Nigeria: #EndSARS prova a organizzarsi e le femministe in primo piano

bandiera Nigeria
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La violenza della polizia non è solo un problema che riguarda gli Stati Uniti. Quello che succede in Nigeria è arrivato in Italia anche grazie Victor Osimhen e Simeon Tochukwu Nwankwo, detto Simy, calciatori nigeriani del Napoli e del Crotone che, rispettivamente dopo i gol segnati all’Atalanta e alla Juventus, hanno mostrato una maglietta che condanna e chiede la fine delle brutalità commesse dalla polizia: #Endpolicybrutality in Nigeria. Ci sono stati anche calciatori di altri paesi e artisti sparsi per il mondo ad aver parlato e contrastato le violenze nel paese.
La storia di tanti sportivi americani che hanno da tempo sfidato le autorità sportive e soprattutto quelle politiche ha fatto scuola anche in Europa ed in Italia facendo uscire dal guscio diversi calciatori.

La protesta che di fatto è iniziata nel 2017 con le prime associazioni ed esplosa a partire dal 2019, è contro Special Anti-Robbery Squad (SARS), nata negli anni Novanta per contrastare le rapine a mano armata e altri crimini gravi ma che nel tempo ha commesso abusi e reati, mai condannati dall’autorità, aggravati da violenze e torture che sono state documentate da Amnesty International in un rapporto.

Lo scorso 20 ottobre, ad una anno di distanza dall’inizio della protesta, un gruppo di manifestanti riunitisi al casello di Lekki, nello stato di Lagos, hanno subito un attacco mentre sfidavano «il coprifuoco indetto dal governatore, Babajide Santo-Olu. Il bilancio dell’attacco – secondo alcuni premeditato, in un’area dove le telecamere di sorveglianza erano state disattivate alcune ore prima – è stato grave. Amnesty International ha parlato di 12 morti e diversi feriti a Lekki e Alausa, mentre il governo ha ammesso di un’unica possibile vittima degli scontri. Negli ultimi due giorni, la situazione è diventata ancora più esplosiva in diverse città. Secondo la stessa organizzazione, sarebbero 56 le vittime dall’inizio delle proteste in tutto il paese» [1]. Le manifestazioni interessano un po’ tutta la Nigeria da Lagos ad Abuja, la capitale federale.

Sono soprattutto i cittadini di giovane età a protestare, in un paese dove ci sono più di cento milioni di giovani entro i 20 anni d’età su una popolazione di duecento milioni di abitanti. Giovani che non hanno una rappresentanza politica e non hanno un futuro per la crisi che attanaglia il paese e soprattutto per una élite che non ha mai saputo che pensare fondamentalmente che a se stessa con una corruzione dilagante. La risposta delle forze dell’ordine è stata solo cannoni d’acqua, lacrimogeni, manganelli, colpi di arma da fuoco, detenzione e violenze in carcere. La protesta ha riguardato anche «le discriminazioni di genere e contro quelle che prendono di mira l’orientamento sessuale delle persone. Non mancano abusi da parte della polizia e ingiustizie giornaliere contro la comunità Lgbt. Le persone che ne fanno parte non hanno alcun diritto in Nigeria, ma sono uscite allo scoperto nonostante i pericoli, usando lo slogan Queer nigerian lives matter» [2].

La Nigeria soffre di una diffusa povertà e grandi disuguaglianze, ma è la prima economia dell’Africa ed è grande produttore di risorse energetiche. La crisi mondiale ha decurtato molte delle risorse derivanti dalla grande produzione di petrolio il cui prezzo è crollato. L’instabilità è figlia anche della situazione nel sud est della Nigeria, nel Delta del Niger dove, complici i grandi interessi multinazionali per lo sfruttamento delle risorse naturali, continuano gli scontri armati dove opera il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger ( MEND).
Senza dimenticare che il paese deve fronteggiare il movimento estremista Boko Haram che ha ucciso oltre 36mila persone tra cristiani, musulmani moderati e forze di sicurezza, e provocato un grande numero di sfollati.
E poi l’epidemia da Covid-19 sta facendo il resto.

