Medioevo prossimo venturo

povertà, senza tetto
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La mia generazione è stata abituate a considerare  la storia contemporanea come un divenire verso un sempre maggiore progresso, un miglioramento delle condizioni generali e una diminuzione della povertà e dei poveri.
Questa convinzione ci ha accompagnato fino a qualche mese fa. Poi le cose sembrano essere cambiate, e si sta facendo strada sempre più violentemente la possibilità di un collasso che può far ripiombare indietro la società italiana e tutto il mondo occidentale.
Gli squilibri si stanno accentuando in maniera irreparabile. Le disuguaglianze sociali si evidenziano  sempre più implacabilmente dal 2007, drammaticamente al Sud. I 4 milioni di italiani ricchi (e 40 mila straricchi) continuano a prosperare, mentre la povertà si accentua e coinvolge sempre maggiori fasce di popolazione.


Sleeping in Largo Argentina. Foto Davide Pisano
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Il tema della distribuzione del reddito è tornato prepotentemente al centro del dibattito economico e politico, sia in campo nazionale  che internazionale.
Nel 1983 il 10 % più ricco degli italiani – 4 milioni di contribuenti con un reddito sopra gli attuali 35 mila euro –  rappresentavano il 26 per cento del reddito nazionale, nel 1993 il 30, nel 2003  il 33%, ora  è sopra il 34 per cento. Al momento la metà povera della popolazione possiede il 10% delle ricchezze, mentre il 10%  più ricco il 50%. In Germania (una volta tanto!) le cose vanno peggio e il 10%  ricco possiede il 60% della ricchezza complessiva.
Ai 40 mila, con redditi  da  250 mila euro in su, è andata anche molto meglio. Nel 1983, meno dell’1,50 per cento del totale della ricchezza. Nel 1993, quasi  il 2 per cento. nel 2007, oltre il 3 per cento. Ormai siamo ben oltre il 3,5 [1]. E i nostri milionari sono il 4% dei milionari del mondo! Rapportato alla popolazione nazionale 1.200.000 straricchi su sessanta milioni è un’ottima performance.
Quindi Il processo di progressiva ascesa dei ceti medi si è seccamente bloccato nel 2007 e a un modestissimo aumento dei redditi della borghesia fa riscontro un incremento dei redditi a disposizione dei super ricchi che registra nello stesso periodo un incremento  sensibilmente oltre il doppio! E la ricetta per combattere la crisi è la diminuzione delle garanzie del Welfare.


Red passion. Foto Davide Pisano
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Nel mondo nel 2012 lo 0,6 % della popolazione(29 milioni di persone)  possiede un patrimonio pari 1315 volte la media di  quello di ciascuno dei 3miliardi e 600 milioni più poveri che detengono il 3,3 % del totale delle risorse. Ma nel 2010 il moltiplicatore del patrimonio era solo! ( si fa per dire) 1.077. Quindi da 1.077 a 1.315 in due anni! [2]
Negli Usa nel 1980 il 20 % ricco della popolazione deteneva l’81 % della ricchezza, divenuto l’ 85 nel 2007  e l’87% nel 2009. Il 20% più povero ha ricchezza negativa e debiti superiori al patrimonio [3].

Una delle  spiegazioni nella crescita delle disuguaglianze nelle economie avanzate, a partire dagli anni ottanta e soprattutto negli Stati Uniti viene individuata nei meccanismi della domanda di manodopera qualificata. In particolare, le nuove tecnologie dell’informazione determinerebbero un aumento della domanda (e delle retribuzioni) dei lavoratori più istruiti e dotati di maggiore talento e uno spiazzamento per quelli meno qualificati. (“skill-biased technological change“)
Tutto ciò si riverbera sui salari che decrescono a favore delle rendite, in Italia il calo è stimato fra il ‘76 e il 2006 in 15 punti di PIL (240 miliardi di euro) passati a remunerare i detentori di ricchezza.
Negli stati Uniti il salario  di un capo intermedio ( in termini reali) è fermo al 1973 (30.000$ contro 1.200.000 $ – 40 volte delle famiglie ricche) [4].

