Memoria e ricordo. Riflessioni sulla fenomenologia della dimenticanza

L'orizzonte della memoria fFoto
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Siamo nati per dimenticare.
Il segreto della memoria è l’oblio, la dimenticanza profonda. Non sarebbe possibile immagazzinare informazioni se non si riuscisse ad eliminare la componente superflua di un bagaglio mnesico precedentemente assimilato e categorizzato.
Nel processo di apprendimento si acquisisce la consapevolezza dell’esistenza di un limite oggettivo alla malcelata aspirazione all’onniscienza, ovvero alla volontà dell’uomo di integrarsi in una perfezione che escluda la possibilità di una ignoranza sia pure minima.

La moderna tecnologia elettronica, che ci supporta nello sforzo mnesico attraverso la possibilità di archiviare dati, trasmette la fragile sensazione di ‘possedere’ le informazioni archiviate in relazione alla loro pronta disponibilità nella memoria del dispositivo e alla loro facile rintracciabilità.
Tuttavia gli apparati tecnologici subiscono la caducità del mondo delle cose: hanno una ‘durata’ tecnica, talvolta programmata, che si trasferisce ai contenuti della memoria tecnologica.
Conseguentemente l’uso del dispositivo al quale deleghiamo la facoltà di ricordare crea dei ricordi che artificiosamente hanno una scadenza.
Questo meccanismo, trasferito in un immaginario cosmo ‘oggettuale’, enfatizza la frustrazione correlata alle nostre capacità cognitive, che subiscono l’imperfezione correlata alla dimensione concreta dell’esperienza di vita.
La quotidianità, permeata da un carattere effimero e labile a causa della sua ordinarietà, finisce per essere condannata all’oblio; anche la connotazione soggettiva che marca alcuni eventi, forte al momento, svanisce presto.
Saremmo intuitivamente portati a pensare che un evento, in virtù di una particolare incisività nel tempo presente, possa marcare con maggiore significatività la sua consistenza ontologica e assicurarsi una nicchia intangibile e permanente.
Al contrario si riscontra nella realtà attuale un processo accelerato di banalizzazione degli oggetti e di spersonalizzazione dei contenuti, che omologa e assimila ogni cosa.

Scriveva Gabriel García Márquez nella sua celebre autobiografia Vivere per raccontarla che …la vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla
Tuttavia la modalità intimamente soggettiva di cui si impregna l’esperienza umana può svincolare gli istanti dalla matrice prosaica della contingenza, elevandoli alla sublime dignità di ‘ricordoì.
Il ricordo, infatti, diversamente dalla pura traccia mnesica, può essere plasmato da un’impronta di stampo emotivo tale da conferirgli una connotazione diacronica che va oltre la quotidianità contingente.
Mentre il processo di apprendimento mnemonico è integrato da una specifica attività mentale oggettiva connessa alla continua rielaborazione di contenuti pregressi dinamicamente associati all’evento originale e contaminati dalla condizione presente, con la parola ricordare si allude ad un’azione carica di una forte valenza emozionale: il termine stesso desume la sua radice etimologica dal latino recordor che letteralmente significa richiamare al cuore.
Se il campo semantico della memoria rimanda alla componente razionale, quello del ricordo è connesso all’ambito emotivo: i due processi confluiscono nella manipolazione razionale di contenuti dalla quale si genera l’originale unità sostanziale delle connotazioni dell’individuo.
Si potrebbe perfino affermare che in qualche modo dimenticare è ricordare, in quanto sottrarre i contenuti emotivi all’egemonia della mente potrebbe svincolarne l’essenza primigenia.
Tutto ciò non appare lontano dal processo che Marcel Proust operava a suo tempo nella nota recherche: lo scrittore, chiuso in una stanza, cercava infatti di richiamare alla mente il passato sottraendo al vaglio critico della ragione la potenza suggestionante dispiegata dai ricordi, evocati attraverso le fertili potenzialità delle concatenazioni sinestetiche.
Il seducente amplesso psichico con odori, cromie, essenze peculiari avrebbe richiamato connessioni mentali in grado di agevolare il ripristino di contenuti emotivi passati.
Il ricordo riemerge grazie all’intarsio prolifico e trainante delle suggestioni umane.
La memoria, meno frammentata del ricordo, consente invece un’esperienza globale diretta e personale del tempo, in quanto implicitamente è sottesa da tutta la trama diacronica dell’esistenza.
Senza di essa non esisterebbe la dimensione continuativa del vivere, che si erge al di là del contingente in un fluire continuo di intersezioni transienti tra passato e futuro.

Valentina Rapaccini

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