Massimo Volume. Aspettando i barbari. Post-rock poetico che non lascia scampo.

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Vi piaccia o no. A voi che lo ascolterete, la forza distorsiva e sferzante della sua combinazione, a tratti  atroce, di parole e musica non vi lascerà scampo.

La sua potenza espressiva con quelle chitarre che avanzano sovrapponendosi o adagiandosi sull’elettronica scavano come un’analista nelle storie personali e come un inviato di guerra nelle storie universali. Ci si ritrova, vi piaccia o no, spettatore o protagonista in Vita e destino di Vasilij Semënovič Grossman che segue i  destini di innumerevoli personaggi con la battaglia di Stalingrado e la guerra in primo piano.
Ora che l’orizzonte è in fiamme noi rincasiamo

Aspettando i barbari è un disco figlio dei Massimo Volume insieme a Marco Caldera che è presente con synth e sampler in due tracce. Il gruppo bolognese è rimasto lo stesso dal precedente Cattive abitudini: Emidio Clementi (basso voce synth), Egle Sommacal (chitarre voce), Stefano Pilia (chitarre basso synth) e Vittoria Burattini (batteria percussioni voce). È un figlio che ha sembianze diverse dai genitori per la sua accentuata fattezza da post-rock.

I testi sempre di profondo spessore che affondano nelle storie di gente comune e di personaggi famosi. La bellissima La Notte con il suo scorrere inesorabile di un suono ritmato e di immagini semplice ma evocative di un’umanità che affronta l’esistere quotidiano e “Carlo ha un ombrellino piantato in mezzo al petto / ho il cuore in ombra, dice / ho il cuore gelido / toccalo, dice / avvolgilo / tienilo stretto / sto morendo di freddo / Anna è seduta appena un po’ più in là / a contare le volte in cui la vita / l’ha lasciata da sola dentro a un bar / non ha consegne / non ha progetti / non ha buoni da scalare / poi guarda l’ora / e decide che ha fame”.
E la quotidiana violenza della vita la ritroviamo in Dio delle Zecche, l’unica canzone in cui i testi non sono di Emidio Clementi ma appartengono alle poesie del poeta e sociologo Danilo Dolci e che trovano nella crescita dei toni del cantato e della sua eco un’esaltazione.
Quei toni che diventano gridati, con quel “vi piaccia o no” di Dimaxyon song , omaggio alla memoria dell’architetto Buckminster Fuller e dove furiose chitarre si esaltano forse nel brano più rock del disco.

L’elettronica si impone su tutta la disturbante Vic  Chesnutt ricordo commovente del cantautore statunitense morto suicida nel 2009, “ricordati di Chesnutt / quando la linea trema / ricordati di Chesnutt / una corona di spine / poggiata sul palco / tra la chitarra / e le spie”.
Poetico l’arpeggio che interrompe l’elettronica cadenzata di Silvia Camagni alla quale ha dedicato la canzone, forse il pezzo preferito da  Clementi. Una canzone che si chiude dolcemente con battiti che sembrano aver smesso di amare,“lei gli mostrò una stanza buia / proprio in fondo al suo cuore / vorrei invitarti a entrare / gli disse / ma c’è troppa confusione”.
Dai ricordi personali affiorano immagini di uccelli che diventano elicotteri, droni, strumenti che metteranno fine alla vita di Bin Laden in un luogo di apparente normalità ma così tremendamente “sinistro”. Compound dove il sinth, come un allarme per i bombardieri in arrivo, domina nella prima parte per poi farsi domare dalle sventagliate di chitarre.
Un incipit lento, di una semplice potenza espressiva introduce, degna chiusura e  “piena di rispetto”, Da dove sono  stato la carrellata di personaggi che appartengono all’Olimpo personale di  Clementi.
Non ci curate di noi e ascoltate!.
Ciro Ardiglione

genere: post-rock
Massimo Volume
Aspettando i barbari
etichetta: La Tempesta Dischi
data pubblicazione: 1 ottobre 2013
brani: 10
durata: 41:33
cd: singolo

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