Memoria, storia, attualità e profezia: Kiefer a Venezia

Anselm Kiefer
history 6 minuti di lettura

Spiegare a parole lo stupore degli occhi non è sempre facile. Perché la mostra di Anselm Kiefer a Palazzo Ducale è qualcosa di estremamente potente, immediato, abbagliante.
Un lavoro pensato nel 2019 e realizzato nell’arco di tre anni in cui il mondo e Venezia hanno subito enormi stravolgimenti. L’opera di Kiefer è stratificata, densa di simbologie e significati, eppure si presta ad una lettura immediata, d’impatto, come se fosse un’epifania.

La Sala dello Scrutinio che, insieme a quella della Quarantia Civil Nova, ospita la mostra Anselm Kiefer. Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce (Andrea Emo), curata da Gabriella Belli, direttrice della fondazione Musei Civici di Venezia, fino al 29 ottobre, non solo è centrale nel Palazzo Ducale ma ha un fortissimo valore simbolico in relazione all’opera del maestro tedesco.
Infatti, come indica il nome stesso, la Sala era il luogo deputato all’elezione del Doge, caratterizzata dalle opere di grandissimi maestri della storia dell’arte, come: Giovanni Bellini, Vittore Carpaccio, Tiziano, Veronese, Tintoretto, con cui Kiefer si è rapportato con semplicità, naturalezza, quasi con confidenza. Nella misura in cui, pur avendoli delicatamente coperti, ha fatto in modo che la loro eco continuasse a far vibrare l’intera sala, attraverso la sua opera che ne riprende i toni, gli accenti, la monumentalità. Tuttavia, la Sala dello Scrutinio, divenne tale solo dopo che il l’incendio del 1577, molto probabilmente doloso, distrusse la grandiosa biblioteca – ivi ospitata – del Cardinale Bessarione: “Nato greco e consacrato cardinale a Roma, umanista cresciuto a Costantinopoli, studioso di retorica e filosofia platonica, cui si deve – spiega la curatrice – uno dei più importanti lasciti culturali alla città di Venezia, codici greci e latini di inestimabile valore, sintesi di una chiaroveggenza culturale che seppe coniugare quell’Oriente e quell’ Occidente che brucia ancora nel corpo vivo della città lagunare”. Episodio che, sublimato, riaffiora nell’opera di Kiefer. Lo stesso titolo della mostra Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce, appare – auguriamoci non profeticamente – in linea con l’ambiente che la ospita, suggestivo memento della fragilità umana nell’evocazione dei libri, dell’incendio e della luce che effettivamente abbaglia, negli squarci luminosi in cui il maestro, emulando gli antichi predecessori, ha usato materiali preziosi come l’oro e l’argento.

Penso che l’urgenza percepita da Gabriella Belli di aprire le sale di Palazzo Ducale al contemporaneo, per riattualizzarle attraverso un’immensa opera pubblica, non sia stata solo attuale ma abbia precorso i tempi. Un’opera come quella di Kiefer, oggi, dopo la pandemia, l’Acqua Granda a Venezia; la guerra in Ucraina, a mio parere, detiene una grande valenza collettiva, politica.
Perché, per quanto nell’ottica dell’autore sia una mostra che racconta, seppur in maniera immediata, non cronologica, la storia di Venezia, associata a quella del Faust, come incontro dinamico tra oriente e occidente, a mio avviso, è davvero un’opera panica.
Memoria, storia, attualità e profezia si contaminano tra loro in quella che, per usare le parole del professor Alessandro Zuccari della Sapienza, con cui ho avuto l’opportunità di visitare la mostra, si potrebbe definire una sorta di “Cappella Sistina Contemporanea”.

Anselm Kiefer palazzo ducale
Anselm Kiefer – Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce (Andrea Emo), 2022, installation view © Anselm Kiefer Photo: Georges Poncet
Courtesy Gagosian and Fondazione Musei Civici Venezia

Nella mia visione, il momento del giudizio, raffigurato dalla bara di San Marco, insieme a quello della salvezza, che si ritrova nel riferimento alla scala di Giacobbe, sono sospesi in un limbo pagano, rappresentato come una magmatica palude, in cui galleggiano simboli inquietanti della contemporaneità. Certo, come accenna Kiefer nell’interessante lettera di accompagnamento al lavoro, il tema trattato, più che l’attualità è la storia di Venezia, in associazione a quella del Faust di Goethe. Tuttavia, per giustificare la mia interpretazione mi appello all’autore, citandolo direttamente: “E potrei continuare, farti conoscere i quadri con tutte le possibili spiegazioni associative, ma è meglio che smetta, perché l’osservatore deve creare da sé il quadro…”
Del resto, mi pare impossibile non percepire un fremito davanti all’angosciante sfilata di divise senza corpi; ai minacciosi missili puntati verso obiettivi sconosciuti o ai carrelli della spesa, che riportano la mente a tutti i profughi causati dalle guerre, dall’Ucraina, allo Yemen, all’Afghanistan, alla Libia, alla Palestina, che infiammano e devastano il mondo.

Devo ammettere che, in tutto questo bagliore abbacinante, questo turbinio denso di immagini stratificate, nel quale il visitatore si ritrova improvvisamente immerso, costretto a fare fisicamente i conti con una realtà sovrastante, c’è una nota che stona. Il titolo. Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce. Perché, al contrario di Kiefer e Andrea Emo (1901-1983), filosofo a cui l’artista, da sei anni a questa parte, fa riferimento, non posso fare a meno di pensare che i libri, intesi come simbolo universale di cultura, speranza e conoscenza, nell’accezione più ampia del termine, possano essere lo strumento cardine per trasformare il mondo in un posto migliore. Dal momento che, solo la curiosità, la comprensione e l’accettazione del diverso possono porre fine ad ogni forma di violenza, aprendo finalmente la strada alla pace.
Non so se con questa frase Andrea Emo abbia voluto lanciare una provocazione o intendere altro, anche se non credo, visto che mi pare che il centro del suo pensiero sia legato all’equazione essere=nulla di heideggeriana memoria, come specifica Kiefer nella citata lettera a Gabriella Belli: “L’attimo ha il suo fondamento nel futuro, ma allo stesso tempo dobbiamo eliminarlo” oppure: “ciò che appare è soltanto la presenza completa, effettiva del Nulla.”.

L’arte deve essere immediata e alla portata di tutti – il che non significa semplice o banale – come dimostra e dichiara Kiefer, con questa sua opera mastodontica che, seppur realizzata nell’arco di tre anni, si presta ad una lettura immediata e dirompente.

Ludovica Palmieri

Palazzo Ducale – Venezia
Musei Civici Venezia
26 marzo – 29 ottobre 2022
Anselm Kiefer
Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce (Andrea Emo)
a cura di: Gabriella Belli e Janne Sirén

canale telegram Segui il canale TELEGRAM

-----------------------------

Newsletter Iscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condividi l'articolo.
Condividi la cultura.
Grazie

In this article