Maurizio de Giovanni: Anime di vetro

Maurizio de Giovanni Anime di vetro
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Luigi Alfredo Ricciardi, il commissario giunto all’ottavo appuntamento con il suo pubblico, è sempre più solo e prigioniero del suo legame con la morte.
Un’indagine fuori dai consueti canoni lo costringe a fare i conti con la sua fragilità e con quella delle persone che incontra.

Suggestione: come in un laboratorio
Provare a riassumere l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni mi sembra un’azione riduttiva che non riuscirebbe a rappresentare le diverse fragranze che esso offre al lettore.
Non potrebbe essere altrimenti, per una serie di ragioni che sono alla base di questa nuova creazione letteraria con il commissario Ricciardi, il suo universo lavorativo e affettivo.
De Giovanni sembra, però, attirare il lettore, con una sorta di sapiente magia, quasi a farlo entrare in un laboratorio, dove un tagliatore di diamanti si adoperi a moltiplicare le facce della pietra, per cavarne fuori altri e inattesi bagliori.

Citazione 1
La voce gli si spezzò, come se gli mancasse il fiato.
Lei scosse piano il capo, ma lui la fermò ancora.
– No. No. Perché io non lo so a che serve tutto quel mare. Non lo so. Ma posso cercare di scoprirlo, sapete? Il mio mestiere è proprio questo: scoprire le cose. E ci riuscirò a capire a che serve quel mare. Ci riuscirò.

Suggestione: mille modi di dire amore
Un tema e le sue mille sfaccettature s’inseguono nelle pagine poggiandosi con delicatezza su figure diverse: l’amore è declinato e coniugato in tutti i suoi aspetti, con tutte le sue dolci e tragiche conseguenze.
L’amore perduto e l’amore trovato; l’amore che danna e l’amore che salva; l’amore atteso e l’amore sospeso; l’amore placido e l’amore che brucia; l’amore nato dal tempo e l’amore nato dall’istante: gli anfratti del cuore e dell’anima sono messi in luce con veloci variazioni che fanno emergere la fragilità dell’esistenza e le mille contraddizioni che l’alimentano.
Il “tagliatore/scrittore” continua nella sua opera e, in ogni nuovo o vecchio personaggio, ci mostra l’incertezza, l’attimo di perplessità e d’indecisione che fa la differenza fra un destino compiuto e un rammarico irrisolto. Per amore si può passare dal delitto alla generosità: è una questione millimetrica.

Citazione 2
Tra sé e sé, Falco apprezzava l’attitudine alla compassione di Ricciardi: non era una persona malvagia, e magari, in altre circostanze, lo avrebbe perfino ammirato Era capace nel suo lavoro e poco abile nei rapporti sociali, che pure lui, in sostanza, non aveva in simpatia. Ma era un ostacolo. E andava rimosso.

Suggestione: l’indagine anomala
Un’indagine anomala quella di Ricciardi e del fido brigadiere Maione. Un’indagine che non dovrebbe essere portata avanti, essendo il caso apparentemente risolto.
Una confessione e una serie di racconti hanno offerto un colpevole facile e veloce. Che altro chiedere? Che altro dire?
Eppure, la disperata energia di una nobildonna decaduta spinge Ricciardi e Maione in un terreno pericoloso, che si scontra con l’ufficialità.
Indagare sembra, però, un modo per non soffrire e per agire il proprio dolore dopo la perdita di Rosa, l’insostituibile “seconda madre” di Ricciardi.
Indagare apre nuove strade e porta a scoperte inattese: ogni certezza si mostra apparente e “miseria e nobiltà” s’inseguono ancora una volta nelle profondità di una città che sfugge a ogni definizione e a ogni luogo comune.
Nobili, poveri, approfittatori, strozzini giocano la loro partita con interessi che s’intrecciano. E nello stesso modo s’intrecciano le vicende di Livia, la bellissima cantante che ha lasciato Roma per amore di Ricciardi, e quella di Falco, lo strano personaggio che il regime fascista ha inviato a vegliare su questa donna dalle amicizie altolocate. E anche in questo caso l’amore può giocare strani scherzi e spingere ad azioni bassissime o nobilissime. Anche il misterioso agente può smarrire il senso della sua missione e creare mille problemi a quel commissario che sembra essere un rivale da eliminare.

Citazione 3
Rosa lo chiamava il signorino, perché da piccolo lo aveva tenuto sulle ginocchia e perché per lei il barone era il padre di Ricciardi, un omone gioviale delle cui bravate al paese si favoleggiava ancora. Ma per Nelide, per i suoi parenti e per tutta la gente di Fortino, il vero e unico signore di Malomonte era quell’uomo sottile e silenzioso, dai grandi, tristi occhi verdi: Luigi Alfredo Ricciardi. E lei era la persona che doveva averne cura.

Suggestione: l’investigatore investigato
Ricordate il mito di Atteone? Il mito del cacciatore che la dea Diana trasforma in preda perché ha osato spiarla nella sua nudità.
Eccolo il commissario Ricciardi che si ritrova al centro di un’indagine che lo riguarda, toccandolo fin nella sua intimità e affettività: un’indagine senza senso, costruita sulla delazione e sui rapporti di una spia senza misura.
Ricciardi è però “indagato”, anche in un senso più umano e sensibile, dalle donne che lo circondano e che tentano, ognuna dal proprio punto di vista e ognuna in funzione delle proprie attese, di carpire quel segreto che sembra allontanarlo dal genere umano e precludergli dolorosamente l’orizzonte dell’amore condiviso.
E Ricciardi sembra sempre più chiamato a fare i conti con il passato, con le origini: con l’eredità ingombrante della madre che gli ha trasmesso la capacità di percepire il “Fatto”; con il padre e il suo ingombrante titolo nobiliare.
Infine, con un quesito degno del giovane Holden, c’è Enrica, la donna della finestra, che rivolge al commissario una domanda che lo sorprende, lo turba e lo agita, ma che sembra capace di rappresentare per la sua mente un invitante mistero.
A che serve tutto questo mare, me lo sapete dire? A che serve, il mare?”.
Antonio Fresa

Maurizio de Giovanni
Anime di vetro
Einaudi, 2015
Pagine 400, € 19,00

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