Abbattere i muri: intervista alla scrittrice femminista Eretica

eretica

Continua il nostro approfondimento sulla questione femminile e, parafrasando il titolo del blog di Eretica Whitebread, contribuire ad abbattere muri e stereotipi che tanta parte hanno nelle ingiustizie e violenze nella società. Eretica, scrittrice femminista, antifascista e antirazzista ci parlerà anche della , altro capitolo gravato di storture nel vivere quotidiano.

Chi è Eretica? Perché scegli di presentarti con uno pseudonimo e perché proprio questo pseudonimo: Eretica Whitebread?
Eretica è una scrittrice per passione di veder ritratto il mondo in distopie che rappresentano battaglie di persone comuni contro realtà autoritarie. È un'attivista femminista, antifascista e antirazzista ed è anche una persona che ha vissuto tumultuosi anni di lotte e giornalismo indipendente. Lo pseudonimo serve ad abbattere stereotipi baronali e condiscendenti che classificano il mondo secondo scale di importanza. Non sono io ad essere importante ma ciò che scrivo e che veicolo.

La tua è una scrittura da assalto. Non lasci spazio al bon ton e all'accondiscendenza. Vai dritta al “buco” per usare il tuo stesso linguaggio. Che cosa intendi con buco e quali difficoltà hai incontrato per trovare spazi in cui poterti esprimere e raccontare?
Il buco rappresenta le barriere abbattute e ciò che troviamo dall'altra parte. Per ogni stereotipo messo in luce e decostruito si presenta altro da reinterpretare. Per ogni fatica a diseducarsi da mentalità obsolete troveremo altro da realizzare. Le difficoltà per insinuare dubbi e dare voce a chi non ne ha sono state tantissime. La mia scrittura non si presta a contesti normalizzanti e inclini a solleticare l'ego di chi ci distrugge. È una scrittura che smuove viscere e procede diritta verso l'obiettivo.

Abbiamo letto il tuo blog partendo dal due aprile. Ci siamo subito confrontati con il post intitolato “Recupero” che affronta il tema della depressione, quindi della malattia mentale, quindi della disabilità. Cominciamo da qui.
Quando mi sono trovata ad affrontare la mia malattia mi sono posta il problema di dover restituire alle tante persone che mi leggono la verità su quel che vivo. Non volevo fingere perfezione, felicità, né dare la sensazione che chi soffre dello stesso problema debba vergognarsi in alcun modo. Ho sepolto la mia vergogna e mi sono liberata dallo stigma per incoraggiare altre persone a trarne  utilità.

Il governo nel 2024 non erogherà il fondo di 300 milioni per le disabilità, lo sposta sul bonus casa, molte regioni tagliano. La Regione Lombardia taglia addirittura del 90% i fondi destinati alla disabilità, manca l'accesso al lavoro, i Peba non sono applicati. Oggi lo stesso ministero per le disabilità guidato da Alessandra Locatelli è un ministero senza portafoglio, il cui gruppo dirigente è formato solo da uomini. E le donne? Potremmo andare avanti ma mi fermo qui. Che cosa sta accadendo?
Non è solo questo. I tagli alla sanità pubblica sono mirati a smantellarla e a fare spazio a privatizzazioni in cui gente come me non troverà alcun riferimento utile. Tra le prime strutture che stanno smantellando c'è la psichiatria. Gli psichiatri con un po' di buon senso hanno scritto al Presidente per avvisare che si procede verso situazioni manicomiali. Le persone come me invece non hanno voce e dunque presto vedremo centri di salute mentale e reparti psichiatrici con sempre meno personale e ciò si ripercuoterà senza dubbio sui pazienti. Lo stesso accade per altre forme di disabilità.

