Meningite

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La meningite è una malattia infettiva che provoca un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale (le meningi).
La forma virale, detta anche meningite asettica è quella più comune e, solitamente, non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di una decina di giorni. La forma batterica è, invece, più rara ma estremamente più seria e può avere conseguenze letali. I batteri potenzialmente responsabili sono diversi. Il più temuto è il Neisseria meningitidis detto meningococco, di cui esistono diversi ceppi; tra i più comuni: A, B, C, Y e W135. Altri agenti batterici causa di meningite sono lo streptococcus pneumoniae (pneumococco) e l’haemophilus influenzae tipo b.
Solitamente, l’infezione origina in un altro punto del corpo, soprattutto nelle vie respiratotie, per poi raggiungere le meningi attraverso il flusso sanguigno. Rarissimamente, invece, l’agente infettivo raggiunge le meningi da siti contigui come complicanza, ad esempio, di otiti o sinusiti, o direttamente da un’infezione a livello cerebrale derivata da una frattura del cranio.

Il tempo di incubazione varia a seconda dell’agente causale. Di solito va dai 3 ai 6 giorni nelle forme virali; un po’ più lungo, ma mai superiore ai 10 giorni (tempo massimo previsto per la sorveglianza sanitaria!) nelle forme batteriche.
I primi sintomi della malattia sono aspecifici: sonnolenza, cefalea, inappetenza. In genere, però, dopo 2-3 giorni si assiste ad un drammatico peggioramento: compaiono nausea e vomito, febbre di solito elevata, pallore, intolleranza alla luce, rigidità della nuca; il paziente tende spontaneamente ad assumere una postura “fetale” (posizione a “cane di fucile”) .
Nei neonati alcuni di questi sintomi non sono molto evidenti, mentre può esserci un pianto continuo, irritabilità, sonnolenza al di sopra della norma, e scarso appetito. A volte si nota la tensione al tatto delle “fontanelle”, di quei punti, cioè, dove le ossa del cranio non sono ancora saldate completamente.
Indispensabile per la diagnosi è l’esame del liquido spinale, con analisi citochimica e colturale.

Il trattamento deve essere tempestivo. La meningite batterica viene trattata con antibiotici; la cura è più efficace se il ceppo agente dell’infezione viene caratterizzato e identificato. Nel caso di meningiti virali, non c’è cura antibiotica, ma la malattia è meno grave e i sintomi si risolvono di solito nel corso di una settimana, senza necessità di alcuna terapia specifica.

Per quanto riguarda la profilassi, va ricordato che in Italia sono attualmente disponibili i seguenti vaccini:

1. vaccino contro l’Emofilo, già offerto attivamente ad oltre il 95% dei nuovi nati in Italia
2. vaccino contro lo Pneumococco, da tempo disponibile in Italia ed offerto attivamente almeno sulla metà del territorio italiano e di prossima estensione in tutta Italia.
3. vaccino contro il Meningococco di tipo C, da tempo disponibile in Italia ed offerto attivamente almeno sulla metà del territorio italiano e di prossima estensione in tutta Italia.

In relazione ai casi di meningite registrati in questi ultimi giorni, ed in particolare in Veneto, il Ministero della Salute ha ritenuto utile fornire un quadro complessivo della situazione sia dal punto di vista epidemiologico che da quello della prevenzione e del controllo della malattia.

Nonostante la meningite sia in costante diminuzione, ogni anno in Italia si verificano circa 900 casi di meningite batterica. Di questi, circa un terzo è causato dal Meningococco (prevalentemente di gruppo C), un altro terzo da Pneumococco, mentre i restanti casi sono causati da tutti gli altri batteri insieme, compreso l’ Emofilo, ormai quasi sconfitto grazie alla vaccinazione specifica di massa dei neonati già attiva in Italia da 7 anni.

In Italia il tasso di incidenza di meningite meningococcica, che è quella più contagiosa, è tra i più bassi in Europa. «Negli ultimi 7 anni si sono registrati 447 casi di meningite da meningococco di gruppo C con 63 decessi (tasso di mortalità:14%). Dal gennaio al settembre del 2007 sono stati notificati 20 casi di meningite C e 2 decessi (non includendo quelli attuali): dopo un rapido aumento dei casi in Italia tra il 2000 ed il 2005 c’è stata una significativa riduzione dei casi nel 2006-2007, molto presumibilmente attribuibile all’incremento dell’offerta vaccinale specifica» [1].

Il meningococco è abitualmente presente nelle prime vie respiratorie, senza dare alcun problema, nel 10% della popolazione (portatori); di questi solo l’1% ha un rischio concreto di sviluppare la malattia.

Il batterio non riesce a sopravvivere nell’ambiente, né in alimenti, bevande o su oggetti; il contagio, pertanto, avviene da persona a persona con contatti stretti, in ambienti affollati. Ciò rende inutili disinfezioni ambientali come misura anti-epidemica.

Gli episodi epidemici sono assolutamente infrequenti mentre la maggioranza dei casi del nostro Paese si presenta come casi sporadici: «Almeno 2/3 dei casi in Italia sono segnalati come sporadici, mentre non sono rari piccoli focolai epidemici (cosiddetti ‘cluster’): negli ultimi 7 anni abbiamo avuto in Italia 48 piccoli cluster definiti come almeno 2 casi nell’arco di 30 giorni in un raggio di 50 Km (2-5 casi) di questa malattia. La stragrande maggioranza di questi cluster si è verificata nelle Regioni del centro-nord» [1].

I casi sporadici, come quelli che si stanno registrando in diverse parti del Paese contemporaneamente o subito dopo l’episodio epidemico veneto, rientrano pertanto nella assoluta normalità epidemiologica della meningite in Italia. Nei mesi invernali e primaverili, infatti, ci si attende il verificarsi di casi di meningite quali quelli segnalati in più città in questi giorni ed è ragionevole aspettarsi numerose altre segnalazioni, almeno fino alla fine del prossimo mese di aprile .

I focolai epidemici, come quello veneto, sono, invece, il prodotto di una concomitanza accidentale di diversi fattori predisponenti: locali affollati, contatti stretti e presenza di molti individui non vaccinati e provenienti da zone del mondo ad alta suscettibilità alla malattia; a ciò va aggiunto, presumibilmente, la particolare aggressività dei ceppi di meningococco responsabili.

Nel corso di episodi epidemici è raccomandata la chemioprofilassi antibiotica specifica da estendere a tutti i soggetti che abbiano avuto contatti, anche episodici, con i casi, nel periodo tra l’esposizione e la manifestazione della malattia. L’antibiotico piu’ utilizzato per tale scopo è la Rifampicina, da somministrare entro le 72 ore dall’esposizione (2).

La strategia di una vaccinazione delimitata alla zona epidemica è quella raccomandata dall’Oms e dalle massime autorità scientifiche internazionali: si rende necessaria un’ampia diffusione del vaccino antimeningococcico C tra la popolazione della zona interessata.

Il vaccino oggi disponibile contro il meningococco C è di tipo coniugato; è attivo entro 2 settimane dalla somministrazione, ma è efficace anche contro la semplice infezione asintomatica: abbatte così il numero dei portatori sani, riducendo drasticamente la circolazione del germe.
Invece nelle regioni dove la meningite da meningococco C appare avere l’andamento endemico consueto stagionale, la vaccinazione è indicata solo per tutti i nuovi nati, non ravvedendosi alcuna necessità di estenderla ad altre fasce di popolazione.
Bruno Mayol

[1] Comunicazione del Ministro al Senato – 21 dicembre 2007
[2] Circolare ministeriale n. 3 del 13 marzo 1998

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