluzione, alla bravura e alla bellezza del fondamentale apporto dato alla storia della musica e ai suoi amici da Syd. Nella misura in cui, ovvero, egli avesse la sindrome di Asperger piuttosto che in quella per cui la sua genialità derivasse solo dall’uso di droghe.
Infatti è così che scrive Campanella:
«La sindrome di Asperger ha caratteristiche cliniche precise (…) raffigurabili in questi punti nucleari: ecolalia, prosodia, tendenza alla chiusura sociale, predilezione per la pittura, tendenza all’onomatopea, eccellenti doti uditive e di percezione visiva, difficoltà nella propriocezione, alessitimia, goffaggine fisica, positività familiare.»

E, facendo una serie di ragionamenti e passando in rassegna la biografia di Barrett, il giornalista scientifico giunge a rintracciare questi elementi a sostegno della tesi aspergeriana. Citiamo:
•    La sinestesia manifestata sin dalla più tenera età.
•    La goffaggine, le stereotipie dei comportamenti ravvisabile anche nella difficoltà di fare fronte ai bisogni quotidiani elementari.
•    La prosodia e l’ecolalia, da sempre presenti nella sua biografia.
•    La ricerca onomatopeica che lo vede, dalle scuole dell’obbligo sino alla giovinezza, ricercare assonanze sincroniche.
•    L’isolamento sociale, inteso come incapacità di provare reale empatia verso il prossimo, che fu presente nella sua adolescenza, scomparse e poi riapparve in concomitanza con l’assunzione delle droghe.

Stando a quanto ci dicono i medici e i ricercatori che negli ultimi anni stanno intensificando il lavoro sull’argomento “disturbi dello spettro autistico”, la sindrome di Asperger è quella meno diagnosticata e più diagnosticata male, scambiata per schizofrenia, disturbo schizotipico, disturbo schizoide, fobia sociale, disturbo evitante. Basta fare una superficiale ricerca su internet e sui social network per rendersene conto. Da quanto si legge, la peculiarità di questa sindrome sembra risiedere proprio nella difficoltà sociale, nella limitazione degli interessi e quindi nell’assunzione di comportamenti “inadeguati” nei contesti in cui servono competenze sociali. La risposta che la società dunque dà alle persone affette da Asperger, è spesso dura e non fa che aumentare un disagio e limitare le interazioni. Ciò accresce il bisogno di isolamento già presente come sintomo, che si collega a ansia e depressione ogni qualvolta la vita sociale mette alla prova un aspergeriano.
Allo stesso tempo, però, ci sono delle capacità importanti che, se ben coltivate e canalizzate, possono diventare doti come nel caso, ad esempio, di Syd Barrett, il quale ha dato un apporto unico e rivoluzionario al rock e alla storia della musica, a molte persone che si sono legate a lui e alla pittura. Il quale però ha anche subito in maniera molto forte il lato oscuro della luna, per citare i Pink Floyd, il lato oscuro della sindrome, quello di tutta la serie di difficoltà ad essa connesse.
In termini filosofici il Sartre che lo stesso Syd tanto amava, ci taccerebbe di eresia. Etichette, diagnosi, subire e non scegliere, diventare leggenda, adeguarsi ad una teoria, sono per il filosofo che ha indirettamente ispirato alcune delle sue composizioni, mistificazioni e malafede. Chi possiede una formazione filosofica sa bene che quello psicologico è solo un punto di vista, come quello psichiatrico o quello musicale e così via.  Noi abbiamo accolto e letto con piacere quello giornalistico scientifico di Mario Campanella, apprezzandone la passione e l’interesse approfondito per chi è diventato troppo presto storia soltanto, già in vita, senza concedersi il lusso del successo che in effetti avrebbe meritato. E proteggiamo una certa sensibilità nel raccontare l’insieme di emozioni che un ipotetico Syd affetto da Asperger avrebbe potuto avere, senza la capacità di dirle in un linguaggio più convenzionale. Citiamo fra tutti il ricordo dell’episodio di Abbey Road nel ‘75, quando dopo tanto tempo dall’allontanamento dal gruppo, Barrett, ingrassato, calvo e senza sopracciglia, si presenta a sorpresa nello studio di registrazione, irriconoscibile a primo acchito, così come lo legge e ce lo rimanda Campanella:
«Poi, d’improvviso, alla ripresa, la sua anima ebbe un sussulto. E allora dal fondo dei ricordi chiese a Waters quando fosse previsto il suo ingresso di chitarra e lì l’amico, probabilmente pensando che solo una risposta adeguata alla realtà fosse in grado di farlo riprendere da quel torpore, gli rispose in maniera brutale: -Non c’è il tuo pezzo, Syd-. Avrebbe potuto barare, fargli registrare un suo attacco, dargli una Fender in mano e poi cancellare tutto. Sarebbe stata l’illusione di un pomeriggio, ma quante volte l’illusione salva un uomo dalla solitudine? (…) Waters gli sbatté in faccia il muro della realtà, solido e impenetrabile (…) il qui e ora.»
Ma, aggiungiamo, sugellerà anche il legame fortissimo, bello e doloroso allo stesso tempo, fra le loro due anime.

E così, qui ed ora, questo libro contribuisce a riportarci alla realtà di moltissime meravigliose immagini visive, uditive, tattili, sinestetiche come quella della Fender Esquire specchiata, come quella di uno sguardo magnetico, come quella dei giochi di parole, come quella di The Piper at the Gates of Dawn, come quella di un muro, di una gabbia, di una boccia per pesci rossi, ma anche, soprattutto, di un universo infinito.
Adelaide Roscini

Mario Campanella
Syd Diamond, un genio chiamato Barrett.
Arcana 2016
Pagine 190

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