Meglio la suocera che i politologi. Un saggio di Ilvo Diamanti.

Ilvo Diamanti Gramsci Manzoni e mia suocera
history 4 minuti di lettura

Un piccolo ma efficace e particolarmente denso supporto per chi vuole tentare il difficile compito di comprendere la politica e la società italiane degli ultimi vent’anni è senz’altro il volume di Ilvo Diamanti, Gramsci, Manzoni e mia suocera. Il titolo, ad un primo superficiale impatto, potrebbe sembrare bizzarro e ironico, come del resto è lo stile dell’affermato autore: saggista, politologo, giornalista, da sempre attento cronista delle vicende socio-politiche del nostro Paese. In realtà si riferisce, seppur sommariamente, oltre ai due padri nobili della politica e della cultura italiana, anche ad un piccolo ma esaustivo e simpaticamente amaro episodio narrato all’autore da una “politologa” d’eccezione, appunto, la suocera e relativo a quella che l’autore considera e definisce “politica pop”.
Entrando un po’ nello specifico e nelle pagine del saggio, ordinatamente suddiviso in capitoli tematici, come in una investigazione “logica”, la prima impressione che si ha è che Diamanti riesca a scrivere tutto d’un fiato. In questa analisi è facile comprendere, grazie anche alle illustrazioni attraverso esempi e citazioni di diversi autori, intenti a tratteggiare con una linea sottile, ma allo stesso tempo incisiva, i contorni del cambiamento della società italiana, mutata di fronte alle scelte e alle opportunità politiche e istituzionali degli ultimi due decenni.
Si parte da un assunto e cioè che oggi più che mai politica e società camminano insieme. La conseguenza più immediata quindi è che anche il modo “consueto” di osservare e intendere la politica ha lasciato via via sul campo i criteri “classici” e un po’ distaccati della tradizione, soprattutto italiana, per abbracciare nuove modalità, ovvero sposarsi con la sociologia e a volte con la psicologia. Ma in maniera non trascurabile con le persone comuni, con l’uomo della strada, la massaia o la pensionata che si reca a fare la spesa. E questo a dispetto delle idee ragionate che si possono fare gli “esperti”.
La principale trasformazione è quella cha ha riguardato e coinvolto gran parte degli elettori, divenuti potenziali “clienti” che devono “ascoltare”, “assistere” e quindi essere convinti dal venditore di turno ad  “acquistare” il prodotto politico. L’irruzione sulla scena pubblica di Silvio Berlusconi ha contribuito inevitabilmente a questo sostanziale cambiamento, e quella che era l’austerità e l’autorevolezza degli uomini politici di un tempo assume i connotati di una spettacolarizzazione, conducendo il dibattito a una dimensione di “intrattenimento” da talk show. La (gran)cassa di risonanza mediatica, il “marketing” legato al curriculum di ciascuno dei “nuovi protagonisti” dell’assetto istituzionale italiano, si sono impadroniti sempre più delle coscienze “civili” e “civiche” dei nostri connazionali-elettori. Il partito-azienda e personalizzato, dove sempre più spesso appare persino il nome dei candidati nel simbolo presentato, l’atteggiamento sempre più orientato sul concetto di “grande elettore”, le campagne elettorali a colpi (spesso “bassi”) di “fuochi d’artificio”: questi sono gli elementi fondanti del nuovo modo di fare politica che, soprattutto attraverso l’avvento delle “rete”, sembra aver preso irreversibilmente piede.
Eppure, nonostante queste fondamentali “novità”, a dispetto del rampante carrierismo dei nuovi manager della politica, a dispetto della perdita di solidità ideologica, in favore di una decisamente “liquida” (Diamanti cita più volte a tal proposito il grande sociologo Zygmunt Bauman), la società italiana sembra non voler e non dover abbandonare del tutto e definitivamente quell’atteggiamento di forte senso di “adesione” a un “gruppo politico”. Quindi l’autore definisce solo “apparente” il “declino delle appartenenze” ovvero, opinione, tradizione, scambio, che Diamanti indica come tripartizione “tipica” della tipologia di voto, trovano ancora, nonostante tutto, un nutrito sostegno nella “resistenza delle tradizioni politiche territoriali”. Sebbene sia stato accettato e assimilato il tramonto delle ideologie, infatti, nel nostro Paese la suddivisione tradizionale e territoriale delle inclinazioni politiche sembra resistere, seppur mutata dallo scenario globale del tempo in cui viviamo. Il nord-ovest industrializzato e “finanziario” sembra ancora orientato ad un voto di opinione, che risente del momento economico e molto spesso dell’andatura dei mercati. Il nord-est, ex roccaforte bianca delle DC, è ancora influenzato da un clima di forte appartenenza al territorio e alla tradizione agricola e, non trovando spesso naturale corrispondenza nel solo fenomeno “leghista”, è disposta a seguire ancora quelle istanze che si ritengono di una certa derivazione dalla tradizione cattolica. Il centro del paese esercita una forte propensione politica per gli eredi dei tradizionali partiti della sinistra e, salvo isolate eccezioni, il perdurare di questa inclinazione sembra schiacciante. Nel Mezzogiorno lo scenario resta sempre incerto e spesso sembrano prevalere maggiormente ancora preferenze “di scambio”. Atteggiamento del resto tipico delle realtà dove le emergenze sociali sono più tangibili.
In definitiva la trasformazione degli assetti politici appare essere ancora solo “di facciata” e le opinioni o le inclinazioni politiche sembrano tuttora guidate dal “senso comune” a dispetto di quello che dovrebbe essere “buon senso”. Insomma, per seguire Diamanti, nel “cambiamento” si nasconde la “tradizione” che molto spesso nel nostro Paese sembra sopravvivere anche ad evidenti errori, scandali o episodi palesi di mala politica e corruzione.
Il saggio di Diamanti in definitiva è una “bussola”. A chi lo legge o lo leggerà il compito di confrontarsi e cercare di comprendere dove stiamo andando ma soprattutto provare a prevedere dove staremo tra qualche generazione.
Cristiano Roccheggiani

Ilvo Diamanti
Gramsci, Manzoni e mia suocera
Il Mulino, Bologna 2012
pp. 118 – € 10

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article