Dal carcere Opera: Noi guerra! Le meraviglie del nulla

Noi guerra! Le meraviglie del nulla
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Chi il 16 dicembre si è recato al carcere di Operacon l’idea di assistere ad una rappresentazione teatrale ordinaria è rimasto deluso perché “Noi guerra! Le meraviglie del nulla” della compagnia teatrale Opera Liquida composta da detenuti ed ex detenuti sarebbe benissimo potuto andare in scena nei teatri della sofisticata New York.

Preambolo: lo spettacolo al carcere di Opera è andato in scena in contemporanea con lo sciopero generale, la sospensione della circolazione dei mezzi pubblici due ore prima dell’inizio teorico dello spettacolo ha determinato, come diceva il tassista interpretato da Tommaso Bianco in Così parlò Bellavista, l’ingorgo “a doppia croce uncinata” delle tangenziali milanesi, situazione aggravata ben presto dalla coltre di nebbia scesa sulla città.

Il carcere più grande di Europa ha accolto i 350 spettatori attesi con un freddo pungente che ha accompagnato le lunghe procedure di accesso alla casa circondariale che prevedono tra le altre cose di lasciare in auto borse e cellulari. In piccoli gruppi dopo aver espletato le procedure Covid-19 e di riconoscimento con i nostri cartellini al collo siamo stati accompagnati dagli agenti penitenziari all’interno fino al teatro ricavato in un grande capannone. Seduti, ovviamente senza la possibilità di non potuto far altro che attingere al sistema utilizzato decenni prima che i social chiudessero ciascuno di noi nella propria bolla, il famoso metodo “parlate tra di voi“.

opera liquida Noi guerra! Le meraviglie del nulla
Opera Liquida. Noi guerra! Le meraviglie del nulla. Foto di Marcello Buonanno Seves

La regista Ivana Trettel, la responsabile di cura del progetto Nicoletta Prevost e il direttore del carcere Silvio Di Gregorio, si sono prestati a fare gli onori di casa e quest’ultimo anche a fare quattro chiacchiere ed a rispondere a qualche domanda e curiosità. Unico ad avere tra le mani un cellulare, il direttore della casa circondariale, amabile e disponibile come ci si aspetterebbe più dal comandante di una nave da crociera,  che dal direttore di una casa circondariale, si è detto orgoglioso del progetto teatrale di Opera Liquida tanto da aver reso possibile l’accesso al carcere a 350 persone per assistere allo spettacolo, cosa complessa a livello organizzativo. Non è questo l’unico progetto, ha continuato a spiegare il direttore, all’interno della casa circondariale di Opera perché ce ne sono di dedicati all’istruzione e alla formazione professionale dei detenuti a partire dalle scuole medie agli istituti tecnici ai laboratori artigianali. Numerose sono le collaborazioni ed i progetti che mirano alla riabilitazione dei detenuti in particolare il dottor Di Gregorio è parso orgoglioso di un progetto dedicato esclusivamente ai condannati per omicidio che utilizzando assi in legno provenienti dai barconi dei migranti realizzano statuine del presepe che vengono poi vendute per sostenere persone in difficoltà.

Visibile nella galleria di accesso alla sala del teatro la mostra “Opera liquida in evoluzione. Un racconto fotografico per 13 anni di attività” realizzata dai detenuti scenografi sotto la guida di Marina Conti.

Lo spettacolo iniziato con un’ora e mezza di ritardo si è fatto perdonare superando le aspettative; detenuti ed ex detenuti e l’attrice Giulia Marchesi hanno portato sul palco una pièce teatrale originale che ha posto in sinergia linguaggi artistici differenti con lo scopo di indagare il conflitto interno agli esseri umani quando questi sono sobillati dall’odio. Una realizzazione teatrale che è partita da un testo di drammaturgia scritto a più mani dai detenuti Claudio Lamponi, Gentian Ndoja, Alex Sanchez, Vittorio Mantovani: tre uomini in costumi para militari occupano una metà del palco, costituiscono la redazione dell’odio che suggerisce e instilla nell’ umanità l’intolleranza, la violenza, la sospensione del pensiero critico, nell’altra metà del palco i rappresentanti dell’umanità, in costumi da era post atomica, fungono da pungiball emotivo, ricevono gli input dall’odio, ne subiscono le conseguenze, combattono, elaborano, rinascono. Se è vero che in alcuni momenti le interpretazioni attoriali erano evidentemente condizionate dal contesto è dall’insieme delle stesse che veniva restituita al pubblico una complessità culturale ed emotiva che si adeguava all’impianto testuale e scenico. 

Opera Liquida. Noi guerra! Le meraviglie del nulla. Laila Pozzo
Opera Liquida. Noi guerra! Le meraviglie del nulla. Foto Laila Pozzo

I costumi sono stati realizzati all’interno della costumeria del carcere, ideati dal fashion designer Salvatore Vignola, dagli allievi detenuti sotto la guida della modellista Silvia D’Errico, la scenografia è ideata da Giovanni Anceschi e Ivana Trettel con Marcello Buonanno Seves , ma davvero tanti sono stati nella realizzazione di questo spettacolo i contributi esterni al carcere il tutto armonizzato dalla sapiente regia di Ivana Trettel. Quello che ha reso “Noi guerra! Le meraviglie del nulla” una pièce dal sapore cosmopolita ed internazionale sono state senza ombra di dubbio le tre opere d’arte di grandi dimensioni, con le loro celebri colate rosse interne dell’immenso Giovanni Anceschi, artista ad ampio spettro, fondatore del movimento dell’arte cinetica, che hanno costituito il nucleo centrale della drammaturgia scenica, esse sono sangue dell’umanità e placenta attraverso la quale l’umanità può rinascere.

Se il teatro è connessione, sia tra gli spettatori tra loro che condividono emozioni, sia tra il pubblico e gli artisti, abbiamo tutti vissuto una esperienza più intensa di una normale serata a teatro, gli applausi hanno fatto irruzione a più riprese a sottolineare il gradimento del pubblico e gli attori alla fine hanno raccolto l’entusiasmo della platea con stupore e commozione.

Dopo avere assistito a questo spettacolo non possiamo che augurarci che la proposta di legge attualmente in discussione alla commissione giustizia e che prevede l’istituzione in ogni carcere di uno spazio dedicato al laboratorio teatrale proposta da l’onorevole Raffaele Bruno possa vedere la luce,

Ogni atto di autorità di uomo a uomo che non derivi dall’assoluta necessità è tirannico”, Cesare Beccaria.
Adelaide Cacace

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