Mozambico. Corre il PIL ma la povertà resta diffusa

Mozambico, bandiera,
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Il Consiglio Costituzionale del Mozambico ha fissato per il 14 gennaio prossimo la data del giuramento per Armando Guebuza del Partito Frelimo (Frente de Libertação de Moçambique). Esponente storico del partito e miliardario – ha fatto la sua fortuna nel settore dei trasporti e dell’energia dopo le grandi privatizzazioni e le aperture agli investimenti diretti esteri – governerà per il secondo mandato quinquennale consecutivo.
Le elezioni del 28 ottobre 2009 hanno riconfermato questa sorta di dittatura democratica, del Frelimo e dei suoi esponenti, che dalla fine della sanguinosa guerra civile governa il paese africano [1].

Nonostante qualche protesta e qualche errore commesso durante gli scrutini Armando Guebuza ha vinto regolarmente le presidenziali con un imbarazzante 75% dei voti a favore contro poco più del 16% per l’avversario storico Afonso Dhlakama del Renamo (Resistência Nacional Moçambicana ) e 8,59% per Daviz Simango del partito MDM (Movimento Democrático de Moçambique). Non molto diverso l’andamento dei consensi per le elezioni parlamentari che hanno portato 191 seggi su 250 seggi per il Frelimo contro i 51 del Renamo e gli 8 dell’MDM.
Ma questa maggioranza schiacciante ha una rilevanza molto minore dal punto di vista della rappresentatività democratica se si pensa che dei 9,8 milioni di aventi diritto poco oltre il 44%, sia nelle presidenziali che nelle legislative, si è recato alle urne. Se poi si considera che nei governi locali il dominio del Frelima è pressoché totale [2] non è complicato intuire quanto possa essere distante il potere della gente.

Indubbiamente nel corso di questi due decenni dalla fine del conflitto interno il paese ha fatto molti passi in avanti e il ruolo del partito non è stato marginale in questi progressi. Basta raffrontare semplicemente quanto è stato usurpato dalle elites africane, in combutta con gli stati occidentali e non e le multinazionali, in molti paesi del continente.
Innanzitutto la pacificazione che oltre ad essere una condizione di benessere di qualsiasi popolazione ha permesso l’instaurarsi delle condizioni necessarie per il miglioramento dello status economico, sociale e culturale del Mozambico. L’apertura agli investimenti esteri con quanto ne consegue in termini di attività economiche, la costruzione di infrastrutture, l’utilizzo della spesa pubblica per l’istruzione hanno consentito ritmi di sviluppo strabilianti.
Dall’inizio del decennio e fino a tutto il 2007 il PIL è cresciuto con una media superiore all’8% e la crescita non si è arrestata nel 2008 (+6,2%) nonostante la crisi mondiale. Il 2009 si dovrebbe chiudere secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale con un aumento ulteriore del 4% circa. Se l’arretratezza del sistema bancario e finanziario di Maputo ha impedito il propagarsi dell’onda lunga della bolla speculativa il calo della domanda internazionale e degli investimenti hanno generato il rallentamento della crescita. Una crescita che dovrebbe prendere una piega ascendente con una percentuale superiore al 5% [3].
Un altro punto importante per l’economia del paese è la sua relativa diversificazione. I dati del 2008 del Istituto Nazionale di Statistica dicono per esempio che il 24% del PIL proviene dal settore agricolo, 14% dal manifatturiero, 12% dal commercio al dettaglio, 11% da trasporti e telecomunicazioni, 8% dall’immobiliare.
I grandi investimenti hanno consentito una crescita delle attività industriali e minerarie. Dal 2000 ha iniziato l’attività produttiva la fonderia di alluminio Mozal della anglo-australiana Bhp Billiton e successivamente il gasdotto di Inhambane, mentre la brasiliana Vale sta per aprire le attività estrattive nel bacino carbonifero di Moatize nella provincia di Tete. Qui una seconda concessione è stata data all’australiana Riversdale associata all’indiana Tata Steel e interessi sono stati espressi anche dalla ArcleorMittal considerando che dalle prime esplorazioni sembra trovarsi dinanzi ad uno dei più grandi giacimenti di carbon coke al mondo [4]. La compagnia irlandese Kenmare Resources si appresta a portare avanti il progetto di estrazione di titanio di Moma e sono in cantiere altre centrali per la produzione di energia elettrica volute dal governo o dalle stesse aziende come la Riversdale e Vale che ne stanno pianificando una termica sul loro sito.
E proprio questi grandi investimenti stranieri (e non) rappresentano uno dei limiti dello sviluppo del Mozambico. Innanzitutto sono spesso destinati all’esportazione servendo gli interessi di altri paesi, Sudafrica prima di tutto in quanto partner principale di Maputo, inoltre non necessitano di forza lavoro rilevanti e non generano significativi trasferimenti di conoscenza e tecnologia.
Sembra corretto poter dire che l’economia dipende troppo dalle esigenze dei paesi investitori esteri come il Sudafrica, il Brasile, l’Australia. Mentre l’80% circa della popolazione non ha accesso all’elettricità dalla diga di Cahora Bassa le linee ad alta tensione attraversano il vicino Zimbabwe e finiscono in Sudafrica.

