L’ondata terroristica non ferma le elezioni in Niger

Niger
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Non c’è pace per il Niger. Mentre si è avviata, dopo quattro colpi di stato, una transizione di potere pacifica, il terrorismo fa strage. Da tempo il Niger, come altri paesi del Sahel, è attaccato da gruppi terroristici di marca Daesh, Al Qaida o Boko Haram.
Dopo quelli dello scorso dicembre, il più terribile è avvenuto il 3 gennaio, quando più di cento civili, assaliti da gruppi armati in moto, sono stati uccisi in due villaggi nei pressi del confine con il Mali e  a 120 kilometri a nord della capitale Niamey.
Sarebbe una strage, secondo alcuni media, in risposta all’uccisione di due presunti militanti uccisi dai gruppi di autodifesa del posto. Ma forse è più uno dei tanti tentativi di destabilizzare il paese perché avveniva in coincidenza con l’annuncio ufficiale dei risultati delle elezioni presidenziali. 

Le ragioni di questa profonda penetrazione del terrorismo, centinaia di morti in dieci anni e 500 sfollati (fonte ONU), hanno svariate spiegazioni, «le organizzazioni terroristiche approfittano dei confini lunghi e scarsamente popolati del Niger e delle regioni desertiche per trasferire combattenti e armi. Queste reclutano i propri membri tra le popolazioni al confine, caratterizzate da un quadro economico e governativo fragile. Nella aree occidentali, il terrorismo fa leva su un senso di ingiustizia diffuso tra le popolazioni locali, derivante dalla storica rivalità tra contadini e pastori. Inoltre, gli sforzi del Niger per combattere il terrorismo vengono spesso compromessi da una forza di difesa esigua, dal coordinamento teso tra i membri dell’apparato di sicurezza, da carenze nel bilancio e dalla continua instabilità in Burkina Faso, Libia, Mali e Ciad» [1].

Le elezioni legislative e presidenziali si sono svolte domenica 27 dicembre in una situazione di relativa calma. Dall’indipendenza dalla Francia è il primo vero passaggio di poteri pacifico.
Gli aventi diritti erano circa 7,4 milioni, pochi per un paese con circa 23 milioni di abitanti ma con un’età media di 16 anni. Si è votato per eleggere il presidente e i 171 deputati dell’Assemblea nazionale. Notevole l’affluenza alle urne: 69,67%.

Dopo due mandati di cinque anni il presidente uscente Mahamadou Issoufou non si è ricandidato, diversamente da quanto avvenuto anche cambiando ad hoc le leggi costituzionali in altri paesi. Sostenuto dal presidente, il candidato che fin dall’inizio risultava più papabile alla carica di presidente era il suo ex ministro dell’Interno Mohammed Bazoum. A sfidare il candidato presidenziale si sono presentati altri 29 candidati tra cui due ex presidenti, Mahamane Ousmane e Salou Djibo. Era stato esclusa, invece, la candidatura del personaggio di maggiore spicco dell’opposizione, Hama Amadou. La Corte costituzionale lo aveva escluso per una condanna per un presunto traffico di minori, accusa sempre contestata dal diretto interessato.
Agli ex presidenti si aggiungono svariati due ex primi ministri e sette ex ministri a dimostrazione di quanto comunque sia difficile il rinnovamento e l’emersione di nuovi leader, in un paese a lungo controllato dall’alto.
La vittoria al primo turno non c’è stata e, denunciava l’ex ministro degli Esteri Ibrahim Yacouba,  non ci sarebbe potuta essere perché i leader della maggioranza sanno bene che «lo stato di salute del loro partito e il livello di frustrazione dei nigerini impediscono qualsiasi prospettiva di fare un colpo “knockout”. […] Questa campagna è stata massicciamente corrotta dal denaro del partito al potere. Sono molto preoccupato perché questo processo corrotto può influire sui risultati e minare l’onestà del voto”, ha denunciato» [2].

Al ballottaggio nel mese di febbraio si affronteranno Mohammed Bazoum (Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo, PNDS che ha ottenuto 80 dei 161 seggi) e Mahamane Ousmane (Convenzione Democratica e Sociale – CDS) che hanno ottenuto, al primo turno, rispettivamente 1,88 milioni di voti e 812mila voti.
Per vincere dovranno necessariamente trovare degli alleati e questo ha visto partire i negoziati «dietro le quinte, dove le manifestazioni opportunistiche si stanno trasformando in promesse di portafogli ministeriali» [3].

Chi vincerà non dovrà affrontare solo la questione terrorismo ma anche l’estrema povertà in cui vive oltre il 40% della popolazione, ancor di più ora che l’economia ha subito un duro colpo dopo una crescita sostenuta nel 2019 (Pil +6,9%)..
Pasquale Esposito

[1] Chiara Gentili, “Niger: al conteggio i voti delle elezioni presidenziali”, 28 Dicembre 2020
[2] “Au Niger, une élection présidentielle pour une transition pacifique inédite”, 27 dicembre 2020
[3] Christophe Châtelot e Moussa Aksar, “Présidentielle au Niger : un second tour en vue pour le favori Mohamed Bazoum», 3 gennaio 2021

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