Mauro Calise e Fortunato Musella: Il Principe digitale

history 4 minuti di lettura

Il saggio di Mauro Calise e Fortunato Musella è un’occasione utile in questo momento di mutamento così veloce e articolato.
Gli strumenti, gli spazi e i linguaggi della politica costringono a una seria riflessione sul destino della democrazia e sull’idea stessa di rappresentanza fra derive populiste e illusioni digitali.

L’ingresso nel nuovo millennio e l’avvento di nuovi strumenti di comunicazione e relazione hanno messo in crisi le categorie e i paradigmi del Novecento.
Per certi versi, tutto quello che avevamo appreso e codificato sembra essere entrato in crisi e appartenere già ad un’epoca sconfessata.

Poniamo, fra tante, alcune domande, pur consapevoli della superficialità dei quesiti stessi che servono, quindi, semplicemente ad indicare una direzione di analisi, anche se provvisoria.
Come dobbiamo pensare oggi il rapporto fra eletti ed elettori? Che cosa è il consenso nell’epoca dei “like”? Che ruolo possono svolgere i partiti nella società digitale?

Citazione 1
La nuova fase politica si apre, invece, all’insegna dell’individualismo. A cominciare dai vertici, la preminenza dei capi sulle organizzazioni collettive. I partiti politici che affollano oggi la scena democratica sono spesso così legati al leader da non sopravvivere alla sua fine. Gli esecutivi, anche nei regimi che maggiormente ne garantiscono la collegialità, si presidenzializzano, accentuando il ruolo del premier o del presidente.

In effetti, nel saggio di Calise e Musella, uno dei pregi più manifesti, consiste proprio nella consapevolezza della precarietà delle riflessioni e delle analisi che vengono – a oggi – proposte.
Tra le righe, pur avendo gli autori accettato in pieno la sfida della novità, s’intravede un invito alla cautela e al rispetto di una prospettiva storica tutta da verificare.

Citazione 2
Sono il nuovo oro nero, ambito da imprese e governi di tutto il mondo. Come in passato il petrolio. Tutti alla rincorsa dei dati digitali, le tracce che lasciamo in una realtà virtuale dove fino a poco tempo fa ci sembrava di “andare”, e che invece ha inghiottito le nostre vite.

La facile esaltazione delle trasformazioni e l’entusiasmo della prima ora che non tiene conto dei rischi sono contraddizioni che la “rete” ha già determinato e incontrato sul suo cammino: le prospettive di apertura democratica sono state puntualmente smentite dal monopolio che alcuni attori hanno saputo conquistare; le battaglia per il possesso dei dati degli utenti sembra assumere caratteri distopici e dispotici di difficile risoluzione.
Per evitare innamoramenti, giudizi sommari e attese messianiche che, mentre assumono la complessità della crisi, si limitano a cogliere dei frammenti, è necessario, allora, tener conto del rapporto fra la rete, i social e i partiti.
Questi ultimi, almeno in un primo momento, hanno intravisto nella “rete” una possibile soluzione ad una crisi che attraversavano già da tempo. Le piazze digitali – espressione che è già ampiamente digerita – sembravano in grado di sostituire quelle reali e capaci di dare nuova linfa alle umane sorti e progressive.
Le cose non sono andate così e non basta certamente una piattaforma a perseguire forme di democrazia diretta davvero credibili.
Ad emergere sono, dunque, non i gruppi o i partiti ma i leader che hanno saputo impossessarsi degli strumenti della comunicazione; è bene però ricordare che il paradosso di quest’epoca che sta ancora cercando le proprie risposte è riassumibile nella formula che “chi di comunicazione ferisce, di comunicazione perisce”. Insomma l’ascesa e il declino, nell’era della connessione e della risposta immediata, sono due facce dello stesso problema.

Citazione 3
I leader sanno benissimo che, se da un lato hanno a disposizione potenti mezzi per entrare in una relazione anche emotiva con i cittadini, sono poi costretti a rinforzare continuamente questo legame. Che potrebbe in ogni momento affievolirsi. Nella società della rete è facile entrare in contatto, ancora più facile perdersi di vista.

Gli spunti di riflessione proposti da Calise e Musella sono davvero tanti e meriterebbero una trattazione più precisa e delineata. Ci siamo qui limitati a fornire qualche piccolo spunto.
Le trasformazioni in atto, ci dicono gli autori, sono epocali e ancora da verificare. In altri termini gli strumenti e le categorie di cui ci siamo serviti fino a ieri non possono essere sostituite in tempi brevi.
Uno dei compiti della politica, con una sorta di necessità di sopravvivenza, è proprio quello di ripensare i propri contorni, linguaggi, compiti e finalità per rispondere davvero alle richieste della nuova epoca.

Citazione 4
Ma in quale forma? Per usare la metafora di Machiavelli – e di Gramsci -, chi sarà il Principe digitale? Il leader, che utilizzerà questa tecnologia rivoluzionaria per conquistare – con la fortuna, la virtù e l’inganno – il potere? Il partito, che riuscirà a risorgere dalle sue ceneri per riappropriarsi del primato perduto? O il popolo, che troverà finalmente nella rete la leva per sollevarsi ai vertici della cosa pubblica? La mappa tracciata in questo libro dimostra che la partita è ancora aperta.

Antonio Fresa

Mauro Calise – Fortunato Musella
Il Principe digitale
Editori Laterza, 2019
Pagine 178; € 14,00

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: