Multinazionali del web: non solo un problema fiscale.

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Mentre due colossi del web sono sotto osservazione – Amazon Inghilterra che secondo i media britanni favorirebbe con i suoi algoritmi l’acquisto di materiali per la fabbricazione di bombe artigianali e Uber a cui è stata revocata la licenza a Londra – la Commissione europea, con colpevole ritardo, discute seriamente sulla tassazione dei giganti del web. Da molti anni l’industria digitale ha approfittato, e continuerà a farlo, di legislazioni non appropriate e diversissime tra i vari stati che hanno consentito elusioni ed evasioni per miliardi di euro mentre le loro dimensioni, e i loro profitti, crescevano a dismisura.
A Tallinn il Consiglio Ecofin dei 28 ministri finanziari dell’Ue ha accelerato i tempi, su spinta di Francia, Germania, Italia e Spagna, affinché la Commissione faccia pagare il dovuto alle multinazionali della rete. Le meno interessate ovviamente Irlanda, Malta e Lussemburgo dove spesso si potuto pagare tasse insignificanti. . Secondo un rapporto del Parlamento europeo, nei ventotto paesi, tra il 2013 e il 2015, gli erari hanno perso 5,4 miliardi di euro (oltre 500 in Italia) per mancati versamenti da parte di Google e Facebook.
È evidente che questo è un problema globale, infatti il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha spiegato che «in assenza di opportuni progressi a livello mondiale, l’Unione dovrebbe mettere a punto le proprie soluzioni per tassare i profitti delle imprese nell’economia digitale».
Le posizioni e le possibilità sono diverse, ma sostanzialmente si tratta di una tassa sul fatturato registrato nel paese considerato (proposta della quattro nazioni più grandi), di una ritenuta alla fonte sulle transazioni digitali così come presentata dall’Estonia e di un’imposta sulle attività digitali come la pubblicità.

Senza entrare in tutta una serie di discussioni, tecnicamente corrette, come il problema della doppia tassazione tra i vari stati o più banalmente come individuare correttamente un’impresa digitale, va detto che le multinazionali del web sono diventate gigantesche e in quanto tali pericolose non solo per un’economia sana, ma anche per la democrazia. Basti pensare che Facebook ha annunciato 2 miliardi di utenti attivi mensili e in borsa il titolo vale 440 miliardi di dollari. Le capacità economiche in grado di poter influenzare chiunque e la profonda conoscenza dei propri utenti (la stragrande maggioranza dei casi del tutto estranei alle tecnologie) e dei loro comportamenti sono una miscela che mette nelle mani di pochissime persone un potere enorme. Un potere di cui bisognerebbe discutere per trovare le soluzioni per neutralizzarlo o ridurlo ai minimi termini. Sono servizi che possono essere distribuiti tra decine di aziende rompendo un oligopolio che può arrivare ad orientare e decidere delle nostre esistenze.

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