Naomi Berrill, From the Ground. Voce e violoncello cambiano musica

Naomi Berrill
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Una tra gli aspetti più pregnanti dell’album di esordio di Naomi Berrill  lo si può trovare in una sua intervista quando, commentando la scelta di inserire From the morning (1972) di Nick Drake, spiega che la classicità di quelle liriche necessitavano  una rilettura in chiave bachiana.  E sostituire l’arpeggio della chitarra con il suono del violoncello magistralmente nascente dai movimenti dell’archetto è una scelta felice. E ora ci alziamo.

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Foto Cristina Crippi
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La sua capacità di ridisegnare un universo musicale così vasto e temporalmente esteso, dandone armonia, è l’espressione di una dote compositiva pregevole che non scema nemmeno nell’unico brano inedito, For Maupai, scritto da Almut Schlichting compositrice e sassofonista.  Una breve e toccante ballata, note delicate e arpeggi magici esaltati dal suo canto che ne allarga la dimensione musicale.

La giovane Naomi Berrill  ha già una lunga carriera di studi e lavori partendo dalla natia Galway (Irlanda) dove studia alla Royal Irish Academy of Music, passando poi per Glasgow  alla Royal Scottish Academy of Music and Drama dove segue anche corsi di piano jazz, violoncello folk ed elettroacustica, per arrivare a Firenze dove vive attualmente. Ha sempre guardato oltre il suo mondo grazie a collaborazioni  con i La Crus o con il coreografo Virgilio Sieni direttore della Biennale Danza di Venezia. Un suo profondo ammiratore è Giovanni Sollima che l’ha coinvolta nel suo progetto “100 violoncelli” poi presentato al concerto del Primo Maggio 2013.

From the Ground, questo il titolo del disco è l’espressione di un’esperienza musicale che non ha voluto rimanere confinata ad un genere. E così Feelin’ Groovy (1967) di Paul Simon si piega un po’ di più verso un movimento jazz già intuibile nella batteria dell’originale e conservando la grazia del canto. Rallenta, ti stai muovendo troppo velocemente.
Non sono un esperto di musica classica ma Kind im Einschlummern, dalla Suite per piano solo Kinderscenen, Op.15 (1938) del compositore tedesco Robert Schumann mi sembra si incunei con naturalezza nello spartito dell’album. Non manca la sua terra con The Lark in the Clear Air (seconda metà XIX sec.) una canzone d’amore della tradizione irlandese e le cui liriche sono state scritte da Samuel Fergusson, uno dei più importanti poeti d’Irlanda.
Splendida We’ll Meet Again e felice la scelta della delicata accelerazione sul finire è un passaggio che ancora una volta mette in luce la voce della Berrill per una delle canzoni più famose degli anni della Seconda guerra mondiale, brano portato al successo dalla cantante Vera Lynn nel 1939. Brano che è nella colonna sonora del film di Stanley Kubrick, Il dottor Stranamore, come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba.
E, in tempi di guerrafondai e guerre anche in Europa, non perdetevi la versione di Where Have all the Flowers Gone? (1955) di Pete Seeger. Un inno pacifista che la nostra intende anche come inno all’ambiente per non doverci chiedere che fine hanno fatto i fiori.
Non vi curate di noi e ascoltate!
Ciro Ardiglione

 

Naomi Berrill
From the Ground
etichetta: Musicamorfosi
data di uscita: gennaio 2015
brani: 14
durata: 39:08
cd: singolo

 

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