Secondo Jacques Le Goff gli economisti sono dei pessimi storici e non tengono conto dei suggerimenti che vengono dalla memoria storica, ma questa situazione si è già riprodotta nel passato e certi ottimismi ostentati, di veloce superamento della presente crisi, sembrano velleitari. Inoltre insistono su ricette che sembrano aggravare la crisi piuttosto che alleviarla e gli interventi sbagliati possono provocare danni inimmaginabili!
Alcuni economisti hanno dimenticato che tante crisi sono state generate proprio dalla finanziarizzazione dell’economia e vinte con fantasie e ricette innovative.
Nell’Olanda del XVII secolo, nella crisi dei “Tulipani”. Il commercio dei bulbi incrementò grazie ad un sistema di vendite simile a quello dei  futures. I compratori fissavano il prezzo dei tulipani in autunno, mai bulbi, pronti a giugno, subivano un gioco al rialzo che ne faceva gonfiare il prezzo; nel 1637 prese il via una spirale inarrestabile di vendite, che fece crollare i prezzi mettendo in difficoltà l’economia olandese che conobbe un momento di recessione, superata  solo col ricorso all’economia reale”.
L’intervento statale nell’economia salvò gli Usa e il mondo occidentale dalla Grande Depressione del 1929 che ha molte similitudini con la crisi attuale: Prima una grande febbre di investimenti, le  politiche speculative delle banche e istituzioni finanziarie, infine il crollo repentino. Ma nazismo, fascismo e seconda guerra mondiale sono collegati alle conseguenze sociali della crisi.


For a cent. Foto Davide Pisano
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Senza ricette salvifiche, quando le tasse sono diventate insostenibili e impoverimento e squilibri sociali insopportabili, l’economia rischia il crollo in ogni momento e la coesione sociale va in frantumi. Il sistema può collassare  come l’impero romano  e in questo caso le conseguenze sono imprevedibili. I prodromi si sono già evidenziati, se qualcuno può sostenere che gli inglesi son ricaduti nel Medioevo: «La povertà è di nuovo equiparata a fallimento morale e debolezza, e l’assistenza pubblica anziché un diritto è un privilegio» [5].
il Censis, già sei anni fa,  aveva richiamato  l’attenzione: «l’Italia è una “poltiglia” che ha smesso di sperare nel futuro, non potete far finta di niente». Disillusa dalla politica e dalle istituzioni, l’Italia si è frammentata  sempre più e, mossa da pulsioni ed emozioni individuali rischia di perdere l’identità collettiva [6]. I movimenti populisti e neofascisti che ci stanno assediando, probabilmente sono ancora poca consistenti per essere minacciosi, ma l’eco mediatica che hanno sollevato le loro proteste, testimonia quanto la stampa e il paese siano pronti a recepire il loro messaggio (per la verità generico e inconcludente).  Ma le conseguenze della destabilizzazione del paese rischiano di avere esiti drammatici senza interventi profondi, seri e innovativi. E Il Medioevo o qualcosa di molto simile e più dietro l’angolo di quanto si possa pensare.
Francesco de Majo

[1] Paolo Acciari e Sauro Mocetti in uno studio di Banca Italia, “Una mappa della disuguaglianza del reddito in Italia”, basato sulla comparazioni dei dati fiscali ufficiali.
[2] “Credit Suisse research Institute: Global Report”, Zurich 2012
[3] Sylvia A. Allegretto, “The state of working America’s wealth, 2011
[4] “World economic outlook globalization and inequality Washington 2007
[5] Barbara Spinelli cita Hilary Mantel “I ribelli dei forconi e i luoghi della vita”, la Repubblica, 18 dicembre 2013
[6] Censis, “41° rapporto sullo stato sociale del Paese. Roma 2007

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