Maurizio De Giovanni: Troppo freddo per Settembre

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Un delitto e una storia che sembrano seguire il consueto copione delle indagini. Tra i vicoli di Napoli, De Giovanni ci guida invece a scoprire una vicenda del tutto inattesa e con un finale che costringe a mille riflessioni.
Confesso di aver letto quasi tutto quello che Maurizio De Giovanni ha scritto, fin dai primi tempi in cui le sue opere hanno iniziato a circolare grazie alle informazioni scambiate fra amici; non poche volte mi è capitato di recensire i suoi romanzi e apprezzare le sue storie e, soprattutto, il suo modo discreto e sentito di trattare la città di Napoli nelle sue pagine, senza sensazionalismi e senza false attese.

Citazione 1
Fosse stata davvero pessimista avrebbe intrapreso un diverso percorso professionale, lei che era stata una studentessa brillante, che avrebbe potuto accedere a qualsiasi lavoro economicamente gratificante; invece aveva deciso di cambiare il mondo facendo l’assistente sociale in un consultorio del quartiere più popolare della città, per milleduecento euro al mese pagati a singhiozzo con intervalli anche trimestrali.

Faccio questa premessa per avvertire che questa volta mi sento chiamato ad “usare” Troppo freddo per Settembre in una maniera forse impropria. E, con semplice umiltà, ammetto che questa non è una vera recensione, ma un piccolo testo che nasce da un testo ben più ampio, ricco e articolato.
Appare giusto che i romanzi non vengano risucchiati nella cronaca e nella comunicazione quotidiana. Confesso, però, che avevo letto il libro quando è uscito e lo avevo lasciato agire nella mia memoria. In questi giorni in cui la polemica sulla chiusura delle scuole in Campania è rimbalzata ovunque, il romanzo mi ha chiesto di avere un altro ruolo e un’altra sorte.

Citazione 2
Cambiò modalità di ricerca, allargando l’ambito ai nominativi coinvolti in processi non in qualità di imputati. Il computer sembrò non credere alle proprie orecchie: davvero vuoi scavare in quella montagna? Titubò, poi, offeso, si mise a elaborare.

Non vi racconterò molto della trama per non privarvi del piacere della scoperta. Vi racconterò, invece, perché sono grato a De Giovanni di aver scritto questo testo e di averlo messo a nostra disposizione proprio in questo strano momento.
Siamo nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, quei vicoli che sono mondo, universo e storia; quei vicoli che sanno essere prigione, condanna e dolore; quei vicoli che sanno essere fermento, colore, esplosione. C’è vita fremente in quei vicoli e lì ha scelto di agire e lavorare la dottoressa Gelsomina Settembre detta Mina.
Mina è una donna bella e sensuale che non riesce, come pure vorrebbe, a nascondere le sue forme e la sua sensualità. Mina non è quella che sembra; Mina non è una figlia dei Quartieri Spagnoli; Mina ha scelto di lavorare lì perché sente il richiamo profondo dell’umanità di quelle donne e di quegli uomini. Il resto su di lei lo scoprirete da soli.

Citazione 3
La donna guardò fuori della vetrata.
Io sono nata e cresciuta in quel quartiere, Rosario. Mi sono innamorata di tuo padre là, ti ho accompagnato a scuola in quelle strade. Conosco tutti, e tutti conoscono me. Non sono giovane, e quella è casa mia. Tu, voi siete la mia famiglia e verrò trovarvi, come verrete voi qualche volta, anche il nonno di Pasqualino vi vorrà vedere e ha il diritto. Ma casa mia è là.

La morte di un vecchio professore porta lo scompiglio nella sua famiglia e nell’intero quartiere. Quel professore era stato un tempo il docente di un malavitoso destinato a ruoli di comando e la cui condotta non può essere macchiata da facili sentimentalismi. Un boss, una moglie, una famiglia e un destino da cercare fra l’inchiesta del maresciallo Gargiulo e del dottor De Carolis e un codice d’onore tutto da rispettare.

La trama si dipana poi tra mille soprese e mille osservazioni. I personaggi si incrociano e si scontrano in un duello che assume toni epici nel suo essere, pur nella piacevole scrittura di De Giovanni, una lotta senza limiti fra bene e male, fra condanna e redenzione. Come nei cicli più noti e disperanti della letteratura transalpina, gli uomini e le donne appaiono segnati da un destino che non ammette anomalie e scappatoie. La violenza sembra essere un destino e nessuno, anche quelli che sanno essere coraggiosi, può avere la forza di sconvolgere i ruoli.

La possibile redenzione, l’inatteso miracolo sono però a portata di mano, nascosti nel rapporto più nobile che può nascere fra i banchi di scuola: l’incontro speciale, unico e denso fra un docente che sa toccare il cuore degli alunni e un alunno che inizia a sognare un uso delle parole nuovo e mai sperimentato. Parole che si possono mettere in ordine senza minacciare, senza prepotenze; parole che sanno raccontare storie e sanno schiudere altri mondi e altre possibilità.

Insegno da tanti anni e sempre con gioia; come migliaia di altri docenti italiani sono stato chiamato ad affrontare le nuove insidie di questa pandemia e la paura di perdere per strada proprio quelli che avrebbero più bisogno di noi.
Da questa breve incursione soggettiva, parte la mia riconoscenza verso De Giovanni: la scuola, la parola, l’attenzione e la letteratura possono ancora una volta delineare una soluzione inattesa e cambiare la vita almeno di qualcuno. Un compito potente, catartico e maieutico insieme, che si definisce e comprende al meglio proprio in quei quartieri in cui la speranza sembra non avere casa e domani.

Napoli sa essere bellissima e oscura; eppure, è proprio in questa contraddizione che può aprirsi ancora lo spazio di una meravigliosa scoperta. La scuola e le donne, che sono le vere protagoniste di questo romanzo, sono alla base di una piccola rivoluzione che porta a mutare il corso di una vita. Sembra poco? Sembra, invece, moltissimo perché ci incita a non perdere mai la speranza di veder nascere qualcosa di bello dalle nostre parole se esse sanno riempirsi della passione del fare.
Un vecchio docente e un gruppo di donne sapranno spezzare le catene della violenza e costruire un futuro del tutto inatteso.
Antonio Fresa

Maurizio De Giovanni
Troppo freddo per Settembre
Einaudi, 2020
Pagine 264; euro 18,50

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