Mquestionmark. One for All All for One. Originalità a due bassi

Mquestionmark One for All All for One
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One for All All for One è il secondo album e la strada che parte dalla campagna emiliana sembra dirigersi verso luoghi sonori che meritano un viaggio.
Mquestionmark One for All All for OneIl disco si presenta con ritmi frenetici nella prima parte e con incursioni melodiche nella seconda. Il tutto impacchettato dalla grafica deliziosamente semplice di Sara Gavioli. La band composta originariamente da Laura Sghedoni (basso, voce), Simone Rocchelli (basso) e Luca Verzelloni (batteria, voce) ha visto l’arrivo di Filippo Rosi (synth, chitarra). Nel nuovo album, rispetto al precedente, i contributi esterni sono maggiori ed hanno inciso: Andrea Sologni che suona in più di un brano e si è occupato del missaggio, Alessandro Zanotti anche lui presente in due brani, Paolo Pugliese per il mastering e Mattianlaseppia.

Secondo Bardelli l’arrivo di Rosi non ha tolto né l’essenzialità ai suoni del gruppo né l’efficacia dei due bassi che, come recita un loro refrain, non sono mai troppi. Un disco che con originalità rimanda alla <<prima new-wave post-‘77>> consentendo l’emersione dei due bassi <<saturi o distorti, teneri o pieni>>. Le citazioni sono per Dream Of Carrot  <<semplicemente, una stratosferica autostrada notturna e psichedelica>>, Demolition Dailyplanner e I Hate My Work [1].

Il nuovo arrivo è di sicuro foriero di progressi anche per Solventi che nel complesso giudica bene questa seconda uscita. Continuano a dar saggio di rielaborazione di sonorità altrui: Wire, Fugazi, Pixies, Joy Division, Primal Scream, Stranglers, Yo La Tengo…producendo <<un sound teso, scoppiettante, rotondo, a tratti capace di escursioni futuristiche niente male (gli sfondi Depeche Mode di Dreams Of Carrot, l’emulsione sintetica in Horse Anthem, il tagadà kraut-wave di Demolition Dailyplanner>> [2].

Velocità e leggerezza con un perfetto incrocio di voci fanno di One for All All for One un ottimo lavoro per Capacchione. Non si tralascia nulla nell’ascolto di questo <<gioiellino indie pop>> fatto di piacevoli <<dialoghi tra bassi con spruzzate di elettrica e accenni di synth>> [3].

Anche Saran nella sua recensione spende parole più che incoraggianti per questo gruppo considerato uno dei <<migliori act post-punk italici degli ultimi anni>> e per il loro disco.
Ne annota una riduzione delle accelerazioni primitive a favore di <<groove di generazione nu-rave>> anche se la cifra stilista post-punk è comunque presente in brani come Banana BeeHorse Anthem  [4].

Ester Apa non si risparmia nelle lodi per questo lavoro: dalla musica, alle voci, ai testi il prodotto è eccellente. Scrive di una <<parabola sonora da marciapiede stile Lou Reed>>, di <<musica metropolitana fra Rapture e Liars>> con la voce della Sghedoni <<turpemente meravigliosa>> e una poetica decadente che lascia il segno [5].

Generose le parole anche di Zampighi che non ascoltava <<suoni tesi ed essenziali>> da tempo. Una cifra stilistica originale che riesce ad accomunare ritmica pressante a <<spaccati melodici in controtempo>>.
I Hate My Work, Demolition Dailyplanner, e Banana Bee rappresentano al meglio questo loro lavoro dove si avvertono anche spunti dai Liars e dagli ultimi Kills [6].
Non vi curate di noi  e ascoltate.
Ciro Ardiglione

genere: punk
Mquestionmark
One for All All for One
etichetta: BadTrip Records
data di pubblicazione: 18 settembre 2009
brani: 11

[1] Paolo Bardelli,  www.kalporz.com,
[2] Stefano Solventi, www.sentireascoltare.com, 12 settembre 2009
[3] Franco Capacchione, www.rollingstonemagazine.it, 14 Settembre 2009
[4] Michele Saran, www.ondarock.it, 11 settembre 2009
[5] Ester Apa, www.rockit.it, 28 settembre2009
[6] Fabrizio Zampighi, Fuori dal Mucchio, settembre 2009, pag. 33

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