Che cosa significa in Italia essere disabili ed essere donne disabili?
Parti del governo hanno ben chiarito che le persone disabili vengono considerate “parassiti della società”. Pare che la gente si diverta a stare male. Tra queste persone quelle più stigmatizzate sono le donne. A noi viene attribuito dovere di riproduzione per la patria e di cura verso i familiari. Se altri devono prendersi cura di noi e se non facciamo figli siamo giudicate doppiamente inutili. Facciamo già i conti con una cultura che plaude i mariti che si occupano delle mogli disabili, come fossero eroi, quando noi lo facciamo dalla nascita nei confronti di nonni, sorelle, madri, padri, eccetera. Le donne sono già considerate inutili quando vanno in menopausa. Figuriamoci se sfuggono i ruoli di genere imposti anzitempo.

Il Senato ha approvato l'ingresso dei pro vita nei consultori.
Lo ha fatto dopo che l'Europa ha deciso che l'aborto dovesse essere considerato un diritto sacrosanto. Quello che fa il senato è sempre in linea con la politica autoritaria sui corpi delle donne. Siamo obbligate a partorire, nulla di più. Non ci viene concessa libertà di scelta. La stretta fascista ci sta facendo tornare agli anni sessanta.

Siamo passati attraverso la proposta di far ascoltare alle donne in procinto di abortire il battito del cuore del feto, ai nomi sulle croci nel cimitero dei feti a Roma, pratica non autorizzata dalle donne che hanno abortito. Adesso siamo a quest'ignominia. È legge dello Stato ma sembra di entrare in un macabro copione horror.
Esatto. Fa parte di un preciso piano per svuotare la legge 194. Non serve cancellarla. Basta rendere impossibile applicarla.

Cosa ne pensi di questa scelta della maggioranza? Perché questa continua battaglia sul corpo delle donne? Perché questa continua volontà di controllare i corpi, corpi desideranti, corpi differenti, corpi che vogliono autodeterminarsi? Questa volontà scorre trasversalmente a tutte le latitudini e presso tutti i sistemi politici. Alcuni esempi: in Iran le donne combattono contro l'imposizione del velo, in Afghanistan assistiamo a quello che alcuni definiscono, a ragione a mio avviso, come gender apartheid, nell'America di Trump l'aborto non è più un diritto.
Si chiama backlash gender, contrattacco maschilista. A quelli cui non sono andati giù i successi che le donne hanno ottenuto e che continuano a infettare il dibattito pubblico è sembrato opportuno portare fior di maschilisti a popolare stampa, social, governo, qualunque luogo. Provate a postare su un social una notizia che parla di femminicidio e pioveranno mille commenti di maschilisti che negano la sua esistenza, si proclamano vittime delle donne e vorrebbero imbavagliarci e renderci mansuete. Utili solo a servire il marito e a fare figli.

Non sembra che il sistema patriarcale sia stato intaccato più di tanto negli ultimi decenni, visti i continui assalti che subiscono i diritti delle donne. È un problema collegato al discorso pubblico costruito dalla politica, dall'informazione ma anche dalle arti più popolari come tv e cinema?
È un problema generale. I politici non pronunciano discorsi senza aver fatto indagini statistiche su quello che piace a chi li vota. I media sono per la maggioranza realizzati a fare da spalla ai partiti. Letteratura, arti visive, in realtà provano a dirci qualcosa di utile da molti anni. Provano ancora. Peccato che a vincere i premi più ambiti siano solo voci allineate. Questo però non ci impedisce di leggere e vedere ciò che ci viene offerto. E se non ci piace quel che troviamo in giro possiamo sempre scriverlo noi.

Una delle poche voci che ha provato a portare nel discorso pubblico una nota dissonante sembra essere stata Elena Cecchettin. Il discorso pubblico saprà farne tesoro o la sua sarà stata una delle tante voci che avranno predicato nel deserto?
Spero che il pubblico che ascolta voci come la sua aumenti sempre più. È stata coraggiosa e la sua voce preziosa. Spero che in futuro sempre più donne parlino di violenza di genere senza dover perdere una persona cara. A Elena va il mio più grande abbraccio.

