Multinazionali ed extra profitti, tra pandemia speculazione e guerra

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All’inizio del mese di agosto, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres aveva chiesto durante l’Assemblea generale di imporre una tassa alle aziende che hanno beneficiato dell’aumento dei prezzi. Nella successiva intervista rilasciata alla stampa di tutto il mondo, ha sintetizzato così il suo pensiero:” È immorale che le compagnie petrolifere e del gas traggano profitti record da questa crisi energetica sulle spalle delle persone e delle comunità più povere, con un costo enorme per il clima. Esorto tutti i governi a tassare questi profitti eccessivi e a utilizzare i fondi per sostenere le persone più vulnerabili in questi tempi difficili” [1].

Nonostante la crisi economica e sociale generata da due anni di pandemia, speculazioni a vario titolo e non ultima la guerra per l’invasione russa dell’Ucraina, non sono poche le aziende, multinazionali e non, che si sono avvantaggiate.
Un esempio? Amazon ha realizzato nel 2021 ricavi netti per 469,8 miliardi di dollari cioè il 22% in più dell’anno precedente, mentre gli utili sono aumentati dai 22,9 miliardi del 2020 ai 24,9 miliardi del 2021.

Da qui un susseguirsi di proposte che avevano tutte come comun denominatore l’esigenza di instaurare una maggiore equità del sistema di tassazione delle multinazionali, come la decisone presa durante il G7 del 2021 di introdurre una aliquota minima del 15% con la possibilità per ogni Paese di rivederla al rialzo. Poca cosa se anche la scrupolosa “Commissione Indipendente per la Riforma della Tassazione Internazionale delle Imprese” (ICRICT), ha richiesto senza giri di parole l’applicazione di una tassa minima globale del 25%. Con questa aliquota, si legge nel documento redatto dalla Commissione, sarebbero stati raccolti quasi 17 miliardi di dollari in più per i Paesi più poveri del mondo rispetto a quelli che si potrebbero raccogliere con una tassazione al 15% [2]. È stato proposto da ICRICT anche l’obbligo di una rendicontazione pubblica da parte delle multinazionali proprio per conoscere dove si annida la ricchezza e a chi fa capo. Basta fare riferimento a uno degli ultimi report di “Oxfam America” che denuncia la sottrazione al fisco di 1600 miliardi di dollari custoditi in più di mille filiali offshore e depositati da molte delle più famose aziende al mondo come Coca-Cola, Apple, Oracol, Pfizer.

L’aumento dei prezzi delle materie prime e in particolare quelle energetiche a causa prima della pandemia e poi accelerati dalla guerra in tutto il mondo e quindi anche in Italia ha sconquassato i conti delle famiglie e delle imprese.

Abbiamo accennato ala speculazione che è parte in causa degli aumenti dei prezzi e vale la pena evidenziare alcuni aspetti che hanno generato quelli che sono definiti ora extra profitti. Le operazioni di compravendita del gas sul c.d. mercato libero, – in realtà nulla ci può far credere che sia un vero mercato di scambio, merce in cambio di denaro – perché in realtà quelle che avvengono sono vere e proprie transazioni finanziarie che, come tali, garantiscono operazioni di acquisto e vendita in tempi brevi. La sede dove avvengono queste contrattazioni è in Olanda sebbene quello dei Paesi Bassi non abbia alcun riscontro reale con l’importazione o, tanto più, con la produzione. Lo strumento adoperato per queste operazioni sono i “futures”, strumenti finanziari idonei alla speculazione, in grado di creare in maniera artificiosa scambi commerciali del tutto estranei al prodotto trattato, cioè il gas dal momento del pompaggio nella rete fino all’utente finale. In breve, i futures sono contratti standardizzati che vengono stipulati fra due parti ad un prezzo fisso e ad una data di scadenza. Il che significa che le parti prevedono (scommettono) su un prezzo di un bene o servizio ad una data certa. Ma i passaggi di mano di questi contratti e i loro prezzi non sono legati a veri e propri trasferimenti di beni e servizi ma alla fine provocano aumenti e diminuzioni di prezzo, del gas in questo caso, per gli utenti, famiglie, imprese e stati.

In questa situazione, mentre a Bruxelles si cercano affannosamente soluzioni per limitare i disagi provocati dall’ormai chiusura delle forniture dalla Russia, in Italia il governo Draghi è alle prese con il problema di come ridurre il costo delle bollette energetiche per famiglie e imprese. La timida risposta è stata quella, contenuta nel primo “Decreto Aiuti”, di tassare gli extra profitti accumulati dalle aziende energetiche con una imposta del 10% sul fatturato; il provvedimento poi è stato cambiato nel “Decreto bis Aiuti” che elevava la tassazione al 25%. Di fatto l’erario ha incassato, alla data del 30 giugno, molto meno di quanto previsto anche a causa di norme scritte male, il che ha fornito alle aziende la possibilità di non pagare, presentando una montagna di ricorsi all’Autorità per l’Energia e impugnando addirittura il provvedimento per incostituzionalità. Si attende ora una norma ad hoc che abbia riguardo specificatamente su quella porzione di profitti generati dal gas e dall’energia.

