Nilde Iotti: una donna antifascista dalla Resistenza alla Presidenza della Camera

nilde iotti
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Quando fu eletta Presidente della Camera, nel suo discorso d’insediamento, Nilde Iotti disse:

comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato. Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita.

Iotti rimase a Montecitorio per ben tredici anni, dal giugno 1979 all’aprile 1992, tre legislature. La sua fu dunque la presidenza più lunga, durante la quale si guadagnò il rispetto e spesso la stima anche degli avversari (i radicali furono i più agguerriti), mostrando un carattere molto determinato non sempre portato al compromesso di fronte all’acquisizione di convinzioni forti, ma improntato a una dialettica costruttiva perché ispirata alla composizione dei conflitti guardando all’interesse generale. La difficoltà di accettare compromessi si vide soprattutto a proposito del grande sforzo profuso per la riforma dei regolamenti della Camera, quando Iotti si pose con forza l’obiettivo di impedire l’ostruzionismo separando la discussione degli emendamenti dal voto di fiducia attraverso il cosiddetto “lodo Iotti” del gennaio 1980. Seguì un duro scontro con i compagni del PCI nel 1984, all’epoca della presentazione del decreto legge sul costo del lavoro da parte del Governo Craxi. Nel corso della discussione sul decreto bis, Iotti impedì l’ostruzionismo e raccolse forti critiche dalla direzione del suo partito, nella quale era entrata nel 1962. Tuttavia, anche nei momenti di maggiore difficoltà e tensione, per esempio con l’allora Presidente della Repubblica Cossiga a proposito della vicenda dell’impeachement nel 1991 (rifiutò la sua nomina a senatrice a vita per rimanere alla Camera), Iotti mantenne una linea di condotta corretta e trasparente.

Nilde Iotti nella storia della RepubblicaDella Presidenza della Camera tratta il saggio di Grazia Pagnotta, inserito nel recente volume collettaneo Nilde Iotti nella storia della Repubblica Donne, politica e istituzioni, “figlio” di un Convegno organizzato dalla Fondazione Gramsci e dalla Fondazione Nilde Iotti nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita, dell’ottobre 2020. Il volume è curato da Stefano Mangullo e Francesca Russo che, nei loro scritti, parlano rispettivamente del rapporto di Iotti con le donne comuniste negli anni Ottanta e del suo contributo all’elaborazione della Carta costituzionale. Iotti fu eletta alla Costituente a soli 26 anni in rappresentanza della circoscrizione di Reggio Emilia (sua città natale) e Parma, sostenendo con forza la parità tra i sessi intesa come logica conseguenza di una raggiunta eguaglianza nel campo politico col diritto di voto attivo e passivo. Iotti difese anche la parità di accesso alla magistratura per le donne, presentando inoltre varie interrogazioni su temi di impegno sociale. Iscrittasi nello stesso 1946 al PCI, fece parte della “Commissione dei 75” chiamata ad elaborare la bozza del testo costituzionale e della I Sottocommissione che si occupò della stesura dei diritti e dei doveri.

Il 1946 fu per lei un anno molto significativo sotto altri aspetti: divenne Segretaria dell’Unione Donne Italiane (UDI) nazionale, nata “nel fuoco della guerra e della Resistenza” dall’incontro dei movimenti femminili dei partiti membri del Comitato di Liberazione Nazionale esclusa la DC, che pure aveva fatto parte dei Gruppi di difesa della donna, la prima grande e unitaria organizzazione femminile aperta alle donne di ogni convinzione politica e religiosa, con cui la stessa Iotti aveva collaborato. L’UDI è l’oggetto del saggio di Francesca Taricone, che apre un’utile parentesi sul Centro italiano femminile (CIF) esplicitamente rivolto alle donne cattoliche e “innovazione della preesistente Azione cattolica” che, con il nuovo statuto, “riprendeva il carattere di organizzazione associativa dei laici” rivolgendosi però in modo esclusivo al mondo cattolico, pur dialogando con le altre anime dell’associazionismo femminile.

Iotti, proprio alla Costituente, conobbe Palmiro Togliatti al quale si legò sentimentalmente nonostante il segretario del PCI fosse legalmente sposato con Rita Montagnana. Una sorta di scandalo alla luce del sole che non favorì la carriera politica di Nilde ma, al contrario, le regalò la diffidenza dei compagni maschi tanto che, quando entrò nel Comitato Centrale del partito nel 1956 con il numero minimo di voti, molti cancellarono il suo nome dall’elenco che era stato presentato loro per esprimersi. Ma la solidità del rapporto con Togliatti, nonostante la differenza d’età e qualche inevitabile tensione, fece premio su tutto il resto e portò la coppia anche a adottare nel 1950 tramite affiliazione Marisa Malagoli, sorella di un operaio ucciso a Modena in uno scontro con la polizia durante uno sciopero. Del resto Iotti, come emerge bene dalla sua biografia, pur comportandosi sempre in modo sobrio e rifuggendo dalla retorica, diede molta importanza ai sentimenti anche in politica, lavorò non solo con rigore ma anche con entusiasmo credendo fermamente che, pur non potendo mai essere del tutto soddisfatta dei risultati (come dichiarò espressamente in più di un’occasione), proprio la politica era per lei lo strumento indispensabile per cambiare la società attraverso la diffusione di nuove idee.

Nel primo saggio del volume, Luisa Lama (autrice del lavoro biografico più completo su Iotti), a proposito della già ricordata diffidenza dei maschi nei suoi confronti, spiega che essa fu tale da crearle problemi perfino quando le fu affidata la guida della Commissione femminile nel 1961. Da una parte Amendola, Pajetta, Berlinguer e Longo le riconoscevano competenza e capacità ma, dall’altra, mantenevano una sfiducia di fondo, forse non proprio figlia del mai sopito pregiudizio moralistico, bensì della personalità di Iotti che si mostrava sempre coerente con l’idea di voler rimanere una donna libera, soddisfatta nella sfera privata e, insieme, autonoma nel proprio lavoro. Un atteggiamento al quale, in una società ancora molto arretrata, neanche i vertici del PCI (non sempre duttili e aperti alla modernità) erano abituati.

Per cogliere la ricchezza e la complessità di Iotti, del cui impegno decennale al Parlamento europeo (1969-79) scrive Mauro Maggiorani mentre Giuditta Brunelli si sofferma sul suo riformismo istituzionale (definito un pensiero lungo e attuale), appare particolarmente significativo il contributo di Fiorella Imprenti («La realtà ha sempre ragione di tutto». Formazione e cultura politica), dal quale emerge un percorso personale molto sofferto e tutt’altro che lineare. Infatti Nilde, figlia di un ferroviere e sindacalista socialista (Egidio), fu ritirata dalle scuole pubbliche e iscritta a un istituto cattolico con il chiaro intento di sottrarla all’indottrinamento fascista. Ma il padre, licenziato per motivi politici nel 1923 quando Nilde aveva appena tre anni, dovette affrontare enormi difficoltà economiche a cui la madre Alberta Vezzani inizialmente non poté far fronte adeguatamente salvo poi, con la prematura morte del marito nel 1934, doversi mettere a lavorare per consentire alla figlia di continuare gli studi. Solo grazie a una borsa di studio Iotti poté nel 1938 iscriversi alla Facoltà di Magistero dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che, pur vivendo Nilde una profonda crisi di carattere religioso che la portò prima della laurea conseguita nel 1942 ad allontanarsi dalla fede cattolica, la legò a un ambiente con cui mai smise di dialogare, pur da posizioni per molti aspetti lontane.

Padre Agostino Gemelli, nonostante i genitori fossero sposati civilmente, le concesse una deroga per l’iscrizione all’Università Cattolica ma Nilde, pur mostrandosi riconoscente, non sentì di poter rinunciare alle sue più intime convinzioni impegnandosi attivamente nell’antifascismo senza riavvicinarsi al cattolicesimo. Non perse però i contatti con quel mondo che per lei tanto aveva contato, come dimostrato durante i lavori della Costituente dal dialogo con Moro e, soprattutto con Dossetti, con il quale (come chiarisce Francesca Russo che apre una parentesi sulla formazione) Iotti mantenne un rapporto di stima e scambio intellettuale per tutta la vita, culminato nella comune battaglia nei Comitati per la difesa della Costituzione negli anni Novanta. Non si deve dimenticare la sua lunghissima attività come deputata alla Camera. Eletta nel 1948, ricoprì molti incarichi per più di mezzo secolo, se si considera anche l’attività nella Costituente. Battuta da Scalfaro nel 1992 nella corsa al Quirinale subito dopo la strage di Capaci, Iotti rimase al suo posto fino al 18 novembre 1999, poco più di due settimane prima della scomparsa avvenuta il 4 dicembre.

Il volume si completa con il saggio di Gregorio Sorgonà che, caratterizzato da un ampio uso delle carte d’archivio del PCI, ha per oggetto l’attività di Iotti nella direzione del partito; con lo scritto di Andrea Catizone sul suo contributo al dibattito per l’approvazione del divorzio e della riforma del diritto di famiglia; con lo stimolante contributo di Fiamma Lussana, Un’emancipazione di tipo nuovo. Parità e differenza sessuale a confronto, da poco pubblicato in una versione meno ampia e approfondita dalla rivista «Studi Storici» (I/2022). Lussana illustra il contributo dato da Iotti all’arricchimento e al rinnovamento della tradizione dell’emancipazionismo, in realtà distinto dal movimento femminista più che ad esso complementare: unitario, paritario e legalitario il primo, sviluppatosi a partire dall’Ottocento; antisistemico, antistituzionale e antistorico il secondo, scrive Lussana. Iotti, vicina al primo approccio, non scelse la contrapposizione frontale con il femminismo ma, usando l’arma della mediazione politica, privilegiò il dialogo per non alimentare divisioni che non convenivano alle donne nel loro complesso, pur mantenendo una chiara distanza dai modi e dai toni delle femministe più accese. Ancora una volta la strada maestra erano per lei le lotte dentro alla politica e alle istituzioni, le riforme attraverso cui cambiare la società in concreto mettendo al centro del dibattito il tema della coscienza femminile, per Iotti in contrasto con ogni forma di antipolitica. Forse una delle lezioni più utili da non dimenticare, soprattutto in un’epoca di sfiducia diffusa che sembra aver aumentato nella società globale le divisioni, le lacerazioni e le solitudini, di cui proprio le donne continuano a soffrire giornalmente pagando un prezzo altissimo.

Andrea Ricciardi

Nilde Iotti nella storia della Repubblica
Donne, politica e istituzioni
a cura di Stefano Mangullo e Francesca Russo Carocci
Carocci Editore, 2022
pagg. 198
€ 21,00

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