Massacrati per difendere la Terra

Vietnam Delta Mekong
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In più di 190 paesi il 22 aprile si è celebrata, come accade dal 1970, la Giornata mondiale della Terra. Un giorno nel quale le urla di dolore, spesso inascoltate,  vogliono essere un invito globale alla salvaguardia  del nostro pianeta che subisce feroci e quotidiani attacchi.
L’evento quest’anno è stato dedicato alle Green City con l’obbiettivo di sensibilizzare tutti coloro che  vivono e che governano le città a renderle sempre più verdi. Di fatto il punto di partenza  deve essere una riprogettazione delle aree urbane affinché le abitazioni, gli spostamenti, i mezzi di trasporto e l’energia che occorre siano tutte compatibili con l’esistenza del pianeta.

Ma oggi il  tema che affronterò è quello dei tanti, quasi sempre sconosciuti, che la Terra la difendono e che spesso ne sacrificano  la vita perché espulsi o uccisi barbaramente come accadde il 17 aprile del 1996 quando nell’Eldorado dos Carajas (stato brasiliano del Parà) venne perpetrata una strage di contadini senza terra che viene ricordata ogni anno dal Movimento Sem Terra da tutti coloro che lottano per i diritti delle popolazioni a cui il latifondo e le multinazionali rapinano terreni.
In  occasione della Giornata mondiale della Terra l’associazione per l’ambiente e per i diritti umani Global Witness ha pubblicato Ambiente mortale. Il drammatico aumento degli assassinii di difensori dell’ambiente e della terra [1].
L’analisi ha  riguardato 74 paesi appartenenti ad Africa, Asia, Centro e Sud America nel periodo che va da gennaio 2012 a dicembre 2013. In 35 di questi paesi sono  state uccise 908 persone di cui  quasi la metà in Brasile, ma è l’Honduras (secondo posto nella graduatoria) la nazione con la maggiore concentrazione con i suoi 109 omicidi. Al terzo posto le Filippine con 67 assassinii.
È evidente che i numeri sono inferiori  a quello che accade nella realtà perché in molte zone l’assenza di comunità contadine organizzate, movimenti in lotta e di associazioni in loro difesa fa sì che non ci sia traccia di altri eventi luttuosi.
Chi sono in particolare le persone aggredite e uccise? Secondo il rapporto sono indigeni senza terra, appartenenti a comunità e organizzazioni che provano a difendersi dall’estensione delle monoculture, dalla deforestazione per far spazio agli allevamenti o per la produzione di legname, all’accaparramento delle terre, all’estrazioni di pretrolio e gas. Dietro tutto questo c’è l’interesse macchiato di sangue delle multinazionali e di governi complici che puntano ad uno sfruttamento intensivo per generare quanti più profitti e introiti.
Prajob Naowa-opas ammazzato con quattro colpi in  pieno giorno nelle Filippine centrali perché ha provato a salvare la sua comunità cercando  di bloccare il flusso di camion diretto alle aree per lo sversamento illegale di rifiuti tossici.
Il contadino messicano Sebastian Ortiz ucciso perché si opponeva al taglio, anche questo illegale, di alberi nella sua area.
L’attivista costaricano Jairo Mora che si è imbattuto in  trafficanti di droga mentre sorvegliava un tratto di costa per evitare che i bracconieri rubassero le uova di tartaruga.

Impunità totale: solo dieci killer sui 908 omicidi sono stati arrestati. Evidentemente potere esecutivo e giudiziario hanno scarso interesse nel perseguire questi reati. La connivenza e la corruzione rendono vita facile ai mandanti: aziende, proprietari terrieri e organizzazioni criminali.
Pasquale Esposito

[1] Per scaricare il rapporto www.globalwitness.org

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