Micro e nanoplastiche: i danni alla salute

plastiche e microplatiche

Coloro che hanno all'incirca la mia età, sono cioè in pensione o in odore di essa, ricorderanno di aver vissuto l'epopea sull'uso delle plastiche e di quanto si gridasse al miglioramento delle nostre condizioni di vita quando se ne diffuse l'uso, soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, molto tempo dopo cioè della scoperta di questi materiali. Mancava allora la conoscenza approfondita dell'altra faccia della medaglia, cioè di quanto l'uso sfrenato, maldestro ed incontrollato di questo materiale divenuto di uso pratico e dilagante, potesse nuocere a ed ambiente. In pratica in soli tre o quattro decenni si era passati da entusiasmo generato dal prodotto-prodigio a minaccia dalla difficile soluzione.

Una pubblicazione apparsa sul New England Journal of Medicine (NEJM) che ha anche dedicato allo studio di Raffaele Marfella ed altri [1] un editoriale, legittima ed ingigantisce le preoccupazioni che pure erano state annunciate circa la presenza di particelle di plastiche nell'organismo umano.
Il prof. Marfella lavora presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate, Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, prima firma del lavoro al quale hanno contribuito anche altri centri tra i quali l'IRCSS di Milano, le Università Politecnica delle Marche di Ancona, La Sapienza di Roma, l'Università degli Studi di Salerno, e l'IRCSS INRCA di Ancona e l'Harvard Medical School di Boston.
Quel che viene dimostrato è che residui di plastiche – microplastiche e nanoplastiche [2] sono state trovate nei depositi di grasso all'interno dei vasi, le così dette placche. La natura di queste plastiche rilevate mostrava essere costituita da polietilene o polivinilcloruro, il noto PVC. Sono due materiali plastici tra i più diffusi nel mondo. Del resto è abbastanza noto e supposto da tempo che l'uso di microplastiche che espone gli esseri viventi a subirne in qualche modo l'assorbimento era da tempo stato individuato come ipotesi di aumentato rischio cardiovascolare. Con i dati diffusi dal lavoro si è dimostrato che, la presenza di plastiche nelle placche aterosclerotiche [3] almeno raddoppia la possibilità di incorrere in ictus o del miocardio (IMA) rispetto a chi ha placche senza presenza di microplastiche.

Come si diceva la notizia sull'assorbimento delle plastiche era già da tempo nota, e non solo sui pesci anche se di grandi profondità, ma anche nei tessuti dei nostri organi come degli animali che potremmo ingerire o su altro. Erano state rilevate presenze molto preoccupanti nella placenta, nello sperma ma anche nel latte materno, nel fegato, polmone, e cuore [4].
Nello studio sono state analizzate al microscopio elettronico le placche asportate attraverso endoarterectomia a 265 pazienti di oltre 65 anni, asintomatici, che sono stati anche seguiti nel decorso post operatorio per 34 mesi circa. I dati raccolti hanno mostrato un inquinamento delle placche, come detto da PE e PVC, che le rendevano meno solide e più friabili cioè a rischio di pericolose rotture a causa di uno stato infiammatorio causato dalle infiltrazioni delle plastiche stesse. Questo stato aumentava il rischio di ictus ed IMA almeno del doppio. Precisamente nel 58,4 % dei pazienti erano rilevate presenze di polietilene e del 12,5 % di polivinilcloruro. Già studi precedenti avevano dimostrato negli animali di laboratorio che piccoli frammenti di plastiche possono indurre infiammazione dell'endotelio all'interno di vasi che induce una instabilità della placca che potrebbe produrre pericolosissimi trombi. Parallelamente se presenti nel tessuto cardiaco potrebbero, attraverso sempre l'induzione di infiammazione, sviluppare fenomeni fibrotici o rilasciare particelle che si riversano nel torrente sanguigno per poi andare ad occludere piccoli vasi in modo da generare necrosi dei tessuti. Insomma la friabilità e la possibile rottura dei tessuti significano maggior rischio cardio vascolare.
Come le plastiche si addensino nelle placche e negli altri tessuti è stato oggetto di valutazione in altri studi e ragionevolmente si è ipotizzato che questo sia stato possibile attraverso ingestione ed inalazione. È noto infatti che tanti sono i meccanismi di rilascio di micro particelle di ad esempio negli usi in cui i materiali sfregano e rilasciano piccoli frammenti, le frenate degli autoveicoli con l'usura dei componenti come freni e pneumatici, oppure attraverso l'ingestione di pesci, mitili e crostacei contaminati, oppure uso di vaschette e contenitori di alimenti come pure il semplice sale usato in ogni cucina. Ovviamente il percorso da compiere per confutare il vecchio assunto del basso costo, falsamente basso costo rispetto ai danni a salute e ambiente procurati, di questi materiali inizialmente giudicati utilissimi è ancora lungo e difficilmente percorribile per annullare effetti che ormai paiono irrecuperabili.
Occorre però dare alla luce di quanto dimostrato una ulteriore impronta affinché si riduca ulteriormente l'uso a volte superfluo delle plastiche nei monouso [5]. In UE è stata appena divulgato un accordo secondo il quale vengono banditi gli imballaggi in plastica con l'eccezione però che riguarda le buste dell'insalata dei produttori italiani. Il problema è che nelle ipotesi sulla produzione di plastiche si spiega che essa raddoppierà entro il 2040. Si pensi anche che esperimenti hanno rilevato che alcuni piccoli crostacei abbiano sminuzzato un sacchetto di plastica in 1 milione e 750 mila piccolissimi frammenti [6].
Alla luce dello studio occorrerà dare una impronta accelerata affinché politica, aziende e opinione pubblica possano al più presto incontrare le necessarie motivazioni a salvare il salvabile.
Emidio Maria Di Loreto

[1] Microplastics and Nanoplastics in Atheromas and Cardiovascular Events | NEJM
[2] Le microplastiche da 1µm – micrometro cioè milionesimo di metro secondo il sistema internazionale SI; cosa che un tempo era identificato come micron indicante la stessa misura. – fino a 5 mm. Le nanoplastiche con dimensioni inferiori ad 1 µm.
[3] Placca aterosclerotica: degenerazione della parete interna dei vasi arteriosi dovuta ad accumulo di grassi, colesterolo e tessuto cicatriziale.
[4] Valentina Arcovio, Il Fatto Quotidiano, Microplastiche nelle placche delle arterie, uno studio italiano dimostra: raddoppiato il rischio di infarti e ictus, 7 marzo 2024.
[5] Lorenzo Misuraca, Il Salvagente, Imballaggi, accordo in Ue: via i monouso in plastica, ma i produttori italiani “salvano” le buste per l'insalata, 5 marzo 2024.
[6 Laura Parker, National Geogrophic Italia, Buste di plastica: i divieti in aumento sono efficaci?, 16 giugno 2020.

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