Mondiale di Pallavolo: Italvolley dall’illusione alla delusione

history 7 minuti di lettura

Che il Paese sia provato è un dato di fatto. Che nella difficoltà stia perdendo anche le certezze che lo avevano contraddistinto nelle attenzioni sociali, assistenziali, culturali, educative ne è anche una conseguenza scontata, ma ingiustificabile. Che sia in attesa spasmodica di un piccolo segno per riaccendersi nell’illusione di fasti antichi, ma al momento non disponibili, per adesso è dimostrato dal Mondiale 2018 di Pallavolo organizzato tra Italia e Bulgaria.

È vero vi era stato l’aiutino di giocare in casa in una cornice ben confezionata, il Foro Italico per partire, il tempio del tennis imprestato al Volley seppur con il cielo di Roma come soffitto che può trarre in inganno i pallavolisti abituati ad una volta da palazzetto. Con i giapponesi che adorano le nostre vestigia, quelle romane in modo particolare, ed Italvolley che apre accendendo speranze che poi a Firenze si esaltano in un entusiasmo che per gli addetti era ancora ingiustificato. Si ipotizzava, quelli che ne masticano almeno lo facevano, che le gare effettuate non erano probanti per una condizione che desse garanzie di podio. Magari era proprio così, ma Roma e Firenze e appena dopo Milano, erano bastate a riaccendere entusiasmi difficili da tenere inesplosi. Era come ci fosse un tacito accordo tra tifosi timorosi di non poterlo fare in un momento che conta, tanto valeva approfittare da subito di quel che passa il convento.
Insomma si era subito preferito cavalcare un’infatuazione effimera, alimentata da un generale spettacolo che scaturiva per lo più da un uso psichedelico di suoni, luci ed animazione ben recepita che rendeva gradevole e coinvolgente la partecipazione di tifosi e spettatori.

Lo spettacolo però può aiutare a galvanizzare ma…non insegna i fondamentali e non dà la giusta condizione psicologica per affrontare gli avversari. A questo si era anche aggiunto un giustificato sospetto su una manifestazione che fa ricorso, nella parte finale, al sorteggio per gli abbinamenti dei qualificati, mentre chiarezza iniziale vorrebbe tutto già definito dal tabellone di partenza; come avviene nelle altre discipline. Insomma qualche presa di corpo sui sospetti di aggiustamenti, come storia insegna, che oggi, prelevando ipoteticamente dal dizionario coniato per il volley dal grande Lucchetta, potremmo dire …. preconfezionati biscottosi raggruppamenti.

Puntuale arriva la partecipazione di Italvolley alla terza fase nel raggruppamento, giudicato più abbordabile, ma che invece, guarda un po’ il caso dello sport, il presunto biscotto del raggruppamento, si rivela per gli azzurri condizione insormontabile soprattutto alla luce del risultato di Serbia-Polonia. Subito qualcuno ipotizza al…contro biscotto ed intanto i polacchi rifilano alla squadra di Grbic, lo stratega in cattiveria già qualificato in semifinale, un sonoro 3 a 0 sicuramente approfittando di una formula che consente calcoli tra i contendenti. Meglio, molto meglio, una partita ad eliminazione diretta almeno di dubbi sul fatto sportivo non se ne rilevano.

L’Italia che si era sbriciolata contro la Serbia in un incontro nel quale risulta surclassata in ogni fondamentale, completamente assente e senza che neanche dai più esperti arrivasse un segno di contrasto sugli avversari che possa chiamarsi tale. Illuminante per comprendere questa condizione lo scontro tra Colaci e Lanza nel tentativo di alzare un facilissimo pallone. Ha richiamato alla memoria gli errori in cui si incorreva da ragazzini che tentavano di intercettare palloni su campi improvvisati in strada e con uno spago a far da rete per i primi surrogati di volley. Fin da allora si chiamava la palla con “mia”, per la miseria, un semplice mia che forse in un mondiale non dovrebbe essere neanche necessario pronunciare. Da piccoli c’era anche chi esagerava e si redarguiva aspramente quando si chiamava la palla con il tua…che invece si insegnava non doveva mai essere pronunciato.
Davvero così incolore allora la prova italiana? Pare proprio di si; il punteggio del resto ne è testimonianza con i 10 punti di differenza del primo set ed il 3 a zero finale senza appelli. In questi contesti molli, troppo molli, poi neanche la sorte ti è amica per cui il pallone del meno uno, prima assegnato, poi ti è tolto per una infinitesima invasione rilevata dal video challenge. Si rileverà quindi vicino al miracolo la possibilità di qualificazione da ottenere da Italvolley contro la Polonia. Quel che accade nella gara contro la Serbia del resto non ha scusanti.
È vero in una gara si può sbagliare approccio ma non in modo così violento, direi amorfo se rapportato alla caratura degli atleti. Il miracolo che gli azzurri dovevano cercare con la Polonia prevede una vittoria per 3 a 0 che comunque non basterebbe se alla Polonia fosse concessa la possibilità di segnare 60 punti nella gara.

