Morti sul lavoro: una strage senza misure.

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Non è possibile immaginare una morte cruenta e infame come quella di chi sta lavorando e annega nei liquami. È altrettanto inimmaginabile per l’eroismo, purtroppo vano, di chi forse ha tentato di salvare il proprio compagno. Il grido di dolore e di protesta per le troppe morti sul lavoro questa volta arriva da Arena di Po, provincia di Pavia, dove Prem e Tarsem Singh, due fratelli di 48 e 45 anni, titolari dell’azienda agricola e due loro dipendenti, Arminder Singh, 29 anni, e Majinder Singh, 28 anni.

Le morti su lavoro sono causate da una colpevole disattenzione alla sicurezza sui luoghi di lavoro, alla diminuzione dei controlli e dall’aver consentito una totale precarizzazione del lavoro stesso perché per rende più sicuro nel tempo il proprio salario si rende insicura la tua vita.

Chiara Saraceno commentando i morti ad Arena di Po scrive che «la crisi che non finisce mai, il timore di uscire fuori mercato da parte delle aziende, la mancanza di investimenti in una forza lavoro spaventata e spesso sotto pressione per paura di perdere il lavoro, o di non vedersi rinnovare il contratto, fanno saltare molte norme di sicurezza. In questo contesto generale, l’agricoltura sembra essere uno dei settori di lavoro più a rischio nel nostro Paese, a causa di una combinazione letale di sfruttamento estremo, inosservanza di elementari norme di sicurezza e spesso mancanza di competenze adeguate» [1].

Si, l’agricoltura. Quella che produce gli alimenti che consumiamo, quelli per vivere insomma, ha molte aree dove sono presenti uno sfruttamento feroce che sconfina nella schiavitù, in cui il fenomeno del caporalato, nonostante una legge, non si riesce a sradicare, dove la precarietà è ancora più accentuata, i controlli più difficili. La crescita dei decessi che si sta verificando è tutta lì.
I dati Inail ci dicono che nei primi sette mesi del 2019 le denunce sono passate da 56 a 78, mentre nell’Industria e servizi si è passati da 522 a 512 denunce. E sono il Centro e il Sud a veder crescere i casi mortali.
Un altro dato che deve far riflettere e far vergognare tutti quelli che in questi anni hanno violentemente attaccato, e continuano a farlo, gli stranieri è che in Agricoltura l’aumento ha riguardato solo i lavoratori stranieri, sia comunitari che extracomunitari.

Il Presidente dell’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro (ANMIL), Zoello Forni ha spiegato che nel «primo semestre 2019: pur a fronte di un numero di ispezioni diminuito del 9% rispetto allo stesso periodo del 2018, si è riscontrato un tasso di irregolarità nelle imprese controllate cresciuto di 3 punti percentuali (dal 69% al 72% dei casi); il numero dei lavoratori risultati completamente“in nero” è aumentato del 14% (da 20.398 a 23.300 unità)» [2].
Il non voler mettere al centro del dibattito politico anche il lavoro e i diritti dei lavoratori farà si che il 2019 sarà un anno terribile: finora il dato è più alto dell’anno precedente che già aveva registrato un +6% di morti sul lavoro. Nei primi sette mesi di quest’anno le denunce per infortuni mortali sono state 599, 12 in più rispetto ai primi sette mesi del 2018.

Pasquale Esposito

[1] Chiara Saraceno, “Perché il lavoro uccide”, la Repubblica, pag.31, 13 settembre 2019
[2] “Quattro morti sul lavoro. Forni (Anmil): «situazione ormai intollerabile e indegna di un Paese civile»”, https://www.articolo21.org/2019/09/quattro-morti-sul-lavoro-forni-anmil-situazione-ormai-intollerabile-e-indegna-di-un-paese-civile/, 12 settembre 2019

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