Nuovo farmaco anti Covid-19: terapia, efficacia e costi.

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Era nell’aria l’annuncio di un nuovo antivirale, di un nuovo farmaco anti Covid-19. Si tratta del Paxlovid; la Pfizer [1] risponde alla proposta Molnupiravir della Merck.

Anche in questo caso la sperimentazione è stata interrotta per dati troppo positivi; infatti l’azienda dichiara che i contagiati  trattati con questo antivirale vedrebbero ridotto il rischio di ospedalizzazione o decesso nell’89 % dei casi. Con questa proposta si quasi raddoppierebbero gli effetti benefici del farmaco rispetto al concorrente della Merck che garantiva, secondo l’azienda, una protezione del 50%.

La lotta dei numeri è aperta mentre per i profitti si vedrà nel corso della pandemia durante la quale vedremo anche cos’altro potrebbe aggiungersi nel futuro in ambito terapeutico. Un candidato, o più candidati, saranno sicuramente gli anticorpi monoclonali iniettabili intramuscolo, oppure alcuni spray nasali dei quali pure si parla. Tutte soluzioni ambite per sottoporre a cure domiciliari meglio erogabili per evitare che più soggetti fossero destinati ad intasare le corsie ospedaliere.

Si impone però la necessità di una corretta attività di comunicazione che pare più difficoltosa da ottenere compiutamente forse anche più della preparazione di nuovi farmaci. Una comunicazione che sia corretta dal punto di vista scientifico, non strumentalizzabile dalle spinte emotive rispetto alla situazione sanitaria considerando che queste ultime sono pure ben orchestrate e sfruttate non sappiamo quanto lealmente. Proviamo intanto a vedere cosa si propone con il Paxlovid annunciato che potrebbe essere disponibile entro fine anno.

Il nuovo antivirale anti Covid-19 ha sigla PF-07321332, in questo protocollo è abbinato al ritonavir, una molecola anti HIV già esistente somministrabile per via orale ed utilizzato anche in questa proposta perché si è dimostrato molto utile in associazione. Il ritonavir è un antiretrovirale, appartenente agli inibitori delle proteasi, utilizzato per trattare i retrovirus, agenti infettanti ad RNA.

La terapia con Paxlovid, anch’esso progettato per somministrazione orale, nasce per le sue caratteristiche di inibitore della proteasi del virus Sars CoV-2, un enzima necessario alla replicazione virale. Sarebbe la prima volta se il farmaco fosse approvato. La somministrazione abbinata con ritonavir ne prolunga l’attività e garantisce una maggior concentrazione nell’organismo per un periodo più lungo che significano una facilitazione degli effetti antivirali.

La posologia della terapia prevede una somministrazione ogni 12 ore di più pillole, entro i primi 3 giorni dalla comparsa dei sintomi. Si tratta di 30 compresse da prendere nell’arco di cinque giorni mentre con il Molnupiravir erano 20 sempre in 5 giorni. Nel protocollo terapeutico proposto da Pfizer però vi è l’aggiunta delle 10 compresse di ritonavir, comprese nel totale delle 30.

Lo studio di sperimentazione fase 2-3 è stato iniziato nel luglio scorso ed è stato denominato Epic Protease Inibition Covid-19 Hight Risk (EPIC – HR). Ad esso sono seguite valutazioni sulle fasi di Standard Risk e fasi di Post Exposure iniziate in Agosto e Settembre le cui analisi sono ancora in corso. Si tratta di osservazioni del rischio e della post esposizione all’uso del protocollo terapeutico. L’azienda però in accordo con la Food and Drug Administration (FDA) e su raccomandazione di un comitato indipendente, non appena considerata nella sperimentazione in corso la risposta largamente promettente delle prove, ha cessato l’iscrizione allo studio. Del resto sulla popolazione complessiva reclutata non sono stati riscontrati decessi nei 28 giorni successivi al trattamento mentre ne sono stati osservati 10 in coloro che avevano avuto il placebo. Secondo il colosso farmaceutico dovrebbero esserci le condizioni per poter chiedere ed ottenere dalla FDA l’autorizzazione all’uso emergenziale (EUA).
I dati consideravano 1.219 adulti in Nord e Sud America, Africa, Europa e Asia dei quali il 45% erano degli Stati Uniti. Al momento dell’interruzione erano stati reclutati il 70% dei 3.000 volontari previsti. L’amministrazione Biden ha già prenotato un numero consistente di trattamenti e se fossero ottenute le autorizzazioni previste, sarà destinato ai soggetti a rischio aventi età maggiore dei 60 anni ed in possesso di patologie che ne aggraverebbero un eventuale contagio.

Circa i costi la Pfizer annuncia di voler trattare le vendite del farmaco con un approccio tariffario a livelli diversi e commisurati ai redditi dei paesi ai quali sarà venduto. Cioè vi saranno paesi a reddito alto o medio alto che pagherebbero Paxlovid a prezzi più elevati rispetto ai paesi a reddito basso. Difficile individuare quindi il prezzo di vendita. Sarebbero comunque già state programmate parecchie acquisizioni del farmaco.
Detto questo occorre ricordare che l’obiettivo di non contagiarsi resta la priorità, come ottenere una protezione anticorpale preventiva resta la cosa giusta da fare. Ovviamente se la Scienza ed i suoi interpreti, Big Pharma compresa, volessero dare altre soluzioni efficaci, ben vengano ma le si illustri con attenzione e senza tema di illusioni delle quali non abbiamo bisogno.

Le due soluzioni terapeutiche che si accingono ad entrare sul mercato, seppur come uso emergenziale, non hanno la valenza dei vaccini che restano l’unica strada sostenibile, al momento, per sconfiggere la pandemia. 

Per i comportamenti e le terapie da adottare è buona norma fare sempre riferimento alle indicazioni del proprio medico, i pediatri nel caso dei bimbi, ed alle norme emanate dalle agenzie regolatorie.

Emidio Maria Di Loreto
[1] https://www.pfizer.com/news/press-release/press-release-detail/pfizers-novel-covid-19-oral-antiviral-treatment-candidate

 

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