Come altri paesi dell’Africa il Mozambico è soggetto alle pressioni per lo sfruttamento intensivo delle proprie terre. Secondo le denunce dell’organizzazione Via Campesina l’Aprocana, un’impresa brasiliana, possiede campi per la coltivazione della canapa, una svizzera sta introducendo la monocoltura degli eucalipti mentre il governo spinge per la produzione della jatrofe come combustibile. Il risultato che i contadini coltivano sempre meno per il proprio bilancio alimentare e finiscono acquistare a prezzi imposti le derrate aggravando la propria condizione economica [5].

E la condizione della popolazione resta ancora un problema drammatico per il Mozambico che risulta essere ad uno degli ultimi posti nella graduatoria mondiale per l’Indice di Sviluppo Umano, dove l’aspettativa di vita è inferiore ai cinquant’anni sia per gli uomini che per le donne, dove il rischio di morire di fame è elevato e l’AIDS continua a mietere vittime e ancora, nel 2008, c’erano stati più di quattro milioni di casi di malaria.
Il governo deve affrontare il tema della crescita equa cioè di uno sviluppo economico del locale che consenta miglioramenti visibili delle condizioni di vita delle popolazioni locali. I mega progetti energetici come quello della diga Mphanda Nkuwa (due miliardi di dollari) sul fiume Zambesi servono alle necessità energetiche di altri paesi (Sudafrica) e oltre a non migliorare la vita delle popolazioni hanno notevoli impatti ambientali [6].
Sostegni corposi alle comunità locali nei loro progetti, investimenti maggiori e più qualificati nell’istruzione e nella sanità pubblica.
Per andare in questa direzione dovrebbe essere portati a compimenti anche i progetti per migliorare la trasparenza nella gestione della cosa pubblicae rendere efficiente la burocrazia. Il dominio di un’unica parte politica ha sicuramente favorito la crescita della corruzione che resta un male endemico del paese. Sui centottanta paesi analizzati l’organizzazione no profit Trasparency colloca il Mozambico al centotrentesimo posto per l’Indice di Percezione della Corruzione.
Pasquale Esposito

[1] Dopo l’indipendenza dal Portogallo nel 1975 il Mozambico è stato teatro di una sanguinosa guerra civile costata oltre un milione di morti. Si sono affrontati il partito (allora di ispirazione marxista) al potere Frelimo e il partito Renamo sostenuto e armato dal regime sudafricano. La pace arrivò nel 1992 grazie soprattutto all’impegno della Comunità si Sant’Egidio, son il supporto dell’allora governo Andreotti, che facilitò i negoziati tra le fazioni e <<politicizzando>> lo scontro tra le parti.
[2] Con le elezioni municipali del novembre 2008 il Frelimo si aggiudicò  41 dei 43 sindaci e ottenne la maggioranza in 42 delle 43 assemblee municipali.
[3] E’ quanto riporta il sito www.africaneconomicoutlook.org
[4] Augusta Conchiglia, “Troppe mani sul Mozambico”, Le Monde Diplomatique-ilmanifesto dicembre 2009, pag. 7
[5] Le denunce sono riportate in Marzia Coronati “Klima Forum: Maputo contro la Banca Mondiale e l’Fmi”, Amisnet, 14 dicembre 2009
[6] “The Right Climate for Green Energy in Mozambique”, www.internationalriver.org, 8 ottobre 2009; nello stesso articolo si fa riferimento ad un rapporto con il quale l’esperto di energie rinnovabili Mark Hankins spiega come i bisogni elettrici delle comunità locali del Mozambico potrebbero essere ampiamente soddisfatti da soluzioni a basso costo, pulite e con tempi di implementazione molto più brevi.

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