Marsupioterapia: tra scienza ed emozioni

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Il 15 maggio è la Giornata Mondiale della Kangaroo Mother Care (KMC) o marsupioterapia. Si tratta della pratica per cui il bambino prematuro viene estratto dall’incubatrice e appoggiato sul petto nudo della mamma (o del papà). Questo contatto tra la mamma e il suo neonato può avvenire ogni giorno e durare alcune ore.

Non mi è semplice parlarne senza lasciarmi andare all’emozione, ma prima di provare a descrivere cosa ha significato per me quell’abbraccio quotidiano nei lunghi mesi trascorsi in Terapia Intensiva Neonatale con il mio bambino, nato di appena 26 settimane con un peso di 830 grammi, vorrei provare a raccontare la storia di questa tecnica e riportare qualche dato.

La marsupioterapia nasce alla fine degli anni Settanta in Colombia all’Istituto Materno Infantile di Bogotà, dove, per fare fronte alla mancanza di personale e di apparecchiature, i dottori Edgar Rey e Hector Martinez pensarono di rendere le madri parte attiva della cura del neonato, permettendo loro di tenerli con sé. I dati rilevati allora dai due medici indicarono un netto aumento delle possibilità di sopravvivenza e anche un miglioramento delle condizioni di salute dei piccoli.

Presto ci si rese conto che la Kangooro Mother Care era molto di più di un’alternativa alla mancanza di incubatrici. La KMC è “almeno equivalente alle cure convenzionali (incubatrici) in termini di sicurezza se misurata in base alla mortalità”, come affermato nel 2003 dall’OMS in Kangaroo Mother Care. A Practical Guide, e può quindi essere utilizzata con successo nei paesi in via di sviluppo dove gli ospedali sono meno attrezzati, ma è fondamentale nella cura del neonato pretermine anche laddove siano disponibili costose tecnologie e adeguate cure mediche.

I vantaggi della marsupioterapia per il bambino e per la mamma sono numerosi, comprovati da diversi studi e tuttora oggetto di ricerca e approfondimento. Nel 2016 sulla rivista Pediatrics è stata pubblicata una revisione dei dati di letteratura scientifica in cui si conclude che la marsupioterapia si associa a una riduzione della mortalità e dei rischi di complicazioni, come sepsi o difficoltà respiratorie. Il contatto “pelle a pelle” aiuta il neonato nella regolazione della temperatura corporea, nell’ossigenazione del sangue e nella stabilizzazione del battito cardiaco, facilitando anche l’allattamento al seno, con tutto il giovamento che il latte materno apporta al sistema immunitario. Pure lo sviluppo neurologico trae beneficio dalla Kangaroo Mother Care: basti pensare per esempio che il cortisolo salivare, indicatore di possibile stress, è più basso nei bambini che passano del tempo a contatto con la loro mamma, che infatti piangono anche molto meno di quelli che non hanno questa possibilità.

Uno studio dell’OMS, svolto nel 2021 in alcuni paesi africani, ha messo in evidenza l’importanza di iniziare la KMC il prima possibile, senza aspettare, come da indicazione finora prevalente, che i parametri vitali siano stabilizzati: “la Kangaroo Mother Care aumenta significativamente le possibilità di sopravvivenza di una bambino prematuro […] e iniziarla immediatamente dopo la nascita può salvare fino a 150.000 vite in più ogni anno, in rapporto all’attuale raccomandazione di iniziare solo una volta che il bambino è stabile”. Dare a mamma e bambino la possibilità di trascorrere tanto tempo a contatto è poi fondamentale per creare e consolidare il legame tra loro, per il quale sono decisivi i primi giorni e addirittura le prime ore dopo la nascita. Il “bonding”, favorito proprio dall’interazione sensoriale tra mamma e bambino, contribuisce al benessere psicologico di entrambi, come ben spiegato nel suggestivo libro di Willi Maurer La prima ferita. L’influenza dell’imprinting sul nostro comportamento umano (Terra Nuova Edizioni), che consiglio a tutti di leggere, anche ai più scettici.

Gli ultimi dati disponibili sulla marsupioterapia in Italia risalgono al 2017: secondo un’indagine condotta in quell’anno dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), non era ugualmente adottata in tutte le neonatologie, con grandi differenze regionali. In alcuni casi, l’esigenza di genitori e neonati di passare quotidianamente alcune ore “pelle a pelle” si scontrava con limitazioni all’ingresso in reparto e la possibilità di fare la marsupioterapia non era garantita tutti i giorni e per una durata adeguata. Durante la pandemia da Covid, la SIN ha sostenuto a gran voce la necessità di continuare ad offrire ai genitori e ai loro bambini la possibilità di praticare la Kangaroo Mother Care, cosa che non sempre e non dappertutto è stata fatta.

Più di 1 bambino su 10 nasce prematuro ogni anno nel mondo e ovunque dovrebbe essere favorita e praticata la marsupioterapia. Nel mio piccolo, per contribuire a far conoscere queste tematiche, ho scritto il libro Il nido di vetro (Edizioni San Paolo, 2019) in cui ho raccontato la storia di prematurità del mio bambino, nato nel 2011 a Milano. Da mamma, posso dire che, al di là dei dati e degli studi, chi ci è passato lo sa: nient’altro al mondo può aiutare una mamma a ricomporre lo strappo violento di un parto avvenuto troppo presto. In quell’abbraccio tra mamma e neonato si scioglie ameno un po’ un dolore difficile da spiegare per chi non ci è passato. Solo sentendo il calore del neonato su di sé, la sua pelle impalpabile contro la propria, si riesce a lasciare andare il senso di ingiustizia, la paura di non potercela fare, di essere una mamma “di serie B” e, soprattutto, una mamma inutile. Anche e soprattutto grazie alla Kangaroo Mother Care è possibile conquistare piano piano, giorno dopo giorno, nell’emozione di quel contatto, l’idea di poter fare qualcosa per il proprio figlio, di essere in grado di prendersene cura parlandogli, facendogli sentire il proprio odore, il proprio battito. Quelle ore quotidiane danno la forza di affrontare le dure settimane o mesi in Terapia intensiva neonatale, in quel luogo dove tutto ciò che regola il mondo “fuori” non conta niente.

Trascorrere tanto tempo a diretto contatto con il bambino consente alle mamme, se ben seguite, di imparare a interpretare le sue esigenze e, quando necessario, a rendersi autonome nella sua cura: ho visto mamme diventare abilissime nella gestione del saturimetro, della peg (la sonda in alcuni casi necessaria per collegare lo stomaco all’esterno) o della deviazione intestinale.

Lasciare prevalere l’istinto aiuta a trovare la forza di affrontare tutto quello che verrà poi e a pensare che, nonostante le sfide che la prematurità porta con sé, che spesso non si esauriscono con l’uscita dall’ospedale, potremo renderlo felice, proprio come ha fatto lui con noi durante i pomeriggi di contatto “pelle a pelle”. Lì dove, accanto alle più moderne tecnologie, ha trovato spazio il nostro essere madri, il nostro istinto di protezione, il desiderio di essere per i nostri figli fonte di vita, di calore, di cura. In una parola, d’amore.

Giuliana Arena

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