Matilde Serao: Telegrafi dello Stato

Matilde Serao, Telegrafi dello Stato
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Negli anni che vanno dal 1874 al 1877, Matilde Serao, destinata poi ad assumere un ruolo di rilievo nel giornalismo e nella letteratura italiana, si ritrova a lavorare come telegrafista alle Poste Centrali di Napoli.
Il racconto di quella esperienza confluirà poi nella novella Telegrafi dello Stato che costituirà anche l’apertura di Il romanzo della fanciulla.

Citazione 1
Cominciavano la loro giornata di lavoro, senza ridere, tutte occupate meccanicamente in quei primi apparecchi: curve sulle macchine, chi svitava il coltellino d’acciaio che imprimeva i segni, chi metteva un rotolo nuovo di carta, chi bagnava d’inchiostro, con un pennello, il cuscinetto girante, chi provava l’elasticità del tasto.

Proseguendo nel suo lavoro dedicato al recupero di testi e scritti di autori legati a Napoli, Alessandro Polidoro Editore propone il racconto Telegrafi di Stato di Matilde Serao, con un’approfondita e utile introduzione di Vincenza Alfano e con l’aggiunta di un’intervista che Ugo Ojetti realizzò con la Serao stessa per il volume Alla scoperta dei letterati (1899).

Matilde Serao, Telegrafi dello StatoCitazione 2
Era un falso allarme: egli ritornò subito, e questa volta, andò direttamente alla scrivania della direttrice. Le parlava sottovoce, senza gestire, ma con una forza e una intensità che trapelavano; ella ascoltava tutta intenta, con gli occhi abbassati, una mano bianchissima allungata sulla scrivania, l’altra che reggeva la guancia…

Il racconto della Serao si fa, pur nella semplicità della trama e nella brevità dell’esposizione, traccia quanto mai utile e necessaria per riflettere su di un passaggio storico particolare da tanti punti di vista. Napoli è, in quel momento, sospesa fra i mutamenti legati all’Unità d’Italia  – con la conseguente perdita del ruolo di capitale – e quelli innescati da una modernità che inizia a mostrare anche le sue più sinistre conseguenze.
Le speranze in un progresso capace di un riscatto sociale ampio e generalizzato si scontrano con fenomeni di emarginazione e sfruttamento che nella città di Napoli appaiono ancora più rilevanti. La condizione lavorativa delle giovani donne che Matilde Serao ci invita a conoscere è particolarmente infelice e con grandi soprusi e umiliazioni.
Come osserva Vincenza Alfano nella prefazione: Tra visionarietà e realismo la Serao scrive un racconto che colpisce per l’attualità e il peso della denuncia, allineandosi alla tendenza europea tra gli scrittori impegnati a smascherare l’altra faccia del progresso con strumenti e tecniche narrative nuovi.

Citazione 3
Pure la telegrafista restava alla sua linea, tentando ancora, tentando sempre, sperando di poter corrispondere. La malattia della corrente era così bizzarra! Da un istante all’altro essa poteva guarire, per un’ora, o per una giornata.

Le macchine, in questo caso i telegrafi che sembrano aver rimpicciolito il mondo, possono quasi prendere il sopravvento sulle speranze, i progetti, le attese delle ragazze che lavorano nella sezione femminile. Le giovani telegrafiste non conoscono giorni di festa e lavorano in condizioni difficili e con una paga ben più bassa dei colleghi della sezione maschile. Nessuna possiede un orologio, un lusso che non possono permettersi, e ogni giorno corrono, quindi, il rischio di perdere preziose ore di sonno per non tardare al lavoro per evitare le famigerate multe che vanno a limitare una paga già molto bassa. Ogni giorno, nel gioco delle luci, del freddo mattutino, dell’indifferenza verso i loro problemi, il lavoro sembra trasformarsi in una mortificante catena di rinunce.

Una carrellata di personaggi costruita con abilità e con tocchi precisi e nitidi, ci guida fino alla tragedia finale.

Antonio Fresa

Matilde Serao
Telegrafi dello Stato
Polidoro Editore; 2022
pagine 90; euro 12,00

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