Alfabeto letture alternative: Marisa Ombra

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“Se il tuo unico desiderio è quello di essere guardata e desiderata, la tua persona finirà per sparire”.

Marisa Ombra nasce ad Asti nel 1925 in una famiglia operaia e antifascista e durante la guerra svolge un’importante e pericolosa attività clandestina come staffetta partigiana. Dopo la Liberazione, nonostante la delusione dovuta al sostanziale disconoscimento dell’apporto femminile alla guerra partigiana, si dedica con impegno all’attività politica in qualità di funzionario del Partito Comunista Italiano e, in seguito, di membro dell’Unione Donne Italiane, l’associazione femminista di promozione politica, sociale e culturale costituitasi nel 1945. Negli anni 70 diventa presidente della Cooperativa Libera Stampa, editrice del mensile Noi donne; negli anni ’80 lavora alla costruzione dell’Archivio Nazionale dell’UDI; nel 2006 viene insignita del titolo di Grande Ufficiale della Repubblica e nel 2011 viene eletta Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Muore a Roma nel dicembre 2019.

Libere sempre Marisa OmbraLibere sempre è un piccolo prezioso libro con il quale l’ex partigiana, rivolgendosi a una quattordicenne dei nostri giorni, ricorda la sua adolescenza durante la guerra, la sua attività clandestina, la sua anoressia e i rapporti con l’altro sesso, il costante senso di pericolo affrontato sempre con indefessa fiducia in un futuro di libertà e uguaglianza, la sua incessante rivendicazione di un ruolo femminile finalmente e giustamente paritario.
Ma Libere sempre è soprattutto una lettera aperta che denuncia il modello di donna presentato e imposto, dagli anni ’80 in poi, dalla televisione commerciale e la sua sconcertante affermazione e accettazione presso le giovani.
Marisa Ombra, forte delle sue esperienze e alla luce della sua coerente militanza per il raggiungimento di una sempre più completa libertà e dignità della donna, resta sconcertata di fronte al paradosso che vede le giovani donne di oggi utilizzare l’autonomia e la capacità decisionale così faticosamente conquistate per un volontario asservimento a un ruolo umiliante e subalterno, tendente alla spasmodica ricerca di successo e all’immediata quanto superficiale gratificazione da ottenere solo grazie all’ostentazione del proprio corpo e della propria costruita bellezza.

Il libro cerca di mettere in luce similitudini e punti di contatto tra le adolescenti che hanno affrontato la guerra e l’altrettanto difficile periodo postbellico e le adolescenti dei nostri giorni. Ma in realtà finisce con l’evidenziarne una sostanziale differenza in termini di maturità, volontà, dignità, coraggio e passione, virtù che le giovani donne odierne sembrano troppo spesso aver trascurato o dimenticato per inseguire miti vuoti e ingannevoli.
È bello ritrovare in queste pagine la fiducia di una donna forte e determinata in un futuro di libertà, uguaglianza e vera sostanziale parità fra donne e uomini anche se il mondo nel quale viviamo ci rende sempre più difficile condividerne l’ottimismo.

In alternativa un libro meno impegnato dal punto di vista sociale e politico ma non per questo meno valido.

Margherita Oggero: Il gioco delle ultime volte

“Ti voglio bene viene dopo, nel tempo, a Ti amo, ed è spesso la sua evoluzione o addirittura sublimazione. Senza più la fioritura di ebbrezza e stordimento della passione, ma con le radici profonde e ramificate della comprensione.”

Margherita Oggero, nata a Torino nel 1940, ha svolto l’attività di insegnante in varie scuole e si è dedicata alla scrittura dal 2002. In questo suo ultimo recentissimo romanzo ci presenta una serie di piccoli e grandi avvenimenti che concorrono a formare il ritratto di due personaggi: Ale, una diciassettenne viziata e confusa che viene travolta da un tram, e Nicola, un medico che la vede arrivare in ospedale in fin di vita e che non riesce a togliersela dalla mente durante il week-end trascorso controvoglia in montagna insieme alla moglie e ad altre coppie di amici e conoscenti. In questa occasione Nicola ritrova un vecchio amico che non vedeva da 30 anni a causa di un tradimento mai perdonato che ha segnato la vita di entrambi.
Le vicende dei due protagonisti e dei numerosi comprimari restano spesso sospese e inconcluse e si intersecano e intrecciano in maniera convulsa e a volte confusa. Ma il quadro d’insieme che si compone ci svela che la fallibilità e l’imperfezione delle nostre vite è causata quasi sempre dai nostri sentimenti inespressi, dall’incapacità di comunicare e di esternare i nostri pensieri, dalla nostra insana tendenza a lasciarci macerare da risentimenti e rimpianti.
Un romanzo quindi che ci invita a riflettere sull’insensatezza di tante nostre azioni e a vincere il nostro egocentrismo aprendoci agli altri e cercando di capirne e giustificarne pensieri e comportamenti.

GianLuigi Bozzi

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La stesura di questo Alfabeto non ha alcuna particolare pretesa.
Vuole solo essere un gioco, un espediente per ricordare e segnalare autori e titoli che ritengo validi.

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