Quali sono i principali filoni del movimento femminista oggi? Nel suo procedere riesce a tenere conto delle diversità tra Occidente e Oriente, Nord e Sud del Mondo? A quali nomi dell'universo femminista in grado di cogliere lo spirito dei tempi suggeriresti di fare riferimento.
In ogni luogo le donne fanno rivendicazioni sulla base di propri obiettivi e proprie rivendicazioni. Le femministe occidentali hanno a lungo immaginato di poter sostituirsi alle voci delle donne che vivono altrove. Volevano liberarle senza ascoltarle, hanno finito per colonizzarle e opprimerle. Quel bianco e ricco in occidente è diventato un cancro. Perciò è nato il femminismo postcoloniale che arriva proprio da oriente. Poi il femminismo antirazzista che arriva da molti luoghi e dalla voce di Angela Davis negli Usa, il transfemminismo che unisce alle voci già conosciute quelle di donne trans, il femminismo intersezionale che mette insieme sesso-razza-genere-ceto sociale e le lotte ad essi connesse. Esistono altri femminismi perciò ora si parla del movimento al plurale. Molte voci e più ricchezza per tutte noi.

Che cosa intendi con intersezionalità e perché ritieni, come hai scritto che «Il concetto di intersezionalità è diventato cruciale e imprescindibile nelle lotte femministe»?
Perché per l'appunto non si può prescindere dai diversi gradi di privilegi. Un uomo gode di privilegio maschile, io di quello della donna bianca, sono privilegiata rispetto alle donne migranti e di diverso colore della pelle, lo sono rispetto alle donne trans. La donna ricca lo è, privilegiata, rispetto a me e a tante altre povere e precarie. La donna sana è privilegiata rispetto ad una donna disabile. Se ci si interroga sui diversi gradi di privilegio ci si rende conto che ogni voce conta, nessuna può parlare al posto di un'altra, non c'è una regola valida per tutte, perciò il personale è politico.

Ci sembra che riguardo al movimento femminista prevalga una lettura mainstream che vede la lotta femminista come puro e semplice contrasto nei confronti degli uomini. Ingenerando così, non solo un'indebita omologazione del discorso femminista, ma anche ulteriori spinte alla conservazione di un sistema tossico. Che cosa ne pensi?
Purtroppo è così. Le voci differenti comunicano tramite vie differenti, sommerse o devono urlare per farsi sentire. Non è cosa che ci scoraggia. Purtroppo il femminismo mainstream opponendosi semplicemente al maschio in quanto tale ci crea più danno che altro. Gli stereotipi di genere valgono sempre e ho trovato lungo le mie lotte tanti uomini che ci hanno affiancato nelle nostre battaglie. Che i ruoli di genere siano messi in discussione interessa alle donne altrimenti relegate al ruolo di cura e agli uomini che non vogliono più saperne di diventare soldati della patria. Per esempio: se alle bambine viene detto di sedersi a gambe unite ai bambini viene imposto di non piangere o di non esprimere emozioni o di non giocare con altro che non sia un carro armato giocattolo.

Abbiamo festeggiato da pochi giorni il 25 aprile, festa della liberazione. Che cosa è necessario per giungere alla liberazione della donna? Che cosa ti senti di dire alle giovani donne che desiderano andare verso questa liberazione?
Le donne che ancora non l'hanno fatto prendano coscienza della loro costante resistenza. Lottano per la propria liberazione spesso in silenzio, in casa, contro uomini che si beano di potere e arroganza. Molte tra noi sono morte lottando, ciascuna di loro ha segnato un piccolo passo per ciascuna di noi. Molte hanno sacrificato molto per denunciare uno stupratore, un molestatore, un violento. Il movimento femminista parrebbe essere nato solo nell'ultimo secolo ma le lotte delle donne ci sono sempre state. Se io oggi posso scrivere e ho potuto studiare, lavorare, sceglie, lo devo a loro. Tutte noi dobbiamo a chi ci ha precedute qualcosa. Continueremo a realizzare strade per le figlie e le nipoti. Non ci stancheremo. Finché la nostra liberazione non sarà raggiunta.

Gianfranco Falcone e Pasquale Esposito

 

 

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