Napoli, una città: cento volti, cento voci, cento ricette

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In questa intervista, Vincenza Alfano, giornalista e scrittrice napoletana, ci svela i segreti dei suoi più recenti progetti editoriali e ci illustra il programma dell’Officina delle parole.
Napoli in cento parole, Napoli a tavola in cento parole sono le imprese letterarie collettanee che la scrittrice ha curato nell’ultimo anno, un atto di omaggio alla sua città e un’occasione per mettere a confronto “cento” voci.

Le chiederei prima di tutto di illustrarci i due progetti: raccontare una città come Napoli in cento parole è già una sfida; raccontarla, poi da un punto di vista della cucina e della tavola, sembra quasi un’impresa impossibile.
Da dove le è nata questa esigenza di riunire tante voci quasi a costituire un mosaico? Ed è possibile, a suo parere, convergere verso un’immagine condivisa di una città così complessa e sempre “nuova”?

Una duplice sfida che è partita da un’idea semplice: nella prima edizione ho invitato gli scrittori a raccontare la città, i luoghi, la gente, i miti, le leggende, usando soltanto cento parole.
Scrivere per sottrazione è un importante esercizio che ti costringe a meditare sul senso assoluto ed essenziale che la parola letteraria può assumere a fondamento di un mondo altro ipotizzato, auspicato, e in qualche modo realizzabile.
Dopo il successo di Napoli in cento parole, ho cercato una formula nuova per ripetere l’esperimento rinnovandolo. Nasce così Napoli a tavola in cento parole, racconti e ricette coniugati in un libro che è per metà un ricettario e per metà un’antologia. Un libro da tenere in cucina e sul comodino.
La scrittura pragmatica si traveste da narrativa e la narrativa assume un abito pratico assolutamente inedito.
La vera forza di questi libri è però la quadra degli autori, più di cento, che con il loro grande entusiasmo sono testimonianza di una comunità di artisti che s’identifica e crede nella sua città. Soltanto attraverso questa polifonia si poteva restituire un’immagine convincente e inedita di una città troppo complessa per essere rappresentata da una voce sola.

il filo delle sue più recenti fatiche (A Napoli con Maurizio de Giovanni ), sembra che la città di Napoli rappresenti per lei una sfida o un’ispirazione continua.
Come racconterebbe la sua città, superando luoghi comuni e stereotipi? E come motiverebbe questo suo interesse?

Credo che per un artista Napoli rappresenti un’opportunità. L’occasione di raccontare Napoli mi è sempre apparsa molto stimolante e l’ho colta ogni volta che ho immaginato una storia da raccontare.
Difficilmente riesco a pensare a un’ambientazione diversa per i miei romanzi, d’altronde Napoli ha davvero cento volti e può offrirsi agevolmente come scenario di storie anche molto diverse tra loro.
Mi sono chiesta spesso se altre città abbiano questa stessa potenza evocativa. Credo che Napoli sia una continua provocazione e spinta alla creazione artistica. Il rischio di cadere nei luoghi comuni e negli stereotipi c’è sempre, ma si può eludere facilmente imparando ad abitare luoghi ogni volta diversi e discosti da quelli ormai fissi dell’immaginario collettivo. Basta spingersi a guardare dove altri non hanno guardato. Il senso del viaggio e della ricerca è proprio questo.

Il suo impegno si estende però anche ai corsi dell’Officina delle parole, un luogo d’incontro e di scambio, appunto con la parola e sulla parola, in cui si svolge un lavoro comune. Può illustrarci com’è nato questo progetto e la sua articolazione?

L’Officina delle parole è il laboratorio di scrittura creativa che conduco da diversi anni. Ha un’utenza molto variegata, lo frequentano scrittori affermati, esordienti e apprendisti scrittori.
È un luogo di confronto, un opificio dove si legge e si scrive, s’impara confrontandosi con modelli e archetipi a riconoscere la propria voce, la personale intonazione stilistica.
La mia ambizione non è insegnare un percorso già tracciato, non è spingere all’imitazione di comportamenti, piuttosto provare a disegnare una strada, non uguale per tutti necessariamente, per accompagnare ciascuno nella costruzione del proprio metodo di scrittura. A volte bisogna solo acquisire consapevolezza ma, mutando la prospettiva, cambiano anche i risultati.
Quest’anno gli incontri si tengono tutti i venerdì, dalle ore 17,30 alle 19,30, presso la libreria Iocisto in via Cimarosa al Vomero, un luogo ormai politico per il ruolo che ha assunto in un quartiere quasi privo di centri di aggregazione e laboratori culturali.
Agli iscritti è offerta la possibilità di confrontarsi con i lettori attraverso la pubblicazione settimanale di racconti sulla testata Napoliflash24 e la partecipazione a una pubblicazione collettiva finale.
Antonio Fresa

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