Monica Bonvicini, Unrequited Love

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Artista di rango Monica Bonvicini, presente alla galleria Raffaella Cortese di Milano, con la mostra Unrequited Love.
Nello spazio della galleria abbiamo esaminato la scultura sospesa Bent on going (2019), abbagliante intrico di tubi di luce al LED, tenuti insieme da un intreccio di sottili cavi neri. La luce dell’installazione appariva ossessiva, invadente, pervasiva, fastidiosa. È lo stesso fastidio che abbiamo provato nell’osservare i disegni della serie Huricanes and Other Catastrophes, iniziata dopo l’uragano Katrina del 2005 a New Orleans. Con quest’opera l’artista pone l’attenzione sui cambiamenti climatici. Ma non solo, perché la rabbia della natura sembra fare da contrappunto ad altri generi di rabbia, del tutto umani. Come è del resto espresso dalle frasi che accompagnavano i disegni. Sono frasi evocative e allo stesso tempo significative, come Anger is one short of Danger oppure Strong women know the taste of their own anger.

GRC_Monica-Bonvicini_Unrequited-Love_4 Monica Bonvicini, Unrequited Love, installation view at Galleria Raffaella Cortese, via Stradella 7, Milan, 2019. Courtesy of the Artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano Photo: Andrea Rossetti

Frasi che sembrano quasi essere un invito a non dimenticarsi della rabbia, a conservarla, a coltivarla, poiché la rabbia è energia. Sembrano invitare le donne a non dimenticare la propria rabbia. E in questo testimoniano la volontà dell’artista di indagare il mondo femminile, di opporsi a una cultura patriarcale.
In via Stradella al 4 la parete principale dello spazio espositivo era occupato dalla grande serigrafia montata su lastre di alluminio. Qui il cowboy della celebre pubblicità della Marlboro Classic è colto mentre cavalca a fianco di una staccionata di filo spinato. È dal 1993 che Bonvicini lavora con le immagini della pubblicità della Marlboro. Forse, per cogliere il significato di questa serigrafia si deve fare riferimento alla recente personale dell’artista tenuta a Vienna, dal titolo: I Cannot Hide My Anger. Riferimento necessario per tentare di comprendere un’opera che proprio per quell’evento era stata concepita.
Ecco ancora una volta tornare il tema della rabbia. Ma rabbia perché e per cosa?
Rabbia per le barriere che troviamo nella serigrafia?
Sono le stesse barriere che separano le frontiere? Che diventano sinonimo di macelleria umana e morale, come al confine tra USA e Messico?
Non priva di una certa ironia autoironica è l’opera (pink). Si tratta di una scultura in ferro da cui pendono pezzi di vetro soffiato rosa, che ricordano dei peni. Anche se l’artista ha esplicitamente dichiarato che non si tratta di quello, ma di semplici pezzi di carne. 

GRC_Monica-Bonvicini_Unrequited-Love_3 Monica Bonvicini, Unrequited Love, installation view at Galleria Raffaella Cortese, via Stradella 4, Milan, 2019. Courtesy of the Artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano Photo: Andrea Rossetti

La scultura, affiancata all’uomo Marlboro, assume significati diversi.
Da una parte richiama Marcel Duchamp e il suo Scolabottiglie. Opera dada e surrealista che estrae gli oggetti di uso comune dal loro contesto, per risignificarli e mostrare quanto l’arte sia discorso al di là delle categorie: bello – brutto.
Dall’altro evoca territori rischiosi, come indicato simbolicamente dai recinti della serigrafia, e dalle parole di Diane Williams. Autrice che assimila i paesaggi del quotidiano a luoghi senza amore. Dove dominano terrori e nevrosi, anche in un semplice carrello della spesa.
Sono parole che inchiodano quelle della Williams, e danno il titolo alla mostra:
Infilzarsi l’occhio con la punta di un coltello da pane che è ad asciugare sullo scolapiatti. (da The Collected Stories of Diane Williams 2018)

Infine in via Stradella al numero 1 ci attendeva una sorpresa. Le pareti della sala espositiva erano ricoperte dalle gigantografie di tre villette lombarde, trasformate in carta da parati. Queste abitazioni familiari, un tempo tutte identiche, compongono la serie fotografica Italian Homes (2019). In questi scatti l’artista raffigura un’architettura tesa a rispondere alle esigenze della famiglia tradizionale degli anni Sessanta. Mentre le modifiche architettoniche apportate in seguito sembrano testimoniare i cambiamenti economici, demografici e culturali, intervenuti nel corso del tempo.
Sulle gigantografie, erano poi sovrapposti tre disegni di grandi dimensioni, a sfondo erotico: Places of ID (Three People at the…), Pin up girl e Vitruvius.

GRC_Monica-Bonvicini_Unrequited-Love_1 Monica Bonvicini, Unrequited Love, installation view at Galleria Raffaella Cortese, via Stradella 1, Milan, 2019. Courtesy of the Artist and Galleria Raffaella Cortese, Milano Photo: Andrea Rossetti

Una citazione, riportata da Monica Bonvicini in uno dei cataloghi che illustrano la sua opera, ci ha aiutato a inquadrare meglio le intenzioni dell’artista.
Se è vero come cita Bonvicini che
Architecture is the ultimate erotic act. Carry it to the excess and you’ll die
allora potremmo intendere l’opera della Bonvicini come un’opera intensamente erotica, capace di mischiare architettura e corpi, colti nella loro bellezza e nella fame dell’amplesso.
Ci sarebbe piaciuto chiederlo all’artista.

Monica Bonvicini, nata a Venezia nel 1965, è senza dubbio un’artista di spessore internazionale. Dal 2003 è docente di Arti Performative e Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna. Dal 2017 insegna Scultura presso l’Università der Kunste di Berlino. Città dove vive e lavora.
Si tratta di un’artista pluripremiata, che ha vinto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia (1999); il Preis der Nationalgalerie fur junge kunst, dallo Staatliche Museen zu Berlin (2005); e il Rolandpreis fur Kunst per l’arte nel settore pubblico dalla Foundation Bremen, Germania (2013).
Ha esposto in molte delle più celebri sedi, tra cui la biennale di Berlino (1998, 2003, 2014); la triennale di Parigi (2012); Istanbul (2003, 2017).
Nonostante questo palmarès di tutto rispetto, l’opera dell’artista veneziana nel suo complesso ci è sembrata alquanto fredda. Capace di parlare alla mente ma non al cuore.
È questo il limite dell’arte concettuale?

Gianfranco Falcone – http://viaggi-in-carrozzina.blogautore.espresso.repubblica.it/

Galleria Raffaella Cortese
via Alessandro Stradella, 7 – Milano
Monica Bonvicini, Unrequited Love
20 settembre – 8 novembre

https://raffaellacortese.com/

 

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