Un ruolo importante in questi movimenti è svolto dalle donne e dalle femministe, come è nella tradizione fin dagli anni antecedenti alla liberazione coloniale avvenuta sessant’anni fa, l’1 ottobre 1960. Lo storico Amzat Boukari-Yabara ci ricorda che «le organizzazioni femminili avranno un ruolo centrale nel cammino verso l’indipendenza, con l’Associazione delle donne del mercato di Lagos, creata nel 1920 da Alimotu Pelewera, e la rivolta delle donne di Aba contro la politica fiscale e coloniale nel 1929. Nel 1944, è l’attivista femminista Funmilayo Ransome-Kuti a fondare l’Unione delle donne Abeokuta. Le 20.000 donne che riunisce lavorano e sostengono il partito di Azikiwe [Nnamdi Azikiwe, a capo del Governo nel 1960 e presidente della Nigeria nel 1963, ndr] e, come gli studenti nigeriani con sede in Inghilterra, danno vita un impulso di indipendenza» [3]. La Feminist Coalition parte molto attiva del movimento #EndSARS e che spinge verso una protesta più moderata e attenta all’incolumità dei manifestanti, ha deciso di impiegare i circa 340mila euro raccolti «per pagare le spese degli ospedali ai manifestanti feriti, e per l’assistenza legale e il soccorso alle vittime delle violenze della polizia. Non è ancora chiaro se gli altri gruppi di manifestanti, che sui social network, già dai primi giorni di ottobre, avevano utilizzato l’hashtag #EndSARS, continueranno le proteste di piazza o prenderanno una posizione più pacifica come quella della Feminist Coalition» [4].

La forza del movimento e la notorietà internazionale ha spinto il presidente Muhammadu Buhari ad annunciare «lo scioglimento immediato della Sars e nuove riforme contro le violenze da parte delle forze dell’ordine». Ma della bontà e serietà di queste intenzioni non sono convinti gli esponenti del movimento. In effetti il presidente Buhari ha sciolto la Sars, ma subito ne ha creata un’altra, la Swat composta dagli stessi agenti della precedente e quindi sono continuate le proteste [5]. E del resto la polizia ha continuato ad uccidere dopo lo scioglimento della Sars.

Le proteste al momento si sono attenuate e il movimento che non ha una leadership unica si sta organizzando anche con «una struttura per consolidare strategicamente le richieste, formalizzare la coalizione, galvanizzare la continua protesta online, sviluppare standard di monitoraggio e di valutazione e continuare la mobilitazione e l’educazione dei cittadini » [6]. Inoltre è in atto un’iniziativa che dovrebbe portare, attraverso una piattaforma on line di votazione, all’elezione di dei loro leader e consiglieri: «un ex ministro dell’istruzione, Oby Ezekwesili; Il pastore Sam Adeyemi; Ibukun Awosika; Amina Salihu, tra gli altri, sono elencati tra quelli che possono essere votati come consiglieri. I candidati alla leadership nazionale contengono un elenco di 19 nomi tra cui l’artista rap, Jude Abaga Folarin Falana, Aisha Yesufu; Timi Dakolo; Feyikemi Abudu e Editi Effiong. Sono stati presentati altri 12 nomi tra cui scegliere per il coordinamento delle attività nello Stato di Lagos. I candidati includono, Inibehe Effiong; Debo Adebayo, Kiki Mordi; Temitope Adekunle (Small Doctor), tra gli altri» [7].

Chiudo l’articolo riportando le parole della scrittrice nigeriana, Chimamanda Ngozi Adichie: «Un movimento non può propagarsi in modo così organico e diffuso in tutta la Nigeria se non riflette legittimamente le rimostranze della gente comune. Un governo democraticamente eletto che non è in grado o non vuole affrontare pienamente tali rimostranze è fallito» [8].
Pasquale Esposito

[1] “End SARS: in Nigeria cresce la protesta contro la polizia”, https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/end-sars-nigeria-cresce-la-protesta-contro-la-polizia-27922, 22 ottobre 2020
[2] Oiza Q. Obasuyi, “Le vite dei neri contano anche in Nigeria”, https://www.internazionale.it/opinione/oiza-q-obasuyi/2020/10/23/proteste-nigeria, 23 ottobre 2020
[3] Olivier Flumian, “Sessant’anni fa l’indipendenza di un gigante africano, la Nigeria – Parte I”, https://www.pressenza.com/it/2020/10/sessantanni-fa-lindipendenza-di-un-gigante-africano-la-nigeria-parte-i/, 12 ottobre 2020
[4] “Cosa sta succedendo in Nigeria”, https://www.ilpost.it/2020/10/23/nigeria-proteste/, 23 ottobre 2020
[5] Raffaella Scuderi, “Quei ragazzi in Nigeria più forti delle torture: «Cambieremo il Paese»”, https://www.repubblica.it/esteri/2020/10/22/news/nigeria_proteste_quei_ragazzi_piu_forti_delle_torture_cambieremo_il_paese_-271513120/, 22 ottobre 2020
[6] Nwafor Sunday, “3 days after Buhari’s broadcast, #ENDSARS protesters begin process to elect leaders”, https://www.vanguardngr.com/2020/10/3-days-after-buharis-broadcast-endsars-protesters-begin-process-to-elect-leaders-advisers/, 25 ottobre 2020
[7] Nwafor Sunday, ibidem
[8] Chimamanda Ngozi Adichie,“Nigeria Is Murdering Its Citizens”, https://www.nytimes.com/2020/10/21/opinion/chimamanda-adichie-nigeria-protests.html?action=click&module=Opinion&pgtype=Homepage, 21 ottobre 2020

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