Nada, Fontaines D.C., Little Blue Slim e Thom Yorke

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Gli appunti di oggi per l’ascolto cominciano con una mia passione di lunga data: Nada. Lo scorso gennaio usciva È un momento difficile, tesoro.
E deve essere un momento difficile quello che canta fino ad urlarlo in Dove sono i miei occhi, con un cadenzato al limitare dell’ossessione perché, “Che inferno, avere delle braccia e nessuno da abbracciare”. Nella title track è la chitarra a farla da padrona con una voce cristallina, di altezze, di leggeri passaggi melodici e poi al ritorno a quelle tonalità che l’hanno resa famosa e inconfondibile nel bel mezzo di soluzioni acustiche e ed elettronico che mostrano l’accuratezza, come sempre, del suo lavoro. Macchine viaggianti, uno spartito ben congegnato, con un basso presente con un respiro regolare che tiene il movimento, l’elettrico sullo sfondo, le intromissioni dell’organo, un accenno di coro d’altri secoli, e lei che modula la sua voce davanti alla chiusure e alle aperture che si susseguono nel brano.
John Parish, produttore di PJ Harvey, Eels, Giant Sand, Afterhours ed altri ha prodotto il disco (oltre a suonare alcuni strumenti) e torna con Nada dopo “Tutto l’amore che mi manca” (2004).

Veniamo al primo debutto di questa giornata. Si tratta Dogrel degli irlandesi Fontaines D.C.. È un gran bell’ascoltare il loro punk solido e dal grande ritmo che si permette anche una Television Screens dove i suoni  possenti atterranno sulla tradizione del folk irlandese portandosi dietro momenti melodiosi facilitati dalla bella voce di Grian Chatten. C’è molta politica nei loro testi, rivoltosi, accusatori di una società ingiusta come accade in Boys In The Better Land con un attacco di chitarre e batteria al fulmicotone tirano fuori liriche come “If you’re a rockstar, pornstar, superstar, doesn’t matter what you are/ Get yourself a good car, get outta here”. Ecco a voi Carlos O’Connell alla chitarra, Conor Curley alla chitarra, Conor Deegan al basso, Grian Chatten e Tom Coll alla batteria. E se dovesse assistere ad un loro concerto sarà inevitabile essere travolti dal ballare al loro ritmo sfrenato. E il ricordo va ai Clash, i loro antenati.

 

Lasciamo l’Irlanda per tornare in Umbria, anche qui per un esordio quello di Mauro Magrini ovvero Little Blue Slim che ha pubblicato Naturalmente. Le linee guida dell’ascolto dei suoi undici brani sono il folk e il blues. Due brani in italiano: Ascoltando il silenzio, una dolce ballata con accenni blues, movimenti country, varianti cantautoriali, note di pianoforte e qualche coro
il desiderio di apparire / quel demonio che ci lega / il vil denaro che ci frega / e non rispettiamo più niente”; Fuori c’è il sole poco meno di tre minuti di tonalità allegre e irriverenti, dall’atmosfera giocosa, telefonate incluse. Il Mississippi invece scorre Cry so Hard suonata con tutti gli strumenti del mestiere del blues.

Veniamo all’ultima segnalazione di oggi. Non per importanza, perché si tratta di Thom Yorke, leader dei Radiohead e, forse, perché immaginiamo che il suo ultimo lavoro da solista, Anima stuzzichi la curiosità di molti per provare a cercare segni, tracce del prossimo album della band di Oxford.
Un lavoro, con a fianco il “sesto” Radiohead Nigel Godrich,che suona la contemporaneità occidentale alienata, incapace di capire il senso delle cose. E lo fa con il ritmo esasperante, lento o veloce che sia, l’elettronica che si carica di dub qualche volta o di vero e proprio noise. È la qualità e la varietà degli affluenti che si innestano nei fiumi sonori a farne prodotti eccellenti grazie alla versatilità della sua voce nonostante sia sempre dolente. Ascoltate Traffic e ne avrete un’idea, comprese qualche passaggio, brevissimo, un attimo, di melodioso cantato.
Non vi curate di noi e ascoltate
Ciro Ardiglione

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