Napoli: La Notte dei Filosofi

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La seconda edizione de “La Notte dei Filosofi” è dedicata ai Sentimenti. Presso il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, s’incontreranno filosofia, musica, arte e “la filosofia che vive a Napoli”. Un ricco cartellone e numerosi ospiti. Il banditore dei sentimenti aprirà la serata alle 19,30 del primo giugno, in piazza San Domenico.
Per presentare l’iniziativa abbiamo rivolto alcune domande a Giuseppe Ferraro, professore presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.

Che cosa è la notte dei filosofi e perché lei precisa immediatamente che non è un festival?
la notte dei filosofi NapoliLa Notte dei Filosofi è una manifestazione di gioia di arte, musica e filosofia. Non è possibile distinguere l’una dall’altra, perché la filosofia è arte, è musica, è aver cura di sé facendo della propria vita un’opera d’arte.
Il richiamo all’arte è costante, come arte di vivere, come stile, espressione di esistenza. Socrate continua a ripetere, a chi legge il Fedone, di quel sogno che lo invitava a dedicarsi alla musica. A chi lo sorprese a comporre musica sulle favole di Esopo e sull’inno al dio, rispose di aver pensato come la filosofia fosse la musica più grande.
Il testo di Platone lo riporta nella forma grammaticale del “genitivo assoluto”, si può perciò leggere di come la musica sia la filosofia più grande, e la filosofia la musica più grande.
Non è un festival di filosofia in cui si alternano relazioni di studiosi di filosofia.
Ho pensato, invece, di ricorrere all’espediente letterario più antico, la personificazione che ancora Socrate mette in scena per le idee, o di Erasmo che fa parlare la Pace, fino a Freud che fa parlare la Psicanalisi.
Quanti intervengono, hanno a disposizione poco più di dieci minuti per far parlare in questa edizione della Notte dei Filosofi (NdF) un sentimento. Lo scorso anno ognuno doveva dare voce a un Idea.

Napoli: luoghi, emozioni, evocazioni, un corteo. Quanto contano i luoghi e le atmosfere nella notte dei filosofi?
I luoghi sono le persone che li abitano. C’è uno scambio di corpi, una somiglianza che nel corpo proprio richiama il corpo del luogo che si abita.
Si può riconoscere, anche a distanza, chi è di un luogo di montagna o di mare, da com’è fermo o gesticola, dal tono della voce.
Il napoletano, forse più ancora, si riconosce, non solo dalla voce, che è ancora corpo, e ancora di voce ci somiglia.
C’è un rapporto stretto tra il corpo della città e il corpo proprio. Sorprende poi che Napoli sia personificata come Sirena e che i luoghi assumono una denominazione del corpo, come si dice il “corpo di Napoli”, o la chiesa di Sant’Aniello “a capo di Napoli”, e le sue vie che sono fianchi e braccia e il mare.
Fammi aggiungere che in napoletano non si dice di qualcuno che “interpreta” un personaggio, ma che “impersona”.
L’edizione della NdF di quest’anno è poi particolarmente intonata a tale verso perché abbiamo cominciato un percorso, molto seguito, su “la filosofia che nasce a Napoli”, iniziando dalla scuola di Virgilio al parco archeologico del Pausillypon, per arrivare all’aula di San Tommaso, ai luoghi di Giordano Bruno, di della Porta, Vico e tanti altri, poco o nulla conosciuti, come Metronatte che teneva una scuola frequentata da Seneca.
La NdF di quest’anno segue un tale percorso perché ho voluto caratterizzarla come “la filosofia che vive a Napoli”. Per tale orientamento ci saranno artisti di linguaggi differenti, musicisti emergenti e giovani filosofi e filosofe.

