Nadine Shah, Fast Food. Canto e sonorità affascinanti

nadine shah fast food
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Il capo del filo d’Arianna che mi ha portato sulle tracce di questa splendida artista si trova nei due brani dell’album Shedding Skin di Ghostpoet di cui è una preziosa ospite. E così dall’affascinante, sciamanica voce è cominciato il cammino a ritroso passando per il suo esordio Love Your Dum And Mad (2013) in attesa del nuovo che arrivava i primi di aprile. E così, There was nothing else to do but fall in love.

Nadine Shah

Non sono solo le sue capacità vocali, l’interpretazione che riesce ad esprime con il canto perché Fast Food suona corposo, denso per i rivoli di blues rock post-punk jazz che confluiscono nello spartito, in un mare accogliente come sembra essere per lei quello della sua città natale, Witburn (Nord Est dell’Inghilterra) e dove Nadine torna con continuità.
Uno spartito di questa pienezza deve reggere, come spiega lei stessa, «una riflessione su un mondo ossessionato dal desiderio di gratificazione immediata e sulle nostre vite piene di relazioni complicate. Le relazioni che preferisco sono quelle insolite, anticonformiste, non da commedia romantica, perché quelle non sono vere storie, non è quello che succede veramente».

Prodotto, come il precedente, da Ben Hillier (Blur, Depeche Mode, Elbow, U2) che è coautore di tutti i pezzi dell’album, l’album è stato registrato dal vivo e vede la collaborazione del chitarrista Nick Webb e del bassista Pete Jobson (of I Am Kloot fame).

La lenta e dolce ballata in stile bolero Nothing Else To Do nella prima parte sostenuta da canto, anche dolente, e cori e nella seconda dall’arrivo di fiati jazz e di slabbrate pizzicate orientaleggianti. Su tutt’altro lido troviamo i momenti post-punk di Fool con le chitarre che imperversano come non mai, e con le sue fascinose aperture pop – quando la Nadine diventa melodiosa – che difficilmente troviamo nei suoi lavori. Strepitosa nella title-track quando accompagna dolorosamente suoni da deserto dell’anima e quando nel bel mezzo del brano si fa tutto possente disturbante per un breve tratto. In Big Hands è il pianoforte ha reggere il brano, quasi dando il ritmo e, noncurante delle variazioni e cambi che occorrono con percussioni incombenti prima e con la supremazia snervante delle chitarre poi.
Living, quell’attacco da Radiohead abbandonato dall’arrivo delle chitarre appiccicate alla batteria. Ancora un’eccellente ballata con Matador per le sue contorsioni da blues tra i più melmosi e con i timbri vocali che mutano con naturalezza. Stealing Cars, il primo singolo estratto dall’album, è un altro momento con venature pop rock quasi ballabile ancorato all’eleganza vocale anche quando si allarga ai cori.
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

Nadine Shah
Fast Food
etichetta: Apollo Records/R&S Records
data di uscita: 6 aprile 2015
brani: 10
durata: 40:56
cd: singolo

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