Narni: Festival della sociologia, tra innovazione e tradizione

Festival sociologia Narni
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La sociologia, disciplina nata con influenze provenienti dalla riflessione politica, storica e filosofica, è ormai dotata di una sua autonomia, un suo metodo scientifico di ricerca e un suo specifico campo d’indagine. Proprio perché caratterizzata da una sua struttura stabile e indipendente, la disciplina rivendica e necessita di un suo spazio in cui poter dar voce non solo agli studiosi principali della materia, ma più in generale a tutti coloro che sono attrattati dall’analisi e comprensione dei fenomeni sociali. Rientra in quest’ottica, evidentemente, il Festival della Sociologia che si svolgerà a Narni (TR) il prossimo 6 e 7 ottobre: un’occasione unica a livello nazionale per appassionati e studiosi per potersi confrontare sui principali temi inerenti alla riflessione sociologica.

Festival sociologia Narni

Se filosofi, letterati ed economisti, hanno da tempo i loro festival e i loro momenti di dibattito e condivisone, la sociologia fino a oggi non aveva opportunità di questo tipo. Il festival di sociologia mira così a dare risalto a una disciplina di cui si ha sempre più bisogno, poiché in grado di spiegare le diverse sfaccettature e dinamiche sociali.
Il luogo scelto per l’evento è la cittadina umbra di Narni, sede del corso di laurea in “Scienze per l’investigazione e la sicurezza” (Università di Perugia): un percorso universitario in grado di attrarre molti giovani e che rientra, a pieno titolo, nell’ambito delle scienze sociali.
Di quelle che sono le sfide della sociologia contemporanea, del ruolo del sociologo nella nostra società e delle caratteristiche principali del festival, ne abbiamo parlato con Maria Caterina Federici, coordinatrice dell’evento e Presidente del Consiglio del Corso di Laurea che ha sede a Narni.

La sociologia è una disciplina autonoma che studia i rapporti e le relazioni sociali e, più in generale, la società in tutta la sua complessità. Quali sono attualmente le nuove sfide della sociologia e gli ambiti in cui, negli anni più recenti, si è indirizzata la ricerca sociologica?
Quello della sicurezza, tema centrale del corso di laurea presente a Narni, è un ambito in cui la sociologia può offrire un significativo contributo, permettendo di formare un profilo utile e spendibile sul mercato del lavoro. Certamente, anche visti i tempi attuali e le principali questioni a livello globale, i temi della sicurezza, terrorismo, prevenzione sono quelli su cui la ricerca sociologica si sta concentrando maggiormente. Ma la sociologia è una disciplina capace di affrontare una grande varietà di argomenti, poiché uno dei suoi compiti è quello di saper leggere e spiegare i fenomeni che stanno alla base della società. Per esempio la dottoressa Curti, criminologa, lavora molto sul concetto di folla e sul modo di governarla, tema che costituisce un’altra emergenza della nostra epoca. Oltre a questi, anche gli ambiti riguardanti le dinamiche giovanili e le violenze domestiche costituiscono un percorso centrale nella riflessione sociologica contemporanea.

Quella del sociologo non è una figura che riguarda esclusivamente il mondo universitario, anzi vi sono alcuni autori conosciuti a livello internazionale capaci di arrivare al grande pubblico. Pertanto, a suo avviso, perché è importante la figura del sociologo nella società contemporanea? Quale contributo può dare da un punto di vista pratico e non esclusivamente accademico?
La sociologia nasce per rispondere a esigenze sociali e ha quindi un compito principalmente pratico. Per esempio Durkheim, uno dei fondatori della disciplina, ha elaborato i concetti di anomia e devianza, su cui ancora si riflette, poiché il prefetto di Parigi si era rivolto a lui per risolvere i problemi di questa città negli ultimi anni dell’Ottocento. Anche la scuola di Chicago dei primi decenni del XX secolo operava allo stesso modo: infatti, il comune della città, per affrontare il problema della criminalità, chiamò gli studiosi Park e Znaniecki, chiedendo loro in che modo poter intervenire per arginare il problema. È evidente che il sociologo deve affrontare le questioni che toccano da vicino la società, a maggior ragione in una società complessa e in continua trasformazione come quella attuale. Proprio per questo, ciò che proponiamo noi non è un festival accademico, ma un evento che si apre anche a chiunque sia fuori dal mondo prettamente universitario.
Proprio alla luce del problema del terrorismo, per esempio, è fondamentale la figura del sociologo. Vi è il giurista che affronta il problema facendo leggi più restrittive, o l’ingegnere che lo fa sfruttando la tecnologia (facendo ricorso a telecamere, controllo dei flussi telefonici, ecc), ma chi pensa a prevenire il problema? Chi si occupa di formare forze dell’ordine in grado di capire che vi possa essere un’emergenza? Per esempio, i servizi segreti israeliani hanno fatto delle ricerche in quest’ambito, dimostrando che un soggetto che sta per compiere un attentato possa dare degli avvertimenti attraverso segnali degli occhi, della postura, del corpo e così via. È evidente, dunque, che il sociologo debba aiutare a comprendere le dinamiche sociali, specie in settori particolarmente sensibili e delicati come quelli del terrorismo internazionale.

Perché è stata scelta Narni come palcoscenico per il festival? In questo, ha inciso solo la presenza del corso di laurea in Scienze per l’investigazione e la sicurezza o vi sono altre motivazioni alle spalle?
Sicuramente la presenza del corso di laurea ha aiutato. La nostra è una realtà che è cresciuta molto negli ultimi anni. Per esempio le ambasciate di Stati Uniti e Israele hanno chiesto di collaborare con noi e ciò ci rende orgogliosi e felici. Molti studiosi e colleghi sono arrivati a Narni in occasione di seminari, incontri, ricerche e hanno apprezzato la nostra realtà, così dinamica e attiva. Questo ha contribuito nella scelta di Narni come scenario del festival. Oltre a questo, hanno inciso alcuni aspetti logistici: innanzitutto, il fatto che Narni sia in grado di offrire sedi e location molto belle, come il Teatro, l’auditorium San Domenico e Palazzo Eroli; inoltre, la vicinanza della città con Roma rende Narni un luogo adatto per un festival che tenta di affermarsi a livello internazionale.

Il festival prevede un programma ricco di appuntamenti, che affrontano anche una molteplicità di temi. Tuttavia, è possibile individuare un filo conduttore del festival? Vi è, insomma, un tema principale a cui il festival si ispira e fa riferimento?
Un filo conduttore è il tentativo di legare la tradizione dei nostri studi con le sfide della post-modernità. Per far questo, cerchiamo di dare spazio a una serie di proposte e iniziative in grado di spiegare la complessità della società contemporanea. Perciò, durante il festival, ci saranno momenti dedicati ad altre discipline, che inevitabilmente hanno dei punti in comune con la sociologia. Cinema, arte, moda, sono tutti indicatori necessari per interpretare il cambiamento, poiché evidenziano le trasformazioni sociali ancor prima che esse risultino particolarmente visibili. È per questo che il festival propone anche discussioni sul cinema, proiezioni di film, spettacoli teatrali ed esposizioni di artisti come Ugo Antinori e Flavio Fassio al San Domenico. Questa è l’edizione numero zero, che si propone anche di rilanciare da un punto di vista comunicativo e mediatico questa disciplina.
Lorenzo Di Anselmo

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