Non agire nella depressione: rapporti e conseguenze. Parte 1

depressione salute mentale
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I fenomeni depressivi sono tra i disturbi mentali più comuni per l’intera popolazione mondiale, tuttavia i fattori scatenanti dell’insorgenza di questa patologia non sono del tutto certi.
Gli studi tendono a indicare come causa scatenante da una parte una specifica tendenza biologica individuale dall’altra, ma in misura minore, l’influenza del fattore socio-culturale.
Attraverso un’analisi filosofica che punterà ad analizzare, al livello concettuale, il grande tema della depressione nella nostra contemporaneità, si vorrà mostrare come questo grande fenomeno sia strettamente connesso con quella condizione dello spirito che la tradizione ha definito nichilismo.

Come riporta l’Organizzazione Mondiale della Sanità [1] basandosi su un report di The Lancet [2], la depressione oggi è in forte aumento e occupa il terzo posto per le cause di perdita di salute non letale [3]. Si stima che 264 milioni di persone nel mondo ne siano affetti e la fascia sociale in cui si rileva la maggior incidenza sia quella povera o comunque succube a specifiche situazioni di disagio (conflitti, crisi economica, privazione dei diritti della persona o simili).
Il dato che più allarma è quello che indica la vastità del fenomeno, che indurrebbe a considerare la depressione come un evento pandemico.
Considerando da una parte il coinvolgimento di un così vasto numero di individui connesso ad un incremento significativo dei casi negli ultimi anni [4] e dall’altra constatando quali siano le fasce di popolazione più incline ad essere colpite, appare chiaro come il contesto sociale in cui si vive svolga un ruolo fondamentale per l’insorgenza di patologie depressive.
In relazione a ciò si proporrà l’analisi di due studi, uno psicologico sociale e l’altro filosofico, i quali affrontano entrambi da due prospettive differenti, il tema della relazione che sussiste tra contesto sociale e salute individuale.
Infine si avanzerà l’ipotesi che la mancanza generale di interesse che si presenta anche nelle condizioni di depressione definite lievi e fuori dal controllo clinico, siano una conseguenza della crisi sociale che stiamo vivendo.

La depressione come oggetto di indagine filosofica.
All’interno del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (da qui in avanti DSM) i disturbi depressivi sono descritti come segue:

I disturbi depressivi sono caratterizzati da tristezza tanto grave o persistente da interferire con il funzionamento e, frequentemente, da diminuzione d’interesse o di piacere nelle attività. La causa precisa è sconosciuta ma probabilmente include una componente ereditaria, modificazioni nei livelli neurotrasmettitoriali, alterazioni della funzione neuroendocrina e fattori psicosociali. La diagnosi si basa sull’anamnesi. Il trattamento prevede generalmente farmacoterapia, psicoterapia o entrambe e talvolta terapia elettroconvulsivante o stimolazione magnetica transcranica rapida [5].

In questa definizione poniamo in risalto due passaggi:
Il fattore scatenante dello stato depressivo non è certo;
Il carattere distintivo della depressione è la mancanza o la diminuzione dell’interesse, associato ad uno stato di tristezza.
Questi due passaggi sono fondamentali per l’avvio della nostra analisi poiché inquadrano il fenomeno depressivo all’interno della sfera individuale del soggetto.

Oltre a questa prima definizione, il DSM pone numerose varianti del disturbo depressivo classificandole per intensità e persistenza nel tempo dei sintomi. Andando dal disturbo depressivo maggiore, in cui il soggetto è quasi totalmente alienato da eventi e stimoli esterni, si arriva sino al “altro disturbo depressivo” in cui si riscontrano nell’individuo solo alcuni sintomi assimilabili con gli altri stati patologici definiti.
Naturalmente non è questa la sede per valutare se l’aggiunta o la mancanza di un singolo sintomo possa far entrare un paziente all’interno di una definita patologia, categorizzandolo in uno stato depressivo o in un altro, tuttavia lo scopo secondario di questo lavoro è invitare il lettore ad una più ampia riflessione sul tema.