La Notte dei Filosofi è anche notte dei sentimenti. Che cosa ci dobbiamo aspettare?
la notte dei filosofi sentimentiDobbiamo aspettarci di sentire parlare l’Amore, la Gioia, la Malinconia, la Paura, la Nostalgia e tanti altri sentimenti.
C’è una motivazione importante, siamo in un tempo in cui i sentimenti sono collocati nella patologia clinica, una su tutte la depressione, che Leopardi chiamava Noia, o che Verri intendeva come i sentimenti che non hanno una precisa denominazione.
La manifestazione è itinerante, anche per questo non è festival strutturato con postazioni fisse. Si comincia dalla Piazza di San Domenico Maggiore, per attraversare poi l’intero complesso in stazioni di sentimenti.

Chi ne sono i promotori?
La NdF è organizzata da “Filosofia Fuori Le Mura” (www.filosofiafuorilemura.it) che oltre al sito ha anche una pagina FB e che opera come scuola d’arte e filosofia. La manifestazione è patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli diretto dal prof. Nino Daniele, particolarmente sensibile agli eventi di filosofia.
La NdF fa, dunque, parte del percorso del Maggio dei Monumenti, organizzato dall’Assessorato.
Il tutto si svolge nell’assoluta spontaneità ed è sostenuto dalla sola offerta personale di chi vi partecipa. Non potrebbe essere diversamente per la filosofia, anche se ovviamente è poi difficile coprire le esigenze tecniche del percorso.

Allargando il campo, possiamo provare ad azzardare una domanda più corposa. Che cosa fanno oggi i “filosofi” e in che cosa consiste il compito della filosofia oggi?
La filosofia non è senza la scuola. Credo che l’Università l’abbia, in qualche modo reclusa, per evidenti “misure storiche di sicurezza”.
La filosofia è critica, nel modo più radicale perché fa pensare, riflettere, indica stili differenti di esistenza, incide sull’opinione, ne cerca l’educazione.
Oggi possiamo certo affermare che l’educazione è in crisi perché è critica.
Educare non è adeguare. È piuttosto avere uno stile, che contesta l’abitualità.
Il filosofo non è “normale”, proprio perché la filosofia è innanzitutto critica della ragione normale e perciò del “così fanno tutti” dell’omologazione.
Il compito della filosofia resta la scuola, ma deve intendersi non un luogo, un edificio; skolé indica piuttosto un tempo fuori del tempo della quotidianità.
È l’educazione al tempo proprio, al tempo interiore, al proprio ritmo d’espressione, alla propria musicalità.
È Educare la voce. Dare parola.
La filosofia non è separata dalla città, questo significa che la città deve farsi scuola. Le piazze devono diventare aule, la strada deve essere luogo di cammino, un criterio di passi, che si esprime nella memoria dei nomi e che vive dei sentimenti di partecipazione.
Il compito della filosofia finisce sempre nella politica, ovvero nelle cose che riguardano i molti che vivono insieme.
In un momento come questo, dove è in crisi la forma della rappresentanza in cui si esprime la libertà dei moderni, per dirla con Constant, in cui perciò è in crisi la stessa libertà, la filosofia è chiamata a riprendere la forma libera della partecipazione sociale.
In momento in cui il potere economico è separato del tutto dallo stato sociale, è questo il momento di intendere la politica, l’istituzione, come partecipazione.
E a Napoli si sta facendo molto in questo senso, si sta facendo unione e autonomia, partecipazione e condivisione, abbattimento di confini nella piena ospitalità di ognuno, di chi viene e da chi vive da sempre la città, perché l’ospitalità è congiuntiva, si dice dell’uno e dell’altro, ospite è chi accoglie e chi riceve: bisogna riprendere questa circolarità, che significa poi intendere la prospettiva di una comunità sociale per una società comune.
La filosofia, ripeto ormai da tanti anni, non è amore del sapere, se non nell’espressione del sapere saggiante i legami più importanti.
La libertà è fatta di legami. Nessuno è libero da solo. Il grado della propria libertà si misura dalla qualità dei legami personali. La libertà di un paese si misura dalla qualità dei legami sociali.
Antonio Fresa

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