Mulatu Astatke The Heliocentrics. Inspiration Information 3. Suoni moderni dalla tradizione etiope

Inspiration Information 3 MULATU ASTATKE e THE HELIOCENTRICS
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Note dall’Etiopia. Coincidenze. Il film Teza, premio Osella per la miglior sceneggiatura a Venezia lo scorso anno, è nelle sale. Negli stessi giorni Mulatu Astatke accompagnato dagli inglesi The Heliocentrics e altri musicisti, ha fatto tappa in Italia in occasione del dell’uscita del loro disco.

MULATU ASTATKE & THE HELIOCENTRICS Inspiration information 3Teza narra la storia di un intellettuale che etiope torna in patria dopo aver studiato in Germania e militato nelle fila del partito socialista etiopie con tutto il bagaglio di speranze rivoluzionarie. Si troverà ad affrontare la degradazione violenta del regime marxista di Mengistu, il contesto tribale della sua gente ma anche incubi personali.

Mulatu Astatke dopo una permanenza all’estero, fatta anche di esperienze musicali con alcuni grandi del jazz americano, torna ad Addis Abeba dove il suo percorso musicale di tradizione e innovazione inizia sotto l’impero di Haile Selassié per poi continuare sotto Mengistu quando la sua libertà artistica è stata rispettata e usata nei contesti artistici internazionali [1].

Coincidenze. Jorga Mesfin, uno dei musicisti che hanno lavorato alla colonna sonora del film, ha suonato con Mulatu e la sua opera è nello stesso letto di quel fiume che porta con sé correnti della tradizione e dell’innovazione jazz.

E tutti i riconoscimenti per Mulatu e per il suo disco sono per la capacità di far affiorare suoni nuovi da elementi millenari e sperimentazioni contemporanee.

Una sua registrazione mancava da un ventennio. Forse anche per l’assenza dai circuiti del grande pubblico e di proposte commerciali. Il fiume è cominciato ad affiorare nel 2005 quando Jim Jarmush sceglie un suo brano per la colonna sonora di Broken Fowers. In seguito i concerti nordamericani con la Either Orchestra per arrivare al 2008 quando, dopo il felice incontro con Malcom Catto e Jake Ferguson (The Heliocentrics), è arrivato al disco in studio.

Questi ultimi gli sottoposero alcune tracce musicali e <<idee di groove>> e Mulatu li ha fusi con <<umori etiopi e inserti di fiati>>. In sala i compiti si sono equamente divisi con metà delle tracce del gruppo rimaneggiate da Mulatu e viceversa. Al progetto partecipano anche altri quattro musicisti etiopi di stanza in Inghilterra e tra questi Yezina Nagash che da voce all’unico brano cantato (Masenqo).

Lo stesso Mulatu cita come esempi Cha Cha e Dewel pezzi della tradizione musicale della chiesa copta ortodossa o Chic-Chika brano della tradizione popolare etiope sui quali il gruppo è intervenuto rimodellandoli [2]. L’incastro dei suoni e degli arrangiamenti hanno alla base anche strumenti tradizionali usati nel disco come il krar (lira a sei corde), il washent (flauto di bamb˘), il masenqo (viella monocorde) o la begena (specie di arpa a dieci corde). Senza dimenticare il vibrafono con cilindri in alluminio che Mulatu suona con maestria.

E’ difficile incontrare giudizi negativi su questo lavoro. Anzi sembra uno dei dischi che rappresentano una vera novità. Qualcosa di nuovo da ascoltare.

La Fagnocchi partendo dal parallelo canzoni magnifiche (Paul McMartney) e suono magnifico (Mulatu Astatke) ne canta le lodi anche per la tessitura che gli Heliocentrics riescono a dare alle tradizioni nell’effetto finale di una musica moderna e <<sexy>>. Citazioni per Addis Black Widow, Mulatu, Esketa Dance dove <<il ritmo sincopato accompagna un cocktail da spiaggia, ma il roteare dei fiati seguito dal vibrafono di Mulatu, impaginati su questo sfondo ritmico scapestrato, fan sì che la psichedelia diventi la cornice da cui osservare il lavoro>> [3].

