Maurizio de Giovanni: L’equazione del cuore

L'equazione del cuore
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Nel suo ultimo romanzo, L’equazione del cuore, Maurizio de Giovanni, allontanandosi dai tanti personaggi che lo hanno reso uno degli scrittori più amati del nostro panorama editoriale, ci propone la storia di una famiglia, di un nonno e di un nipote e della ricerca di una stabilità affettiva che possa essere argine al dolore.

Massimo è un professore di matematica in pensione che ha scelto di vivere in un’isola dopo la morte della moglie; sua figlia e suo nipote vivono lontani. Ogni estate, per qualche settimana, il legame si rinnova quando il richiamo dell’isola e quello delle mare si fanno sentire. Per il resto dell’anno poche rituali telefonate e una distanza che sembra non essere un problema. Fino a quando, il suono del telefono non porterà la notizia di un incidente stradale che sconvolge l’ordine che si era creato.

Citazione 1
I colori ormai si vedono da quasi un’ora, sempre più nitidi, e lui non sa capire se dipende dal fatto che si è abituato alla penombra o semplicemente c’è più luce. Gli dispiace perché la notte è più fresca ed è molto più affascinante.

L’aprirsi del romanzo ci espone, con una sequenza precisa e ordinata, la forza di una relazione e il perché di un titolo così particolare: un pescatore sta lì con la sua pazienza ad attendere; il suo movimento diventa azione e scena per un giovane ragazzo che l’osserva e aspetta con lui: dal moto perpetuo delle acque emerge infine la preda da catturare; il ragazzo diventa attore della scena e aiuta il pescatore, bloccando il pesce che si batte per sopravvivere. II pescatore e il suo aiutante sono un nonno e un nipote che vivono in due mondi lontani. Il pescatore e il ragazzo si rivolgono l’uno all’altro usando il lei e fingendo quasi di non conoscersi: è un gioco che nasconde un legame profondo o una distanza che viene in qualche modo sancita? e questa l’equazione che bisogna risolvere? Quale può essere la distanza di sicurezza che non distrugge i legami e non li trasforma in vincoli insopportabili?

 L'equazione del cuoreCitazione 2
L’aria calda sbrinava il vetro innevato e la verità gli tornava in mente come uno di quegli alberi spogli della pianura: si può pensare solo una volta che la vita è finita. Una volta. Non due.

Le vite si uniscono, poi si dividono e a volte scorrono parallele, forse nell’attesa che all’inizio o alla fine si trovi un punto di congiunzione. Un nonno, ex docente di matematica e vedovo da qualche anno, vive su di un’isola del golfo di Napoli staccandosi quasi del tutto dai rapporti umani se non assolutamente necessari. L’unica interpolazione concessa, come un’abitudine positiva, sono le settimane estive che segnano il ritorno della figlia, trasferita in una città del Centro/Nord ormai da anni, e soprattutto la presenza del nipotino.

Citazione 3
Massimo si fermò in ospedale, per incontrare Alba. Era chiaro che ritrovarsi al capezzale di Checco consentiva un dialogo più aperto, e lei non assumeva la posizione difensiva che aveva riscontrato quando si erano visti altrove.

L’evento inatteso, quello traumatico, quello che rompe l’ordine che l’ex professore aveva costruito con convinzione, è un incidente d’auto in cui perdono la vita sua figlia e il marito: il nipote, gravemente ferito, entra in un coma che sembra sempre più doloroso e profondo.

Massimo è costretto nel giro di poche ore e di pochi giorni a mettere in discussione tutte le sue scelte e tutte le sue priorità. C’è tutto un mondo, quello in cui viveva sua figlia, che gli è ignoto, lontano ed estraneo, con cui dovrà fare i conti; ci sono il potere economico e la forza della famiglia del genero; ci sono relazioni intessute negli anni che aprono scenari del tutto inattesi sulla vita di quella figlia quasi sconosciuta. C’è soprattutto un letto di ospedale e un silenzio senza suggestioni: c’è un nipote e c’è un’attesa; ci sono delle macchine che lo mantengono in vita e ci sono parole inquietanti che emergono dalla nebbia di una città lontana: che cosa sono state quelle vite? che cosa potrà essere ancora nel futuro?

Citazione 4
Fu allora che suonò il telefono sul comodino. Uno squillo acuto e penetrante. Massimo spalancò gli occhi e fissò l’apparecchio, cercando di capire dove si trovasse e se non fosse il cicalino del respiratore. Non lo era.

C’è la superficie e la profondità, c’è il legame e la distanza, c’è la precisione della matematica e delle equazioni e c’è un caos, almeno apparente, che cambia tutto. Profondo e superficiale convivono; in ogni persona che amiamo – e alla quale siamo in qualche modo legati – sentiamo di poter trovare una superficie e una profondità e le due dimensioni non sempre coincidono e ci costringono alla domanda, all’interrogativo, al quesito. Si determina poi il mutamento opportuno, creando un nuovo equilibrio e una nuova equazione della realtà. E il resto è tutto da scoprire, leggendo le pagine di questo intenso romanzo.

Con questa storia Maurizio de Giovanni si muove anch’egli in un nuovo mare e anche la sua lenza, come quella del protagonista, sonda la profondità per capire quali pesci potranno venire a galla e quali correnti sanno agire nel profondo, determinando sommovimenti poco evidenti in superficie.

Antonio Fresa

Maurizio de Giovanni
L’equazione del cuore
Mondadori, 2022
Pagine 242; euro 19

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