Tornando al primo passaggio precedentemente sottolineato, la causa scatenante, si è già detto come all’interno del DSM venga dato un ruolo centrale a quegli elementi direttamente riferibili allo stato individuale del paziente; componenti ereditarie, variazioni neuro biologiche ed infine elementi psicosociali svolgono per la psichiatria un ruolo centrale nell’insorgenza di questa patologia.
Quindi è perfettamente plausibile che l’elemento biologico svolga un ruolo centrale, soprattutto nelle manifestazioni più acute di depressione, ma ciò che ci preme in questo lavoro è andare ad analizzare quelle manifestazioni depressive, più lievi ma al contempo molto più comuni, che non ricadono all’interno delle categorizzazioni del DSM e che quindi sono all’esterno del radar del sistema sanitario (ma, mi si permetta, non da quello filosofico).

Situazioni socio-economiche difficili, risposte politiche alle necessità sociali, riconoscimento dei propri diritti, coinvolgimento in conflitti bellici e molti altri aspetti del mondo contemporaneo non possono non giocare un ruolo centrale nell’insorgenza di fenomeni depressivi nell’individuo.
A tal proposito, per inquadrare meglio l’argomento in analisi, richiamiamo il secondo punto sottolineato, ovvero la mancanza o la diminuzione dell’interesse associata ad uno stato di tristezza. Questa definizione non indica un semplice sintomo che contribuisce alla definizione della patologia depressiva ma ci fornisce un prezioso indizio utile all’analisi filosofica del fenomeno depressivo; la principale implicazione filosofica su cui si vuole far leva riguarda la mancanza generale di interesse che si presenta anche nelle condizioni di depressione indicate come lievi.
Tentando una analisi filosofica è possibile condurre la definizione “mancanza di interesse generale” come una complessiva incapacità di dare senso e significato alla propria azione nel mondo; l’individuo percependo il mondo che lo circonda come svuotato da ogni senso di valore (così da ogni certezza o dogma di fede a cui ognuno fa riferimento per orientarsi nella propria vita) è indotto a constatare che il suo agire ricalca e replica quel vuoto e quell’assenza di significato che pregni l’esistenza.
La mancanza di senso ritorna quindi all’individuo che cerca in vari modi di ottemperare a questa condizione, consciamente o meno, attraverso l’isolamento dal mondo o la distorsione di questo [6]. Con tale constatazione dunque, viene meno la volontà ad agire poiché manca un motivo che valorizzi concretamente la sua azione, ne deriva quindi uno stato di quieta indifferenza alle cose del mondo.

Questa breve analisi condivide in maniera piena le principali caratteristiche che vanno a definire ciò che nella filosofia, a partire dal suo ideatore Friedrich Nietzsche (1844-1900), è stata definita condizione nichilista o generalmente nichilismo.
Nel tracciare un più netto collegamento tra questi due fenomeni è necessario sottolineare il fatto che lo stato nichilista deriva principalmente da cause ambientali e sociali. In particolare la trattazione di Nietzsche tratta del declino della società occidentale, di cui infatti scrive:

L’intero Occidente non ha più questi istinti da cui si sviluppano le istituzioni, da cui si sviluppa il futuro’, niente forse va tanto a contraggenio al suo «spirito moderno». Si vive per l’oggi, si vive in gran fretta – si vive in un modo molto irresponsabile: proprio questo si chiama «libertà». Ciò che delle istituzioni fa delle istituzioni viene disprezzato, odiato, rifiutato; ci si crede in pericolo di cadere in una nuova schiavitù non appena si sente la parola «autorità». A tal punto giunge la decadenza dell’istinto dei valori nei nostri politici, nei nostri partiti politici: essi preferiscono istintivamente quello che dissolve, che affretta la fine… [7]

