Obama e Trudeau bloccanno le trivelle nell’Artico

Alaska
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La battaglia sull’ambiente è iniziata prima ancora del 20 gennaio prossimo quando si insedierà alla Casa Bianca Donald Trump. Il presidente eletto si è sempre schierato contro i difensori dell’ambiente e così dopo aver nominato Segretario di Stato Rex Tillerson, capo della multinazionale petrolifera Exxon Mobil, ha posto al comando dell’Epa, l’Agenzia per la protezione ambientale, «un nemico giurato dell’ente, il procuratore statale dell’Oklahoma Scott Pruitt, grande scettico della conclusioni scientifiche sul riscaldamento dell’atmosfera noto per aver presentato ricorsi contro l’Epa e l’applicazione delle sue norme» [1]. Dopo aver dichiarato che  il riscaldamento globale è un’invenzione della Cina e in attesa di cancellare l’accordo di Parigi, di consentire una nuova crescita dell’energia fossile, carbone compreso, Trump ha dovuto incassare un pesante colpo dal presidente Barack Obama sul fronte ambientale.

Il presidente in carica ha bloccato a tempo indeterminato nuove trivellazioni per la produzione e attività di ricerca per petrolio e gas nell’Artico, più esattamente nei Mari dei Chukci e di Beaufort e al largo delle coste del Nord dell’Atlantico (31 zone off-limits fino alla Virginia). Per l’Artico il divieto riguarda il 98% delle acque di proprietà federale.
Una decisione simile, da rinnovare ogni cinque anni in base ad evidenze scientifiche, è stata presa dal Primo ministro canadese Justin Trudeau per quanto riguarda le acque dell’Artico canadese.

Se è vero che nel 2015 la produzione offshore di greggio dalle aree federali dell’Artico sia stata dello 0,1% e, quindi ai prezzi attuali, inesistente [2], questo provvedimento è estremamente importante per il futuro dell’ambiente in quelle aree dove ci sono due attività: una è in concessione alla Shell nel Mare dei Chukci, «dove ha provato a scavare in cerca di petrolio senza risultati» e ad una joint venture tra Shell, l’ENI e la spagnola Repsol con 13 concessioni nel Mare di Beaufort» [3].
Come ha spiegato Giuseppe Onufrio, direttore Greenpeace Italia la decisione di Obama aiuta a difendere «uno degli ecosistemi più importanti per la diversità biologica e tra i più fragili del pianeta […] oltre 20 mila specie di animali vivono tra i ghiacci artici. Il progressivo scioglimento dei ghiacci è uno degli acceleratori del riscaldamento globale: diminuendo la superficie ghiacciata diminuisce anche la capacità di riflettere la luce solare – la cosiddetta “albedo” – e dunque aumenta la quantità di energia del sole che rimane intrappolata nella biosfera. Fa parte dei principali “retroeffetti” che, innescati dal cambiamento climatico, producono ulteriore riscaldamento. Con il ritirarsi dei ghiacci gli interessi industriali – del petrolio e del gas ma anche della pesca – si sono fatti avanti: è più facile ora accedere ad aree prima impossibili con il paradosso che proprio l’industria delle fonti fossili – causa principale dei cambiamenti climatici – vuole approfittare della (drammatica) situazione per continuare a estrarre petrolio e gas» [4].

Il provvedimento è stato possibile grazie ad una vecchia legge che anche altri presidenti hanno già utilizzato ma non con la stessa vastità di intenti. Si tratta l’Outer Continental Shelf Lands Act del 1953 che autorizza i presidenti a proteggere territori da future concessioni di licenze petrolifere. Non esiste una giurisprudenza con la quale si possa stabilire come un altro presidente possa tornare indietro e quindi nel caso Trump voglia farlo dovrà faticare molto viste le possibilità di ricorsi per poi capire chi ha torto o ragione. Finora nessuna di queste  decisioni è stata disattesa dai successivi presidenti.

Le reazioni dal fronte delle multinazionali non si sono fatte attendere come quella dell’American Petroleum Institute che «ha accusato Obama di aver messo a rischio la sicurezza nazionale “che dipende dalla nostra capacità di produrre petrolio e gas negli Stati Uniti”. Il direttore del think tank dell’industria petrolifera ha poi affermato che “non esiste l’idea del divieto permanente” affermando che si lavorerà con la nuova amministrazione per annullare la misura» [5].
Pasquale Esposito

La foto di copertina è di Margherita Pallottino

[1] Marco Valsania, “Obama, schiaffo a Trump sull’ambiente: vietate le trivellazioni nell’Artico”, http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-12-21/obama-schiaffo-trump-ambiente-vietate-trivellazioni-artico-172107.shtml?uuid=ADiCwDIC, 21 dicembre 2016
[2] David Smith, “Obama Just Took a Big Step on Climate—and Trump Probably Can’t Undo It”, https://www.theguardian.com/us-news/2016/dec/20/barack-obama-bans-oil-gas-drilling-arctic-atlantic, 20 dicembre 2016
[3] “L’ultima mossa di Obama per l’ambiente”, http://www.ilpost.it/2016/12/21/obama-vieta-trivelle-artico/, 21 dicembre 2016
[4] Giuseppe Onufrio, “Schiaffo di Obama al «dinosauro» Donald Trump”, dicembre 2016
[5] “L’ultimo colpo di Obama: stop alle trivellazioni di gas e petrolio in Artico e Atlantico”, http://www.repubblica.it/ambiente/2016/12/21/news/l_ultimo_colpo_di_obama_stop_alle_trivellazioni_di_gas_e_petrolio_in_artico_e_atlantico-154573761/, 21 dicembre 2016

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