Mood Indigo – La schiuma dei giorni. Un appannato Gondry con qualche lampo di estro creativo

Mood Indigo
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Gli appassionati del talentuoso regista di Se mi lasci ti cancello e L’arte del sogno stavolta, probabilmente, faticheranno a ritrovare il tocco del loro cineasta preferito: Mood Indigo è un film che convince poco, stenta a trovare il giusto passo e pare affidarsi, soprattutto nella parte iniziale, unicamente alla fantasia (qui peraltro un po’ meno libera e sovrana che altrove) dell’ordinariamente stravagante messa in scena di Gondry. L’impressione che si ha sin dalle prime inquadrature è quella di trovarsi di fronte ad un film macchinoso almeno quanto i congegni che vi compaiono ed appesantito da una sorta di zavorra che gli impedisce di spiccare il volo e di scorrere con la fluidità necessaria a non apparire eccessivo ed a tratti stucchevole.
Dopo una prima parte segnata da campanelli che camminano, pianoforti che preparano improbabili misture alcoliche ed anguille che sgusciano da un rubinetto all’altro per non farsi catturare, però, finalmente il film pare trovare un maggiore equilibrio ed una qual certa leggerezza ed il racconto della storia d’amore tra i due protagonisti (che, calata in una dimensione quasi onirica e pervasa da una genuinità disarmante, gioca con le indecisioni e le timidezze dei due e fa leva sull’accettazione delle proprie debolezze da parte della coppia) prende corpo, regalandoci qualche cammeo di indubbio valore che impreziosisce la pellicola e pare al tempo stesso rivelare qualche lampo dell’estro creativo di Gondry, come per la corsa con le macchine che precede il matrimonio di Chloé e Colin che, dopo una partenza sfolgorante che ricorda la gara iniziale di Gioventù bruciata e spericolate manovre tra pulpiti e navate, si conclude davanti ad un invasato cerimoniere che solo allora accetta di celebrare le nozze.

Abile, va detto, ad impedirsi qualsiasi concessione ad un facile patetismo nel finale, il film forse non convince mai veramente, ma ha certamente il merito di riuscire a raccontare col tocco delicato di una favola moderna, con lo sguardo incantato del bambino che è dentro ciascuno di noi, una storia destinata ad assumere toni cupi come il bianco e nero delle ultime inquadrature ed opprimenti come gli spazi della casa di Colin che si restringono sempre più, tanto da consentire a stento al topo dalle sembianze umane che la abita di fuggire salvando i disegni realizzati da Chloé in cui è raffigurata la sua storia con Colin – che rivediamo scorrere così, nuovamente, tra i titoli di coda.
E a proposito del finale, tra ossessioni poliziesche alla Fahrenheit 451 di Truffaut e suggestioni al di sotto del pelo dell’acqua alla Jean Vigo de L’Atalante, l’ultima parte di Mood Indigo ci offre anche una graffiante e caustica raffigurazione della società (l’unico lavoro ben pagato che Colin riesce ad ottenere è quello di unirsi ad altri uomini che, distesi nudi su cumuli di terra, infondono il proprio “calore umano” nel terriccio sottostante perché dei fucili avveniristici possano crescere bene) e delle sue istituzioni (la bizzarra raffigurazione della Chiesa che contempla un preciso tariffario con differenti cerimonie funebri per ciascuna fascia di reddito fa il paio con l’immagine degli operai divorati dai macchinari della fabbrica in cui lavorano per una distrazione di Chick e nemmeno menzionati al momento del licenziamento di quest’ultimo, che viene infatti rimosso dall’incarico solo per aver determinato un calo della produzione del suo settore dello 0,2%).
Bella l’immagine della catena di montaggio formata dai dattilografi che richiama atmosfere alla Playtime di Tati.
Gianfranco Raffaeli

Scheda del film:

Titolo originale: L’écume des jours – Genere: Drammatico – Origine/Anno: Francia/2013 – Regia:  Michel Gondry – Sceneggiatura: Luc Bossi – Interpreti: Romain Duris, Audrey Tautou, Gad Elmaleh, Omar Sy, Aïssa Maïga, Charlotte Lebon, Sacha Bourdo, Philippe Torreton, Vincent Rottiers, Laurent Lafitte – Montaggio: Marie-Charlotte Moreau – Fotografia: Christophe Beaucarne – Scenografia: Stéphane Rosenbaum – Costumi: Florence Fontaine – Musiche: Étienne Charry

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