Milano-Sanremo. Nibali, la fantasia al Poggio

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Ci siamo innamorati di uno sport da bambini vedendo le imprese di un campione, nel mio caso con mio padre. Poi quegli sport hanno, in parte, perso il significato originario ed autentico. Il ciclismo era lo sport della fatica, della generosità dei tanti, gregari e mezzi campioni. Gente che si allena con tutte le situazioni meteorologiche, sempre all’aperto, rischiando la vita talvolta (basti pensare al povero Scarponi).
Pochi geni, pochissimi fuoriclasse, coloro che pur facendo fatica sembravano non farla; l’ultimo è stato Marco Pantani, corridore di un’altra categoria. Diceva che andava così veloce in salita per abbreviare la fatica di salire in vetta alle cime più impervie. In realtà faticava anche lui ma andava talmente più forte degli altri che non sembrava. Sappiamo come è finita quella storia, ho già scritto di tutta la mia tristezza ed amarezza. Uno come Pantani nobilitava qualsiasi corsa corresse; un anno ha addirittura attaccato alla Sanremo a 50 km. dall’arrivo, rendendo la corsa bellissima.

Poi sono gli arrivati gli iperspecialisti: l’emblema di questo mondo è Chris Froome. Il campione britannico corre per vincere una o due corse l’anno, il Tour ed un’altra corsa a tappe, tutto il resto è preparazione. Ha a propria disposizione una super squadra, costosissima e dominante quando vuole.
Poi arriva lui, lo Squalo dello Stretto, Vincenzo Nibali e vince, di seguito, le ultime due classiche monumento corse in Italia: il Lombardia 2017, adatto alle sue caratteristiche, la Milano-Sanremo 2018, la corsa meno accessibile in assoluto per le sue doti. Attenzione, Nibali non è Pantani, non è un fuoriclasse di quelli che nascono ogni millennio. È un grandissimo campione ma non è il fuoriclasse romagnolo, corridore unico nella storia del ciclismo per doti ed imprese. Conosco solo un altro campione che riesco a paragonare a Pantani, Maradona. Amici malati di altri sport mi dicono che Valentino Rossi può essere considerato un campione di tale levatura per il suo sport ed altrettanto mi dice Paolo di Roger Federer, lui lo definisce il tennis in assoluto. Mi piace molto vedere questi due campioni ma non riesco ad esprimermi sulla paragonabilità ai due mostri sopra menzionati, i due miei idoli assoluti: Pantani e Maradona.

Lo Squalo non è a questi livelli ma è riuscito a far saltare il banco. La vittoria di Nibali a Sanremo è stata fantastica. Il banco salta grazie al coraggio ed alla fantasia di questo campione, non uso questi due aggettivi a caso. Chiunque abbia seguito la carriera dello Squalo sa che queste due caratteristiche sono state essenziali per i suoi successi ma anche per le sue poche sconfitte. Nibali nasce come grande promessa del ciclismo italiano, studia disciplinatamente imparando quanto necessario anche da un grande campione come Ivan Basso, suo capitano ai tempi della Liquigas. Era pronto per essere uno dei campioni di oggi, vincitore dominante di un Giro d’Italia preparato benissimo e stravinto con successi dal primo all’ultimo giorno. Ma Vincenzo è molto più di ciò, è un corridore all’antica che con generosità corre quasi tutte le corse della stagione, inventando soluzioni di corsa inattese che danno spettacolo e gioia al pubblico. La vittoria al Tour, in maglia da campione d’Italia è un capolavoro di inventiva e fantasia. Vince una tappa in Inghilterra, credo a Sheffield, con una volata meravigliosa, vittoria che gli da la maglia gialla. La sorpresa è che non la molla più. Nella tappa che si corre sul percorso della Parigi-Roubaix, sotto la pioggia, Nibali sfrutta le sue doti di passista ed attacca senza pietà; Froome cade e perde il Tour. La fantasia ed il coraggio di Nibali, la sua classe, lo portano in giallo a Parigi. Lui non era il corridore più forte per quella corsa alla partenza, non aveva la squadra più forte ma grazie alla sua fantasia ed al suo coraggio ha vinto. Perde un mondiale ed una Olimpiade per la sua modalità di corsa coraggiosa e spregiudicata, particolarmente rovinosa la caduta di Rio de Janeiro dove stava correndo benissimo e stava riuscendo la sua impresa di portar via una fuga vincente.

Ma a Sanremo ha fatto un capolavoro: l’attacco sul Poggio è stato perfetto e meraviglioso, tutta la condotta di corsa, sempre in prima fila, è stata perfetta. Poi una discesa coraggiosa ed estrema, come altre mille di Nibali lo porta da solo sull’Aurelia. Duemilatrecento metri di pianura a tutta ed il fuoriclasse messinese vince la sua prima Sanremo. Erano tanti anni che un corridore non riusciva ad arrivare da solo a Via Roma, erano tanti che un vincitore delle grandi corse a tappe non vinceva la Sanremo, credo addirittura dalle vittorie di Laurent Fignon e Francesco Moser, nel suo 1984 magico. Un corridore antico, quindi, che ci riporta al passato, all’idea che gli specialisti possono essere battuti dalla classe, dal coraggio e dalla fantasia di un campione come lo Squalo dello Stretto. Ho visto la corsa con una persona che non ha mai guardato prima il ciclismo ma che all’ultimo chilometro di Nibali si è entusiasmata quanto e più di me. La forza delle imprese, la forza della fantasia, di ciò che non è scontato per la super forza di qualcuno ma che si costruisce lungo la strada, con l’inventiva. Grazie Squalo!! Se dovessi paragonarlo ad un campione di ere precedenti penserei a Francesco Moser. Dal punto di vista tecnico sono molto diversi: Moser era quasi fermo in salita ma fortissimo a cronometro, Nibali è un ottimo scalatore ed un buon cronoman ma in volata più scarso di Moser. Ciò che li accomuna è il coraggio e la fantasia. Anche Moser era uno che costruiva le sue vittorie con l’inventiva e con la fantasia. Corridore di grande coraggio e forza di volontà. Due meravigliose storie del ciclismo italiano.
Vittorio Fresa

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