Non è da meno il giudizio di Codias che lo incorona re. Ripercorrendo l’ascolto di molti brani sottolinea la unicità di questo lavoro di fusione tra <<la componente afro-jazz di Mulatu e le spinte electro-funk degli Heliocentrics>>. Questi ultimi sembrano prevalere per le chitarre di Blue Nile, i fiati di Esketa Dance, i ritmi Addis Black Widow e per il funky di Live from Tigre Lounge. Mulatu invece viene fuori in Chik Chikka, <<nella folle influenza orientale>> di Chinese New Year o nell’arrangiamento per archi di An Epic Story. L’apice si raggiunge con il <<saggio per vibrafono contenuto nell’autocelebrativa Mulatu>> e in Anglo Ethio Suite << vero e proprio viaggio nel tempo, con la Cinematic Orchestra come compagna di viaggio e Sun Ra come guida>> [4].

Turra è pronto a scommettere che il disco resterà come uno degli esempi da divulgare. Sintesi notevole di fisicità e razionalità, <<si respirano intuito e talento, arguzia e genuinità. Perché ti piomba addosso una Musica splendida che fa della comunicazione un credo e dell’abbattere le barriere un vanto>>. Si attraversano confini di generi e di ere musicali lontane senza perdere impatti immediati o riflessioni profonde nell’ascolto. Addis Black Widow <<coniuga il funk classico e quello modernista>>, Blue Nile <<stende ponti tra il blues e accenni bristoliani>>, Live From Tigre Lounge <<fonde il senso di New York per un jazz intellettuale senza spocchia con le origini terzomondiste>> [5].

Di una nuova via per la musica scrive Bertoncelli. Una scoperta che per un critico di lungo corso si è trasformata in un’apertura di orizzonti. Sonorità sublimi grazie anche all’intervento mai <<invasivo>> degli Heliocentrics, <<un caleidoscopio che tramortisce: psichedelia e space jazz, George Clinton, i corrieri cosmici e Pharoah Sanders, e soprattutto Sun Ra>>. Tra le migliori espressioni Cha Cha, Dewel, Fire In The Zoo e Esketa Dance, <<una delizia che riconsegna nobiltà al termine ballabile>>[6].

Dall’incontro con il gruppo inglese nasce un’armonia che pulsa di sacralità. Zanda ascolta l’alternarsi di momenti più ritmati e astratti con quelli dilatati e più dolci. <<L’impatto è stordente, il percorso periglioso, eppure non perdete in nessun modo l’occasione di salirci a bordo>> [7]. Non vi curate di noi e ascoltateÖe magari assistete alla visione di Teza.

Ciro Ardiglione

genere: ethio-jazz
MULATU ASTATKE & THE HELIOCENTRICS
Inspiration Information 3
etichetta: Strut Records
data di pubblicazione: 2 aprile 2009
brani: 14
durata: 63:31
album: singolo

[1] In un’intervista a Mauro Zanda spiega: <<Ho suonato dappertutto in quegli anni spesso all’interno di programmi di scambio dove il mio ruolo era quello di insegnante di jazz per i giovani musicisti. Per quanto potevo essere in disaccordo col regime, era una condizione da musicista mi andava più che bene.>>, in “mulatumania” di Mauro Zanda, BLOW UP., aprile 2009, pag. 19
[2] Mauro Zanda, idem, pag. 18
[3] Livia Fagnocchi, www.ondarock.it, 19 marzo 2009
[4] Fabio Codias, www.storiadellamusica.it
[5] Giancarlo Turra, “Un altro mondo è possibile“, www.sentireascoltare.it
[6] Riccardo Bertoncelli, www.delrock.it, 2 marzo 2009
[7] Mauro Zanda, BLOW UP., marzo 2009, pag. 76

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