Martha Rosler. Arte che trascina in altri mondi

Martha-Rosler
history 8 minuti di lettura

Provocazione? Arte concettuale? Critica sociale? Femminismo?
In quale di queste categorie potremmo inscrivere Martha Rosler?
Ma è poi così importante?
Innanzitutto è chiaro che se parliamo di Martha Rosler parliamo d’arte: un’arte che non lascia indifferenti, un’arte in grado di trascinarci in altri mondi, di farci esplorare associazioni inedite e pensieri lasciati nel limbo.
Questo emergere alla coscienza è quello che accade quando ci si confronta con l’arte, quando ci si confronta con l’opera dell’artista americana. Questo riemergere è quanto è accaduto a Milano alla Galleria Raffaella Cortese, nel visitare le tre sale della mostra personale di Martha Rosler, dal titolo Martha Rosler, An American in the 21st Century.

Abbiamo fatto fatica a raggiungere il primo spazio espositivo, dove era collocata l’installazione Reading Hanna Arendt (Politically, for an American in the 21st Century), opera del 2006.
C’erano sette gradini che la mia carrozzina ha potuto superare solo grazie alla disponibilità del mio fido collaboratore, e a quella del personale della galleria. Ma ne valeva la pena.

Lunghi fogli di acetato trasparente pendevano dal soffitto. Su quelli erano stampate frasi in tedesco con la traduzione in inglese, tratte dalle opere del filosofo Hannah Arendt. La principale era quella del 1951 Le origini del totalitarismo. Alla fine i pannelli riportavano titoli riassuntivi posti dalla Rosler.
Abbiamo letto frasi emblematiche che non lasciano alcun dubbio sulla posizione intellettuale della Rosler su fenomeni come la censura, la violenza politica, l’autoritarismo.
Sono frasi importanti, concetti essenziali. In una di queste si parla con chiarezza delle bugie del leader, come nel seguente estratto.
Infallible lying Leader
L’ingenuità dei simpatizzanti rende credibili le bugie per il mondo esterno, mentre allo stesso tempo, l’autorizzato cinismo dei membri delle élite elimina il rischio che il leader possa essere spinto dal peso della sua stessa propaganda, a trasformare in elementi reali, le sue affermazioni e la sua falsa rispettabilità.

Galleria Raffaella Cortese
Martha Rosler 2019 

La Rosler fa un lavoro certosino. Riporta ogni volta l’opera da cui è tratto il testo e la pagina in cui è possibile reperirlo. Esegue quasi un lavoro da entomologo, chiarificatore, essenziale, per un’epoca come la nostra che non vuole sapere, per un’epoca che è dominio degli ignavi.
Ma la Rosler in un accurato lavoro di dissezione non ci sta, denuncia il modo in cui la menzogna diventa credibile, diventa potere.
I pannelli, e le parole che abbiamo trovato sono talmente attuali che potrebbero essere stati commissionati oggi, da qualcuno che volesse stigmatizzare la quota sovrabbondante di bullismo ormai presente nella politica. È il caso dell’estratto che affronta proprio il tema dei bulli al potere.
The Bully in Power
Dal punto di vista pratico il totalitarista procede come un uomo che insulta costantemente un altro uomo. Finché ognuno sa che quest’ultimo è un nemico, così egli può con qualche pretesto andare a ucciderlo per auto difesa.
Questo è certamente un po’ rozzo ma funziona…

Sono concetti che fanno riflettere sui processi di costruzione del nemico, e come questi siano funzionali all’edificazione e sopravvivenza di un regime autoritario.

Girando tra i lunghi fogli di acetato ci siamo immersi in un gioco di trasparenze, di sovrapposizioni, di intrecci. Come in un labirinto di specchi ci siamo persi in un gioco di rispecchiamenti fisici e intellettuali, in cui osservavamo riflesse la nostra immagine e le nostre categorie culturali. Categorie rimandateci dalle parole della Arendt, di cui la Rosler si faceva portatrice e mediatrice.
A questo punto, e in questo contesto, potremmo realmente dire che il mezzo vale tanto quanto il messaggio, il medium è il messaggio, come ebbe a dire McLuhan.
A proposito di bullismo ci ha colpito molto l’estratto seguente, in cui la Arendt definisce la differenza tra regime autoritario e regime totalitario.
The Bully in Power
La principale differenza tra la polizia segreta di un regime autoritario e quella di un regime totalitario, consiste nella stessa differenza che c’è tra “sospettato” e “nemico oggettivo”. Quest’ultimo è definito dalla politica del governo e non dal desiderio di sbarazzarsene.
Non è mai un problema di quale pensiero individuale o di quale fatto possa giustificare un sospetto. È un susseguirsi di tendenze, così come accade in una malattia.
Bulli al potere

