Nuova guerra fredda: il rischio atomico cresce

test nucleare atomica
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Per decenni, dalla scoppio delle prima due bombe atomiche nell’agosto del 1945 ad Hiroshima il 6 e a Nagasaki il 9, il mondo – e noi europei, russi compresi, in particolare – abbiamo vissuto con l’incubo che da un giorno all’altro avremmo visto la fine di tutto. Ma l’8 dicembre 1987, a Washington, Reagan e Gorbachev firmarono, dopo complessi negoziati, il Trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces) che impegnava USA e URSS a distruggere l’arsenale missilistico a testata nucleare con gittata compresa tra 500 e 5.500 chilometri.
Fu come aver dato qualche speranza alla pace, solo una speranza perché il mondo è rimasto disseminato di testate nucleari in gradi di distruggere più e più volte il Pianeta.
Quel trattato sta per essere ufficialmente essere in disparte perché una sorta di ultimatum è stato indirizzato alla Russia il 4 dicembre 2018 da Mike Pompeo, Segretario di Stato USA, che ha dato sessanta giorni di tempo alla controparte per dimostrare di non aver violato il Trattato altrimenti dal 4 febbraio prossimo verrà sospesa unilateralmente l’applicazione del Trattato stesso. La Russia non intende dimostrare nulla e poi la faccenda della eventuale violazione del Trattato è reciproca.

Quello che ci interessa qui è denunciare l’aumento del rischio di una guerra nucleare, mentre per una disamina dei comportamenti delle due superpotenze e delle loro violazioni si rimanda al lungo articolo di Mirko Molteni [1] che tra l’altro scrive che «non solo l’INF, ma anche tutti gli altri trattati come il New START (New STrategic Arms Reduction Treaty, ndr), o il patto di non-proliferazione TNP sono parte di una singola architettura che può collassare se uno dei suoi elementi viene minato».

Se a questa risultato aggiungiamo anche la decisione di Donald Trump di avviare o riavviare un progetto di scudo missilistico e di armi stellari, la corsa al riarmo renderà più vicino l’incubo atomico. Un riarmo che non è solo americano, ma russo e cinese che sembrano essere più avanti nella missilistica ipersonica con vettori in grado di spostare la traiettoria di caduta aumentando la propria imprevedibilità.
La Missile defense review è la dottrina con la quale il Pentagono vede la posizione militare USA per gli aspetti missilistici. Una dottrina che guarda sia alle strategie globali, per fronteggiare soprattutto Cina e Russia, che a quelle regionali dove il confronto è con stati come l’Iran e la Corea del Nord. Molto semplicemente il Presidente americano ha detto «il nostro obiettivo è semplice: assicurare che possiamo rilevare e distruggere qualsiasi missile lanciato contro gli Stati Uniti, ovunque, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo». Una trovata propagandistica perché ammesso che sia possibile creare un tale sistema di difesa occorrerebbero tanti dollari che non si saprebbe dove cercarli. Ma comunque gli investimenti e le commesse ad aziende private restano enormi.

La Missile defense review segue due indicazioni del Congresso presenti nel National defense authorization act (Ndaa) del 2019: «primo, procedere con nuove e potenti armi laser che, caricate su droni, possano inibire i missili balistici nella loro fase iniziale di volo, quella in cui il contrasto sarebbe auspicabile (per evitare effetti di caduta) sebbene molto più difficile. […]. Poi, seconda indicazione, studiare come mettere in piedi una costellazione satellitare di sensori e intercettori, al fine di presidiare la difesa nazionale dallo Spazio e intercettare tutte le minacce balistiche che lo attraversano. È lo “scudo spaziale” di reganiana memoria, che conferma (se mai ce ne fosse stato bisogno) l’ormai definitiva militarizzazione dello spazio extra-atmosferico» [2].

In questa nuova guerra fredda rientra il pesante scontro commerciale tra USA e Cina e non è una follia pensare, come dice Michele Boldrin «settori ampi del sistema economico-politico USA hanno bisogno di un nuovo grande nemico con cui iniziare una nuova guerra fredda, se non immediatamente sul piano militare, certamente su quello economico e tecnologico» [3].

Il cielo si oscura sempre di più di strumenti di morte e continuiamo a sottrarre risorse dalla sanità, dall’istruzione, dall’ambiente e dalla guerra alle disuguaglianze. Questa sì, una guerra sacrosanta.
Pasquale Esposito

[1] Mirko Molteni, “Trattato INF: torna l’incubo atomico in Europa?”, https://www.analisidifesa.it/2019/01/trattato-inf-torna-lincubo-atomico-in-europa/, 7 gennaio 2019
[2] Stefano Pioppi, “Tutti i missili di Trump. Ecco la strategia della difesa del Pentagono”, https://formiche.net/2019/01/difesa-missilistica-trump-usa/, 17 gennaio 2019
[3] Michele Boldrin, “Usa contro Cina: qualcuno ci salvi dalla nuova guerra fredda”, https://www.linkiesta.it/it/article/2019/01/23/usa-contro-cina-qualcuno-ci-salvi-dalla-nuova-guerra-fredda/40838/, 23 gennaio 2019

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