Dunque lo stato nichilista sorge e si rileva laddove si rintraccia una mancanza che può essere di ordine morale e valoriale, in cui vengono a mancare quelle sovrastrutture che, conferendo valore agli “oggetti della vita” [8] non indirizzano più la volontà umana alla realizzazione di fini concreti.
Così, mentre all’interno della descrizione dei fenomeni depressivi i fattori ambientali e sociali sono spesso intrecciati con una componente di inclinazione biologica individuale, per la trattazione nichilista è la mancanza di elementi valoriali che induce l’individuo ad uno stato di indifferenza e inattività nel mondo.

Francesco Falcone

[1] DEPRESSION, World Health Organization, www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/depression, ultima modifica 30/01/2020.
[2] Global, regional, and national incidence, prevalence, and years lived with disability for 354 diseases and injuries for 195 countries and territories, 1990–2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017, The Lancet, GLOBAL HEALTH METRICS, VOLUME 392, ISSUE 10159, P1789-1858.
[3] ibidem.
[4] ibidem.
[5] Disturbi depressivi Di William Coryell , MD, Carver College of Medicine at University of Iowa https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/disturbi-psichiatrici/disturbi-dell-umore/disturbi-depressivi ,Ultima modifica dei contenuti mar 2020.
[6] Questo concetto è ben rappresentato nel monologo del film Trainspotting in cui il protagonista, dipendente da eroina, inizia ad elencare i motivi per cui si deve “scegliere di vivere” mostrandone i paradossi e ammettendo infine di aver “scelto di non scegliere quella vita”.
[7] Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello in Opere filosofiche a cura di Sossio Giametta, Torino,Utet 2003, op. cit. 276
[8] Per oggetti della vita si intende tutte quelle credenze religiose, politiche e sociali che contribuiscono a creare una determinata interpretazione del mondo.

BIBLIOGRAFIA
Gunther Anders, L’uomo è antiquato, Torino, Bollati Boringhieri 2007
Umberto Galimberti, L’ospite inquietante-il nichilismo e i giovani, Milano, Feltrinelli, 2017
Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello in Opere filosofiche a cura di Sossio Giametta, Torino,Utet 2003.
Jane M. Ussher, Are We Medicalizing Women’s Misery? A Critical Review of Women’s Higher Rates of Reported Depression, Feminism & Psychology, 2010 SAGE, http://fap.sagepub.com, Vol. 20.
Global, regional, and national incidence, prevalence, and years lived with disability for 354 diseases and injuries for 195 countries and territories, 1990–2017: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2017, The Lancet, GLOBAL HEALTH METRICS, volume 392.
Frigerio A, Rucci P, Goodman R, Ammaniti M, Carlet O, Cavolina P, De Girolamo G, Lenti C, Lucarelli L, Mani E, Martinuzzi A, Micali N, Milone A, Morosini P, Muratori F, Nardocci F, Pastore V, Polidori G, Tullini A, Vanzin L, Villa L, Walder M, Zuddas A, Molteni M. Prevalence and correlates of mental disorders among adolescents in Italy: the PrISMA study. Eur Child Adolesc Psychiatry. 2009 Apr;18(4):217-26. doi: 10.1007/s00787-008-0720-x. Epub 2009 Jan 22. PMID: 19165539.

SITOGRAFIA

Disturbi depressivi Di William Coryell , MD, Carver College of Medicine at University of Iowa 30 ,Ultima modifica dei contenuti mar 2020.
DEPRESSION, World Health Organization, www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/depression, ultima modifica 30\01\2020.
Adolescent mental health, World Health Organization, https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/adolescent-mental-health, ultima modifica 28 September 2020.
Cause-specific mortality,World Health Organization, 2000–2019https://www.who.int/data/gho/data/themes/mortality-and-global-health-estimates/ghe-leading-causes-of-death ultima modifica 8\06\2021.

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