Così l’Italia si presenta all’incontro con un delta in punteggio senza scampo: Serbia sul + 15, Polonia + 7 e Italvolley con un -22 che la dice lunga anche se le dichiarazioni di Giannelli annunciano una fame di gioco e di punti che ci inducono a pensare ad un incontro diametralmente opposto a quello sostenuto con la Serbia. L’impresa con i polacchi è titanica, impossibile, ed è quel che accade.

La Polonia, campione del mondo in  carica, incassa subito il primo set lasciando Italvolley a – 11 grazie ad una formazione titolare che martella gli azzurri a forza di ace e muri portentosi e grazie ancora una volta ai troppi errori. Il tecnico Heynen fa riposare le prime linee e l’Italia riesce a pareggiare i conti con un 25-23. Dopo il terzo set perso, l’unica fiammata si è vista solo al quarto set quando il martello siciliano Gigi Randazzo ha dato la svolta con i suoi punti per il 25-17 del nuovo pareggio italiano. Il quarto e quinto set vengono vinti in crescendo.

Siamo usciti in modo chiarissimo dal mondiale ma, il pubblico, probabilmente perché non si è nemmeno accorto che per noi il mondiale è finito continua a divertirsi seguendo i movimenti richiesti da animatore, musiche e luci. Lo sport meriterebbe un pubblico forse più partecipe del fatto agonistico della propria squadra, educato, rispettoso, competente, che non saluti in modo gioioso senza distinzioni tra vittoria e sconfitta una gara che comunque resta competizione. Il volley nazionale obbligherà ad una rifondazione, come quella necessaria a tante altre discipline che in Italia non riescono più a vincere. Bisognerà ritrovare il rigore del lavoro fin dai vivai, reclutare i potenziali talenti educandoli ad un divertimento sportivo da capaci istruttori ben remunerati, senza rischiare come è stato denunciato da coach Meo Sacchetti che a certi i livelli, alcuni giocatori con la magli azzurra addosso, abbiano durante l’intervallo di una gara nazionale utilizzato i loro telefonini. L’esempio citato indica un indiscutibile mutamento dei tempi ma anche del mancato orgoglioso sacrificio non più attribuibile con il doveroso rispetto che si esige quando si è chiamati a difendere i colori della nazionale. La gara vera con la Polonia, era da considerarsi conclusa al primo set.

In semifinale il Brasile sfida la Serbia e la Polonia gli USA e la situazione dello sport nel nostro Paese resta la stessa, senza nessuna macchia di leopardo di diverso esito nella quale rifugiarsi, trarre esempio, ed alla quale appigliare quello spirito tanto atteso di poter tornare con il tricolore in mano per sventolarlo con orgoglio. Anche se solo per un fatto sportivo. Sarebbe un appiglio insignificante per il resto? Magari no. Vi fu già la circostanza favorevole di un certo Ginettaccio ma confrontare sacro e profano non è cosa buona e comunque neanche questa volta è l’aria giusta.

Emidio Maria Di Loreto

ITALIA-SERBIA 0-3 (15-25, 20-25, 18-25)
Italia: Mazzone 11, Giannelli, Juantorena 4, Anzani 4, Zaytsev 9, Lanza 5, Colaci (L). Baranowicz, Candellaro, Maruotti 1. Non entrati: Randazzo, Rossini (L), Cester, Nelli. All. Blengini.
Serbia: Ivovic 10, Lisinac 10, Atanasijevic 19, Kovacevic 11, Podrascanin 5, Jovovic 1, Rosic (L). Non entrati: Okolic, Katic, Petric, Krsmanovic, Luburic, Majstarovic, Kostic. All. Grbic.
Arbitri: Zenovich (Rus) e Liu (Chn).
Durata set: 24′, 30′, 28′
Spettatori: 11.700

ITALIA-POLONIA 3-2 (14-25 25-21 18-25 25-17 15-11)
Italia: Mazzone 1, Giannelli 7, Juantorena 11, Anzani 6, Zaytsev 16, Lanza 6, Colaci (L). Baranowicz 1, Candellaro 12, Maruotti 5, Randazzo 8, Rossini (L) ne, Cester ne, Nelli ne. All. Blengini.
Polonia: Drzyga, Kubiak 7, Nowakowski 3, Kurek 5, Szalpuk 2, Bieniek 12. Zatorski (L), Schulz 6, Kochanowski 5, Lomacz 1, Konarski 5, Wojtaszek (L), Sliwka 8, Kwolek 7. All. Heynen.
Arbitri: Zenovich (Rus) e Casamiquiela (Arg).
Durata set: 25, 26, 26, 22, 14
Spettatori: 12011

newsletter mentinfugaIscriviti alla newsletter

-----------------------------

Se sei giunto fin qui vuol dire che l'articolo potrebbe esserti piaciuto.
Usiamo i social in maniera costruttiva.
Condivi l'articolo.
Condivi la cultura.
Grazie

Temi relativi all’articolo: