Nobel per la Fisica 2019: alieni, pianeti e exopianeti.

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Esistono gli alieni? Coloro che vedono delle luci nel cielo o strani oggetti volanti sono dei mitomani o dei testimoni oculari di eventi incredibili? Ma questi UFO di cui si parla tanto sono solo delle allucinazioni collettive o delle straordinarie presenze aliene? Queste sono domande estremamente complesse, e le risposte sono destinate a rimanere comunque evasive. E le autorità istituzionali non aiutano a capire quel che succede, imponendo il Segreto di Stato su tutto quel che non si riesce a spiegare razionalmente, per ragioni di ordine pubblico o di sicurezza nazionale, per cui la fantasia dell’uomo parte facilmente per voli pindarici: libri, film, testimonianze di persone più o meno attendibili hanno contribuito a rendere l’argomento ghiotto per molti.

Nessuno scienziato può rispondere con cognizione di causa a queste domande, e c’è anche da difendere le persone più sensibili o emotive: pensate a cosa succederebbe se in una sede istituzionale venisse dato un annuncio riguardante l’arrivo di entità aliene. Come forse qualcuno di voi sa, nel 1938 Orson Welles diede alla radio statunitense CBS l’annuncio (finto, ovviamente) dell’atterraggio di un’astronave aliena in territorio statunitense: era in realtà uno sceneggiato radiofonico dal titolo “La guerra dei mondi” e, per tranquillizzare l’uditorio, vennero dati degli annunci (sia prima che dopo la messa in onda del programma) che lo stesso era una finzione. Nonostante tutte queste cautele molte persone si riversarono terrorizzate nelle strade, si chiusero nelle chiese per vegliare e pregare; si seppe di casi di persone impazzite o suicidate (ma non per cause direttamente riconducibili all’accaduto, come venne dimostrato tempo dopo). Ci fu una telefonata che diventò famosa, in cui un ascoltatore chiese: “A che ora è la fine del mondo?”. E solo tre anni dopo, nel 1941, quando fu data la notizia della distruzione della flotta americana a Pearl Harbour molti americani, ricordando questa trasmissione, pensarono che fosse stato riproposto uno scherzo di dubbio gusto.

Immaginate poi che colpo sarebbe per le religioni rivelate che fanno della centralità e unicità dell’uomo nell’Universo uno dei perni principali delle loro dottrine: occorrerebbe una modifica sostanziale di tutti i testi sacri, una nuova esegesi che desse a queste nuove entità aliene il giusto spazio nell’Universo.

Quindi le cautele e i piedi di piombo usati dalle istituzioni sono assolutamente giustificati. La Scienza invece ha tutti i diritti, essendo ripetibile e dimostrabile in ogni suo passo, di approfondire questo argomento. E quest’anno il Premio Nobel vuole proprio ricordarci che la ricerca scientifica è l’unica depositaria di realtà valide per tutti in ogni momento.

Quest’anno i membri della Reale Accademia Svedese delle Scienze hanno deciso di assegnare il Premio Nobel per la Fisica alla ricerca teorica e sperimentale sulla Cosmologia Fisica e sugli exopianeti. Dopo il Premio Nobel per la Medicina e Fisiologia (andato per la cronaca in parti uguali agli americani William G. Kaelin jr., Gregg L. Semenza e all’inglese Sir Peter J. Ratcliffe, scopritori delle modalità con cui la concentrazione di ossigeno influisce sui meccanismi cellulari di riproduzione dei geni), quest’anno è stato deciso di destinare metà del Premio Nobel per la Fisica al canadese (naturalizzato statunitense) James Peebles per “le sue scoperte teoriche nel campo della Cosmologia Fisica” e metà agli svizzeri Michel Mayor e Didier Quelozper aver scoperto il primo exopianeta orbitante intorno ad una stella simile al nostro Sole“.

Dunque, un premio che, al contempo, riconosce il valore sia della Teoria (Peebles) che dell’Esperimento (Mayor e Queloz) nell’immaginare e dimostrare la possibilità di sistemi solari oltre il nostro, e poi di rivelarne l’esistenza.
Le ricerche di Peebles risalgono ai primi anni ’70, mentre le prime osservazioni sperimentali di Mayor e Queloz risalgono al 1995.

Prima di Peebles la Cosmologia Fisica era considerata alla stregua di una disciplina speculativa, quasi una filosofia; Peebles le ha dato una dignità scientifica, elevandola da mera attività filosofica a branca dell’Astronomia, contribuendo a dare fondamento scientifico alla Teoria del Big Bang, che è un effetto della Relatività Generale di Einstein. Suoi furono i contributi che ci hanno permesso di capire da dove viene la cosiddetta radiazione cosmica di fondo a microonde (quella che ognuno di noi può vedere sul proprio televisore se prova a visualizzare una frequenza senza trasmissioni televisive, il cosiddetto rumore di fondo). Peebles ha anche contribuito a dimostrare come si formano le galassie. E ha ipotizzato l’esistenza della cosiddetta “Materia oscura” che permea tutto l’Universo.

Gli hanno dedicato un asteroide, il 18242 Peebles.

Michel Mayor e Didier Queloz scoprirono il primo exopianeta, 51 Pegasi B (anche noto come Bellerophon o Dimidium), il 5 Ottobre 1995; solo una settimana più tardi gli americani Marcy e Butler la confermeranno, dando inizio alla scoperta di oltre 4000 exopianeti. Un exopianeta è, a tutti gli effetti, un pianeta che ruota intorno ad una stella, proprio come fa la Terra intorno al Sole. Esistono anche degli oggetti di massa simile a quella dei pianeti conosciuti ma che non girano intorno ad alcuna stella: alcuni li definiscono pianeti interstellari, ma secondo l’attuale definizione di pianeta tale denominazione è scorretta (per chi è curioso sappiate che ad oggi vengono riconosciuti, nel Sistema Solare solo otto pianeti: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno, mentre per oggetti come Cerere, Makemake o Plutone è stata coniato il termine “pianeta nano”).

Dal 1995 l’equipe di Mayor e Queloz si dedica alla scoperta di nuovi exopianeti. Il fascino di questa ricerca risiede nel fatto che l’umanità è alla costante ricerca di mondi alieni, e sicuramente in un sistema che assomigli al nostro Sistema Solare la vita potrebbe essersi sviluppata come sulla Terra, generando esseri viventi che ci somigliano. Riusciremo mai a metterci in contatto con loro?

Enrico Cirillo

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