Galleria Raffaella Cortese
Martha Rosler 2019

Merito della Rosler è quello di aver trasformato in arte queste riflessioni, di essersi fatta interprete di un modo di essere artista, che dà voce ai conflitti presenti nella società, e li denuncia con la forza delle immagini.
C’è un bisogno estremo di operazioni come quelle della Rosler, in un’epoca come la nostra in cui si alzano muri, i cui i vari sovranismi, cotti in salsa nazionalista, alzano la voce e sembrano prendere il sopravvento.
Ma la Rosler non è solo trascrittrice di concetti altrui. Nel momento in cui seleziona le frasi orienta anche il discorso, fino a presentare con l’ironia che la contraddistingue, possibili soluzioni. Come nel caso dell’estratto On Violence in cui invita allo sberleffo.
Il più grande nemico dell’autorità… è il disprezzo, e la via sicura per disinnescarlo è la risata.
Come non pensare qui alla meravigliosa fotografia di inizi Novecento, dell’anarchico che ride, ed è trascinato via da due poliziotti in divisa, consapevole che una risata vi seppellirà.
Sarà proprio una risata anarchica quella che seppellirà il potere?
Non possiamo saperlo, ma sappiamo che l’artista americana esprime sicuramente una vena ironica e anarchica nella sua opera, come quando girava il corto del 1975 Semiotics of the Kitchen. Dissacrante parodia della brava casalinga, contraltare contestatario di una Martha Stewart, sua omonima almeno nel nome, che in America, sulle dimostrazioni e sugli accessori da cucina ha costruito un impero economico.
La vena ironica, estraniante, di rottura, la troviamo anche nelle terribili e necessarie opere del ciclo Beautiful: Bringing the War Home realizzate tra il 1967 e il 72, che contestano e si oppongono alla guerra in Vietnam. Ciclo poi ripreso tra il 2004 – 2008 con il titolo Beautiful: Bringing the War Home, New Series in cui questa volta contesta l’intervento in Iraq e Afghanistan.

In queste opere la Rosler porta la guerra a casa, dove in ambienti casalinghi asettici, eleganti e di buona vita dedita ai consumi, impone collage di scene di guerra, sangue e massacro, che proprio per l’accostamento imprevisto e dissacrante arrivano come un pugno nello stomaco. E al colmo della beffa propone i suoi soggetti: donne morte, pattuglie di marines in perlustrazione e tutto il corteo d’orrore che la guerra porta con sé proprio in quegli ambienti in cui, tanto per citare Marcuse, gli oggetti di consumo diventano oggetti della libido.
McLuhan e Marcuse non sono citati a caso, il primo potrebbe ben figurare nella libreria della Rosler, l’altro è uno degli autori che l’artista americana presenta nelle opere esposte nella seconda sala, nella serie di quadri intitolata Off the Shelf.

Galleria Raffaella Cortese
Martha Rosler 2019

Si tratta di opere realizzate tra il 2008 e il 2018. È un lavoro più quieto ma non meno denso di significato. Per preparare questi quadri la Rosler scansiona copertine e dorsi di alcun dei 9mila libri che compongono la sua personale biblioteca. Monta queste scansioni con la tecnica del collage su sfondi monocromi che grazie alle tecniche dl digitale, assumono la molteplicità delle sfumature proprie di ogni colore.
Non si tratta di un accatastamento di titoli, ma di vere e proprie raccolte tematiche. Attraverso questi quadri possiamo capire l’eclettismo di questa artista, che spazia da titoli sull’arte come Art as Experience di John Dewey, a testi sul genocidio degli indiani d’America, passando poi per testi sul giardinaggio o a quelli sulla tortura.
Opere quanto mai importanti che ci ricordano che l’oggetto libro non è solo digitale, ma è anche carta. Ci ricordano che i libri sono strumenti e non un gioco ozioso.

Martha Rosler, still from A Simple Case for Torture, or How to Sleep at Night, 1983, color video, 62 minutes.
Courtesy of the artist, Electronic Arts Intermix, New York and Galleria Raffaella Cortese, Milan

Che poi i libri sulla tortura possano aver avuto per la Rosler una grande importanza, ce lo conferma il lungometraggio del 1983 A Simple Case for Torture, or How to Sleep at Night. Qui la Rosler con immagini concitate, veloci, quasi ci spinge letteralmente a riflettere, a schierarci, a opporci a quegli intellettuali che nei periodi più bui della politica di Bush padre e figlio, volevano legittimare l’uso della tortura e di leggi liberticide. In questo lungometraggio la Rosler utilizza voci fuori campo, un linguaggio visivo concitato, scene in rapida sequenza, propone ritagli di giornale, di cui non possiamo afferrare completamente il senso per il ritmo forsennato con cui si susseguono.
Il tutto è proteso a farci capire quanto certi linguaggi, come quello televisivo, possano diventare non solo strumento di costruzione del consenso, ma anche di livellamento delle coscienze.
Allora torniamo alla domanda iniziale che cosa sono i lavori della Rosler?
Provocazione? Arte concettuale? Critica sociale? Femminismo?
Che importa.
Sono arte.

Gianfranco Falcone

 

Martha Rosler
An American in the 21st Century
7 maggio – 27 luglio 2019 | martedì – sabato h. 10:00 – 13:00 / 15:00 – 19:30 e su appuntamento
https://raffaellacortese.com/

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