Muse. The Resistance. Melodie rock e progressioni sinfoniche

Muse Resistance

Gli amanti del rock più o meno tradizionale dovranno fare poca resistenza se vogliono provare a godersi e a comprendere il nuovo lavoro dei . Come annunciato nei mesi precedenti dalla stessa band c'è tanto suono orchestrale in questo lavoro al quale hanno partecipato alcune decine di musicisti a supporto.
Il disco è stato mixato da già collaboratore a vari livelli di numerosi artisti dai Depeche Mode agli Oasis, da Madonna ai solo per citarne alcuni. Le registrazioni invece si sono tenute in Italia tra il lago di Como e Milano.

Muse ResistanceGiunti al quinto album in studio, i Muse si presentano con un progetto dove la loro tendenza ad andare oltre i confini del rock si accentuata ampliando le proprie inclinazioni. Forse perché la produzione è rimasta completamente nelle loro mani evitando di confrontarsi con il produttore di turno. <<Ammettiamolo, molti dei nostri produttori passati non ci avevano capito veramente…ci avevano spinto a fare cose, o almeno alcune cose, che non erano del tutto nostre. Stavolta invece quello che si può sentire sono al cento per cento Muse, su questo non c'è dubbio>>, dichiarava nell'intervista al Mucchio Selvaggio il batterista Dominic Howard [1].

conferma, in un'altra intervista, queste limitazioni anche se non le collega alla produzione: <<era come se imponessimo da soli certe restrizioni. Ma ora è arrivato il momento di mostrarci in tutta la nostra complessità. Prendi un pezzo come United States of Eurasia: drammatico, teatrale, un po' Queen, un po' . Magari suonerà ridicolo. Perché c'è così tanta roba insieme…>> [2].

Howard racconta come in studio la quasi totalità delle prove sono strumentali cioè senza la voce di Bellamy che canticchia mentalmente consentendo un'attenzione certosina agli strumenti. E a proposito di come si compone l'alchimia del suono del gruppo, spiega che le modalità con le quali Bellamy suona la chitarra lasciano molto spazio alla batteria e al basso tanto da consentirgli sperimentazioni quasi mai consentite in un gruppo rock dove lo strumento funge da sostegno [3].

Tante peculiarità distintive. Sempre Howard sostiene che si sentono <<quasi un caso a parte>> rispetto alle bande britanniche che lasciano la scena velocemente, mentre loro continuano a suonare senza preoccuparsi di limiti di genere e con naturalezza [4].
Resistenza è un titolo dato per sottolineare le proteste e le rivolte per ingiustizie che in questi ultimi tempi hanno visto diffondersi in tutto il pianeta. I primi tre pezzi ne sono la migliore testimonianza mostrando una concretezza maggiore rispetto ai testi soliti. E magari le rivoluzioni possono avverarsi senza spargimenti di sangue.

John Vignola non si esalta per questo lavoro. Le perplessità sono espresse nella parte finale quando il gruppo si priva <<di uno dei suoi connotati più importanti, ovvero l'energia>>. La novità è la semplificazione di diversi brani con intromissioni pop in Uprising (simile a Call Me dei Blondie), la <<leggerezza delle forme>> di o nei passaggi fra Wagner e Chopin () o Freddie Mercury e Tom York [5].

Madeddu con un giudizio <<cerchiobottista>>, anche se positivo, lascia all'ascoltatore la posizione da assumere di fronte a questo disco. Ascoltando i brani spesso accade che i Muse cambino in corsa lo spartito e questo potrebbe essere un banale mescolare le acque oppure inversione geniale. Unnatural Selection <<organo da chiesa, poi il riffone – che piace, eh! – quindi, dal nulla, due minuti di bluesaccio slow per poi tornare compiaciuti ma senza un perché al tema iniziale>> oppure Mk Ultra che parte con un <<synth molto '80 poi no, basta, mano al chitarrone >>. Sembra essere su un ottovolante dove i saliscendi sono la melodia e architetture sonore sofisticate. I tre movimenti sinfonici di Exogenesis evocano Pink Floyd e Yes con un filo di Beethoven [6].

Nella sua recensione Sibilla pone l'accento sull'ennesima prova di coraggio che il gruppo riesce a dare di sé. Un disco riuscito non solo per la capacità di fondere il prog-rock alla musica classica evidentissima nei componimenti finali. Anche se <<il vero punto focale di è Undisclosed Desires, canzone completamente priva di piano e chitarre, totalmente “contemporary” e lontana mille miglia da quella classicità sbandierata in altri punti del disco>> [7]. Non vi curate di noi e ascoltate.

Ciro Ardiglione

genere: rock
Muse
The Resistance
etichetta: Warner
data di pubblicazione: 11 settembre 2009
brani: 11
durata: 54:20
cd: singolo
[1] Si tratta dell'intervista concessa dai Muse a Damir Ivic in Il Mucchio Selvaggio, settembre 2009, pag. 44
[2] Manlio Benigni, “Come cigni neri”, Rolling Stone, settembre 2009, pag. 94
[3] Damir Ivic in Il Mucchio Selvaggio, settembre 2009, pag. 46
[4] Manlio Benigni, “Come cigni neri”, Rolling Stone, settembre 2009, pag. 94
[5] John Vignola, Il Mucchio Selvaggio, settembre 2009, pag. 75
[6] Paolo Madeddu, Rollin Stone, settembre 2009, pag. 96

[7] Gianni Sibilla, www.rockol.it, 14 settembre 2009

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