“Mitica Futura (Itinerari poetici nel mito di ieri e di oggi)” La poesia e l’arte della manutenzione del mito

Mitica Futura Anna Laura Bobbi Floriana Coppola
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Il racconto del mito non conosce una sola versione; il mito si presta a essere raccontato nuovamente; il mito fa da ponte fra la tradizione e il futuro. Ne volete una prova? Mi sono “impossessato” dei testi che compongo la doppia silloge poetica – Mitica Futura di Anna Laura Bobbi e Floriana Coppola – e ne ho accettato i rimandi e ascoltato le mitiche evocazioni.
Seguendo i versi, sono stato suggestionato e costretto a ripercorrere il mio rapporto con il mito e gli Itinerari poetici nel mito di ieri e di oggi.
Ho compreso, alla fine della strada che v’invito a percorrere, il senso di quest’operazione e del titolo scelto dalle due autrici.


Promontorio. Foto di Enzo Papa

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Il mito è, in realtà, nel suo essere passato, sempre futuribile; il mito è, nel suo essere origine, sempre un’apertura di senso; il mito è, nel suo essere materiale già posto per il racconto, sempre il segno della disponibilità a una successiva narrazione.
La potenza del mito si colloca, quindi, in questo suo prestarsi a essere “primitivo” ma anche “ulteriore”; nel suo essere disposto a seguirci, soltanto perché ci precede; il mito è sempre un poco più largo come significato, più avanti come attesa, più prossimo a quel sogno che andiamo inseguendo.
Il mito accade ogni volta che qualcuno, raccontandolo, lo reinventa e lo rinnova: il mito non è mai già stato del tutto; il mito avviene, mentre una voce poetica lo racconta, simile e dissimile a un tempo.

“Ma quando invece si indaga sull’anima, sulle emozioni antiche: sulla gioia o sulla rabbia, sulla tristezza o sulla tragedia….strettamente incastonate come sono in frammenti di racconti mitologici come conchiglie in una roccia arenaria…. quando si declama ad alta voce, amore ed odio, allora non c’è dubbio alcuno: siamo in terra di poesia.” (Francesco Escalona)

La poesia si assume, quindi, il compito di provvedere alla manutenzione del mito, rivedendolo, rilanciandolo, raccontandolo ancora una volta, ancora una volta per sempre.
Le autrici – Anna Laura Bobbi, narnese e Floriana Coppola, napoletana – ci guidano in un itinerario poetico nei miti di ieri e di oggi.
In realtà le due “guide” ci costringono a leggere i loro intensi testi, preparandoci a una sorpresa e a una serie d’incontri che potrebbero sulle prime apparirci inattesi.
Insieme ai classici nomi della mitologia – quelli che presumiamo di conoscere già bene – incontriamo testi poetici dedicati a Fabrizio De André, Artemisia Gentileschi, Edith Piaf, Vincent Van Gogh, Carmelo Bene, Moebius, l’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, Antonio Gramsci, Fausto Coppi, Amy Winehouse, Chet Backer, Pierpaolo Pasolini, Ernest Hemingway, Philippe Petit, Marylin Monroe, Alda Merini, Virginia Woolf, Maria Callas, Mahatma Gandhi, Giovanna d’Arco, Pina Bausch.
Tra i tanti criteri per valutare il valore di un testo o di un libro, porrei in questo caso l’urgenza che “Mitica futura” ha fatto sorgere in me di andare a rileggere e rivedere diverse voci sull’essenza e il portato dei miti.

Moderni giganti. Foto Enzo Papa

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Di Prometeo si narrano quattro leggende: secondo la prima, poiché aveva tradito gli dèi per gli uomini, fu incatenato al Caucaso, e gli dèi mandavano delle aquile a divorargli il fegato, che continuamente ricresceva.

Secondo la seconda, Prometeo per il dolore dei colpi di becco, si addossò sempre più alla roccia fino a diventare una sola cosa con essa.

Secondo la terza, nei millenni il suo tradimento fu dimenticato, dimenticarono gli dèi, le aquile, lui stesso.

Secondo la quarta, ci si stancò di lui che non aveva più ragione di essere. Gli dèi si stancarono, si stancarono le aquile, la ferita, stanca, si chiuse.
Restò l’inspiegabile montagna rocciosa.
La leggenda tenta di spiegare l’inspiegabile. E dal momento che proviene da un fondo di verità, deve finire nuovamente nell’inspiegabile.” (Franz Kafka)

Partiamo dalla curiosità
L’interesse per il mito e per i suoi racconti non ci abbandona. Nomi, azioni e fenomeni sono presentati attraverso le narrazioni che ci coinvolgono e ci confortano.
Nel corso dei secoli, seguendo le tradizioni a noi più vicine, potremmo individuare una lunghissima teoria di opere che tentano di interpretare il mito entro una cornice teorica o entro una cornice narrativa.
Mantenendo il discorso al livello molto riassuntivo di un’analisi generale, possiamo segnalare, almeno, tre diverse tendenze che hanno indirizzato il rapporto con il mito e la mitologia.

