Napoli vestita di nuovo attraverso lo sguardo di NINa.

nina al pan napoli
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Quarantaquattro artisti per ottantaquattro opere, in esposizione dal 21 novembre al 13 gennaio presso gli spazi istituzionali del PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) con la mostra NINa – acronimo di Nuova Immagine Napoletana – realizzata e curata dalla Preside dall’Accademia di Belle Arti di Napoli Giovanna Cassese, dai professori Marco Di Capua, Francesca Romana Morelli e Valerio Rivosecchi, in collaborazione con il Comune di Napoli e l’Assessorato alla Cultura.
Il fine dell’evento è quello di dare nuova linfa vitale alla cultura partenopea attraverso il contributo degli ex-allievi dell’Accademia, giovani talenti del panorama culturale nostrano, alcuni dei quali, in questi anni, sono già stati in grado di imporsi come artisti a livello nazionale e, addirittura, internazionale. La loro selezione è avvenuta in assoluta indipendenza rispetto ai parametri del mercato, delle gallerie e dei musei, proprio perché essi rappresentano delle autentiche forze emergenti, dei semi nuovi da coltivare.
La mostra si concentra sul risultato che l’azione formativa delle classi dell’Accademia di Belle Arti è stata in grado di raggiungere: quello, cioè, di rispondere concretamente alle esigenze creative dell’arte attuale. I due piani di Palazzo Roccella occupati per l’esposizione ospitano le più svariate forme di manifestazione artistica: opere pittoriche, fotografie, sculture, performance, installazioni e video, talvolta accompagnati da sottofondi musicali.
I temi affrontati da NINa hanno a che fare principalmente con l’ambiente metropolitano, e lo evocano, in ogni caso, anche quando sembrano provenire da altri luoghi; il paesaggio urbano, con le sue continue trasformazioni, domina l’ispirazione artistica di questo progetto. Ne risulta un insieme di case, luoghi, paesaggi, architetture, strade, piazze, volti; elementi eterogenei sviluppati coerentemente attorno ad un unico habitat collettivo, benché interpretato con forme, stili e materiali differenti. Il contesto è difficile e ricco di contrasti; contraddizioni che l’arte ha il compito di interpretare e fissare mediante pochi ma incisivi concetti-chiave, per evitare che i suoi contorni restino indefiniti e indecifrabili.

Quello dell’artista di NINa è anche un intento pedagogico; egli possiede, nei confronti della sua città, una vocazione civile. La sua è un’analisi comprensiva: benché si faccia narratore di una dimensione, il più delle volte, difficile da raccontare e da accettare, esso è finalizzato ad offrire, all’immagine sempre e soltanto vituperata del suo luogo d’origine, una veste innovativa, costruttiva, cercando di cogliere – in essa – non soltanto il lato crudo della realtà che inevitabilmente le appartiene, ma evidenziando gli spunti per una riflessione ed un’emancipazione volte a ricostruirne positivamente la fama, attraverso uno sguardo di volta in volta diverso: tragico, intimo, poetico, enigmatico, passionale, sociale.
Tra le caratteristiche della mostra, un’altra è la molteplicità dei materiali utilizzati: stampe digitali a colori e in bianco e nero, tela, pvc, plastica, pareti intere trasformate in vere e propri quadri, sculture realizzate con materiali riciclabili, ecc.
Un mondo multiforme che però resta fortemente ancorato al culto dell’immagine, protagonista indiscussa della scena. Immagine che spesso diventa così profondamente legata all’interiorità dell’artista, da elevarsi ad un livello spirituale, talvolta quasi mistico.


Morte di Partenope di Chiara Coccorese

Dimensione urbana e dimensione religiosa si fondono, infatti, in alcuni dei lavori di Chiara Coccorese, giovane artista napoletana capace ed innovativa che ha presentato, alla mostra, dei collage digitali dipinti. Alcune delle opere esposte, fanno parte di una serie di sette lavori con il tema iconografico della Madonna. Tra queste, La scelta di Maria, una sorta di presepe vivente contemporaneo. Lo scenario è un prato di montagna sul quale sono seduti una giovane donna col suo bambino; ai lati della foto sono posizionati i giocattoli del piccolo, che stanno a simboleggiare il bue e l’asinello, mentre alle spalle dei protagonisti il paesaggio si divide a metà, secondo la strada che sceglierà Maria: ‹‹da un lato la montagna, che sta a simboleggiare quella che nella cultura esoterica veniva definita la via secca, e dall’altro colline e ruscelli, la via umida››, ci illustra la Coccorese.
La dimensione urbana, invece e, in particolare, quella napoletana, è perfettamente espressa ne La morte di Partenope, fotografia tragicamente realistica della sorte indegna a cui abbiamo destinato la nostra città: la sirena Partenope, simbolo della bellezza, della storia e della cultura di Napoli, giace morente su un cumulo di sacchetti dell’immondizia gettati in mare, con l’imponenza del Vesuvio che fa da sfondo alla scena. Magistrale ed accurato il lavoro di pittura sul costume della sirena.


Paradoxical room di Christian Leperino

Tra gli 84 lavori, alcuni colpiscono particolarmente la sensibilità artistica di chi li osserva: sono quelli di Christian Leperino, ex-allievo ed ora giovane docente dell’Accademia di Belle Arti, artista già noto e presente sul panorama nazionale e internazionale da diversi anni. I temi affrontati nelle sue opere sono principalmente l’ambiente metropolitano e la figura umana, talvolta anche fusi insieme. Paradoxical room, realizzata con acrilico e carboncino in una sola settimana, occupa un’intera parete di uno dei piani del PAN; è una sorta di dipinto-architettura dai toni cupi raffigurante una stanza a più dimensioni, difficilmente distinguibili, un labirinto claustrofobico che suscita un senso di frustrazione ed evoca le immagini oniriche del film di Christopher Nolan, Inception.
Un secondo lavoro, Cityscape, presentato quest’anno anche alla Biennale di Venezia, cattura lo sguardo dell’osservatore sia per la precisione quasi architettonica con cui l’artista riproduce una parte della città, sia per lo scenario apocalittico che ricrea in un luogo familiare e facilmente riconoscibile per chi vive qui – il Centro Direzionale di Napoli – ma che potrebbe tranquillamente rappresentare l’angosciante immagine di un qualsiasi territorio urbano: una tromba d’aria e un cielo plumbeo e scuro avvolgono tutto ciò che li circonda, facendo presagire un’imminente distruzione.
Un incombente senso di instabilità, di incertezza e di necessità di fuga – dunque – sembrano costituire il filo conduttore dell’ideologia artistica del Leperino, che conclude la propria esposizione con il Combattente con maschera antigas, un olio e vernice spray su tela che propone, attraverso la sagoma sfuocata e abbozzata dell’uomo in primo piano, una forte denuncia contro la società, l’oppressione e l’inquinamento.
Queste sono soltanto alcune delle numerose ed importanti testimonianze che l’evento NINa mette a disposizione per promuovere la realtà artistica emergente attiva sul nostro territorio, sperando che non resti un episodio isolato e considerato dalla solita piccola fetta di appassionati. Napoli è ricca di cultura e di talenti; facciamo in modo che il mondo sappia anche questo. Conoscere è partecipare, e viceversa.

Angelica Falcone

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