Intanto cresce nel Paese la protesta per i ritardi nelle soluzioni, ritardi anche di un solo mese che possono spazzare via famiglie e attività produttive. È quanto sta facendo un’associazione ancora anonima, sorta un paio di settimane fa, che si propone di raggiungere il milione di firme sul sito “nonpaghiamo.it” per poi sospendere, il 30 novembre, il pagamento delle bollette se queste non verranno ridotte a livelli accessibili per la comunità. Una sorta di disobbedienza civile sul modello dell’associazione britannica “don’t pay”, che evidentemente non ha allarmato gli invitati al Forum Ambrosetti a Cernobbio dove il solito sistema autoreferenziale non ha prodotto soluzioni pratiche da mettere in campo subito.

Secondo quanto risulta dalla stima del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite, ci saranno 323 milioni di persone che soffriranno la fame, causa anche la scarsa possibilità di poter usufruire dei prodotti energetici che ricordiamo servono anche alle produzioni alimentari [2]. Bisogna fare in fretta ed avere il coraggio di scelte che potrebbero dimostrarsi idonee per controbilanciare il disagio al quale le persone più vulnerabili sono state colpite.

Lo fa senza mezzi termini Oxfam, organizzazione no profit, che sostiene che l’unica strada da seguire è quella di tassare il 90% dei profitti delle multinazionali che hanno accumulato – tra emergenza Covid, speculazione e guerra – ben 1,15 trilioni di dollari (cioè un miliardo di miliardi,15), potendo generare così ristori per circa mille miliardi di dollari, utili per ripianare le voragini aperte da tre anni di crisi [3]. L’auspicio di Oxfam è che tale misura di tassazione straordinaria non gravi solo sulle aziende energetiche ma su qualunque realtà industriale che sia stata favorita da questo contesto, avvertendo che in un momento di preoccupante inflazione, i governi veglino affinché i prezzi al consumo non aumentino ma, più che altro, che le aziende non scarichino il costo dell’imposta sui consumatori finali per evitare un avvitamento inflazionistico senza via d’uscita.
C’è anche chi solleva delle perplessità sulla applicazione nuda e cruda di una tassazione straordinaria se poi non si agisce sul sistema che garantisce l’accumulo degli extra profitti. Non basta che i profitti vengano tassati l’anno successivo alla loro realizzazione perché è adesso che cittadini e aziende stanno soffrendo e magari in procinto di chiudere l’attività con conseguenti licenziamenti e contrazione dei salari.
C’è anche chi tra gli economisti è contrario ed esprime delle perplessità sulla tassazione degli extra profitti come Mark Schelker, responsabile del dipartimento di economia dell’Università di Friburgo, “come si fa a separare i profitti buoni da quelli cattivi? E se l’energia solare fosse altamente redditizia? Considereremmo di tassare anche quella? Questo può essere un pendio scivoloso” [4].

Questa situazione così drammatica viene da lontano: le decennali politiche di liberalizzazioni e deregolamentazioni selvagge come nel mondo del lavoro, che lentamente hanno disassato i legami che tengono insieme la nostra società, spingendoci verso una pericolosa subalternità – al momento non reversibile – a centri detentori di un potere che tende ad escludere più che ad aggregare.

Stefano Ferrarese

[1] Guterres (Onu): “Profitti record delle compagnie energetiche sono immorali e vanno tassati per sostenere le persone vulnerabili”, 3 agosto 2022
[2] Joseph E. Stiglitz, Thomas Piketty, Jayati Ghosh, Josè Antonio Ocampo, Who will pay for post COVID-19 recovery? The Global Pandemic, Sustainable Economic Recovery and International Taxation
[3] https://www.eda.admin.ch/deza/it/home/partenariati-commesse/organizzazioni-multilaterali/organizzazioni-onu/wfp.html#:~:text=Il%20Programma%20alimentare%20mondiale%20(PAM,di%20circa%20100%20milioni%20CHF.
[4] Roberto Ciccarelli, Mille miliardi per il Welfare universale dalla tassa sugli extraprofitti al 90%, 9 settembre 2022
[5]https://www.swissinfo.ch/ita/economia/i-governi-dovrebbero-tassare-le-aziende-che-traggono-degli-extra-profitti-dalla-guerra–/47846722

 

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