Il linguaggio razionale, dimostrativo, esplicativo, non è originario, si radica nel linguaggio semantico, indicativo, che crea attingendo direttamente alla fonte dei “segni” arcaici.” (Ernesto Grassi)

La prima ha inteso il mito e il mondo del mito come un luogo di partenza dell’avventura del logos e della conoscenza, prima filosofica e poi scientifica.
Secondo questa linea di sviluppo, la mentalità mitica è stata vista come un retroterra che ha preparato l’avvento di una conoscenza più organica e razionale. Del mito, secondo questa costante demarcazione, resterebbe l’interpretazione che è resa plausibile per l’intervento di una ragione divenuta ormai adulta.
In questa direzione la commistione fra l’orizzonte mitico e l’orizzonte magico appare evidente: il vero momento della conoscenza è rappresentato dal superamento di un atteggiamento presentato come primitivo e incoerente.
Questo processo tende, per così dire, a consumare il mito nella sua interpretazione e lo rende disponibile come un termine di paragone per un atteggiamento che ambisce a presentarsi come completamente diverso.

I miti sono storie con un alto grado di stabilità nel loro nucleo narrativo, e con una variabilità marginale altrettanto marcata. Queste due caratteristiche ne facilitano la tradizione: la loro stabilità stimola a riconoscerli anche in rappresentazioni artistiche o rituali, la loro modificabilità sollecita a sperimentare mezzi nuovi e personali di presentazione. E’ il rapporto di “tema con variazioni”, la cui attrattività per compositori e ascoltatori ci è nota dalla musica. I miti non sono dunque come dei “testi sacri”, nei quali non si può cambiare nemmeno uno iota.” (Hans Blumenberg)


Sublime. Foto Enzo Papa

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La seconda tendenza ha intravisto nel mito, con accenti assai variegati nelle diverse discipline – psicoanalisi, etnografia, filosofia, antropologia – una diversa forma della relazione fra uomo e realtà o un diverso approccio alla definizione di quest’ultima.
Con questa impostazione, il mito assume il valore di una struttura permanente dell’esperienza, e, comunque, capace – rispetto a un assoggettamento del mondo alle esigenze pratiche dell’uomo – di svelare i nostri bisogni e pensieri più profondi.
In questo modo, il mito svolge la funzione di metterci sulla strada giusta per svelare le nostre perplessità e le nostre insoddisfazioni, rispetto alle forme che il nostro “sviluppo” socio-economico ha assunto.
Il mito si riposiziona come avvertenza lungo la strada del sacro o di una pretesa all’immensità.
Il mito e la sua analisi ci dicono con continuità e, quindi, con la possibilità di “paragonare” le varie epoche, che cosa riteniamo di aver perso e/o di aver guadagnato, lungo lo sviluppo storico delle nostre società prima moderne e poi postmoderne.
I miti di ieri e i miti di oggi s’incontrano e si stringono intorno a noi come strumenti per fare il punto della situazione.

Da una parte l’ideale illuministico di una razionalità finalmente dispiegata e adulta, dall’altra la nostalgia romantica per le origini e la tradizione. Istanze, entrambe, a loro modo “necessarie”….: rivendicare con i romantici il valore di verità del mito però restando illuministicamente fedeli alla ragione e al suo compito, avanzare la possibilità di un pensiero insieme mitico e razionale, prendere sul serio l’idea suggerita da Herder in un orizzonte ancora illuministico e poi rilanciata da Schelling in chiave romantica di una “mitologia della ragione”.” (Sergio Givone)


Statua o della memoria. Foto Enzo Papa

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Quale strada ci resta, dunque, per evitare i rischi o i limiti delle prime due che abbiamo brevemente descritto?
La terza è l’avventura dell’arte, nelle sue varie forme, e della poesia, in particolare, dello sforzo di “narrare” continuamente un racconto mitico simile a quello della tradizione e, contemporaneamente, sempre nuovo: per il semplice fatto di essere ridetto con parole, segni e rimandi sempre in divenire, il mito sa essere passato, presente e futuro.
In questa ipotesi, il mito è il sottofondo invisibile di ogni momento storico e di ogni storia individuale; esso si rende visibile in un veloce passaggio, in un balenare appunto.
Il mito ci dice che ogni raccontare, ogni raccontarsi, ogni poetare si collocano, nell’orizzonte di quello che definiamo come “umano”, di quell’immensa fatica di cogliere l’ineffabile, di quella bellissima esperienza della parola che ci fa sentire sempre parte di una “compagnia”. Nulla si crea, nulla si distrugge: tutto si reinventa.

Mythos designa la parola nei suoi differenti livelli di articolazione: la singola parola che esce dalle labbra di qualunque soggetto parlante; una sequenza di parole che si organizzano in un discorso; un discorso che ha lo scopo di raccontare una storia, una narrazione, quindi; infine, un certo tipo di narrazione, sospesa tra realtà e immaginazione, che trasmette racconti antichi e venerabili.” (Giulio Guidorizzi)

Antonio Fresa

Anna Laura Bobbi
Floriana Coppola
Mitica Futura
(Itinerari poetici nel mito di ieri e di oggi)
2013, Dalia Edizioni
180 pagine, € 13,00

Per saperne di più
Francesco Escalona, “Introduzione a Mitica Futura”
Franz Kafka, “Racconti“, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore
Ernesto Grassi, “Potenza dell’immagine“, Guerini e Associati
Hans Blumenberg, “Elaborazione del mito”, Il Mulino
Sergio Givone, “Introduzione a Manfred Frank“, Il dio a venire, Einaudi
Guido Guidorizzi,  “Introduzione a Il mito greco“, vol 1, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore

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